Contrasto al sommerso

Pagamenti digitali, per app e 4 milioni di Pos il Fisco allinea i dati agli scontrini

Al via l’operazione prevista dalla manovra 2025: attesi recuperi per 65 milioni di euro Le associazioni di categoria chiedono attenzione alle anomalie: dai distributori ai pranzi di gruppo

di Dario Aquaro e Giovanni Parente

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

La chiusura del cerchio è vicina. Il Fisco aspetta i dati allineati degli scontrini telematici e dei pagamenti che avvengono tramite le app e gli oltre 4 milioni di Pos attivi su tutto il territorio italiano (numeri Bankitalia). Dopo un anno di messa a punto, diventa operativa la mossa delineata dalla manovra 2025 per dare all’agenzia delle Entrate un ulteriore strumento di contrasto all’evasione.

Il maggior gettito stimato nella relazione tecnica – 50 milioni di euro di Iva e 15 milioni di imposte dirette – è «assolutamente prudenziale», perché calcolato solo sui contribuenti con «un elevatissimo profilo di rischio». Ma l’obiettivo è quello di ottenere ampi flussi di informazioni da incrociare, minimizzando fortemente il rischio dei cosiddetti “falsi positivi”, ossia le possibili anomalie che poi non si rivelano tali. Uno snodo decisivo sarà rappresentato dalla procedura telematica che l’Agenzia metterà a disposizione a inizio marzo e che consentirà a commercianti, esercenti e artigiani di abbinare i registratori telematici agli identificativi dei Pos trasmessi dagli istituti.

Loading...

ANDAMENTO CRESCENTE

Loading...

È un patrimonio di dati importante, considerato che, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel primo semestre 2025 il valore incassato nei punti vendita fisici tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 188 miliardi di euro (+4% sullo stesso periodo 2024). Ma c’è un altro dato che fa riflettere: 20 miliardi (il 10,6%) arrivano da carte estere. La forza del turismo ha di fatto imposto un cambio culturale in negozi ed esercizi pubblici. La “sanzione” del mercato, cioè il rischio di non intercettare le abitudini di acquisto cashless della clientela, spinge i micropagamenti digitali e riduce lo scontrino medio, rivelandosi più potente dello spauracchio di eventuali segnalazioni alla Guardia di Finanza o alla polizia locale (la penalità per chi non accetta carte e app è di 30 euro più il 4% del valore della transazione negata).

Sull’accoppiamento tra Pos e registratori, le associazioni di categoria evidenziano alcuni aspetti critici. «Il meccanismo di abbinamento messo a punto dalle Entrate rappresenta una semplificazione ma va posto un problema più ampio rappresentato dalla necessità di non introdurre nuovi adempimenti per le piccole attività», spiega Marino Gabellini, responsabile dell’ufficio tributario di Confesercenti. In prospettiva, gli esercenti chiedono di prestare molta attenzione ad alcune situazioni in cui i dati di corrispettivi e pagamenti elettronici potrebbero non combaciare. Ad esempio, spiega Gabellini, «ci sono abitudini di consumo che rischiano di determinare disallineamenti nei dati: basti pensare a un conto al ristorante tra più commensali a cui fa seguito un unico scontrino ma con pagamenti in modalità diverse delle quote tra contanti e moneta elettronica». Altro fronte che impone molta attenzione è quello dei rivenditori di beni sottoposti ad aggio, i casi più tipici sono i rivenditori di tabacchi e i distributori di carburante: «In queste ipotesi il valore dei componenti positivi di reddito, ossia l’aggio, non coincide con i corrispettivi assoggettati a Iva».

«La procedura di abbinamento telematico adottata senza il collegamento fisico tra registratori telematici e Pos sicuramente elimina i costi a carico dei commercianti e ne riduce gli adempimenti amministrativi. Restano però da risolvere alcune situazioni particolari – fa notare Vincenzo De Luca, responsabile per il fisco di Confcommercio – ad esempio, quelle dei distributori delle reti autostradali che in parte vendono beni soggetti ad aggi, come i carburanti, e in parte vendono altre tipologie di beni. Non dovrebbero rientrare, inoltre, nella nuova procedura telematica i pagamenti effettuati con bonifico, ma al riguardo attendiamo chiarimenti ufficiali da parte delle Entrate» .

Anche Andrea Trevisani, direttore delle politiche fiscali di Confartigianato, guarda alla fase successiva degli incroci dei dati: «Va evitato che la gestione dei “falsi positivi” comporti ulteriori oneri burocratici per le imprese. Pensiamo al caso in cui il Pos sia utilizzato oltre che per gestire gli incassi certificati dal registratore telematico anche per quelli risultanti dall’emissione di fatture elettroniche. Per gestire al meglio le lettere di compliance sarebbe auspicabile che l’agenzia delle Entrate mettesse a disposizione degli operatori una specifica piattaforma per agevolare le comunicazioni su tale versante, favorendo concrete possibilità di dialogo con gli operatori economici». A questo va poi aggiunto il tema delle sanzioni per l’errata indicazione delle modalità di pagamento nel documento commerciale. «Le penalità sono troppo elevate per errori che si possono definire “veniali” – dice Trevisani –. Andrebbe, almeno, rivisto il massimo applicabile ora mille euro non più su base trimestrale ma bensì annuale, fissandolo a 500 euro».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti