Cinema

“Oppenheimer” e gli altri i 10 migliori film

Una panoramica sui nostri titoli cinematografici preferiti dell’anno appena concluso. In vetta l’ultimo lungometraggio di Christopher Nolan, ma c’è spazio anche per due film italiani

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

5' di lettura

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Ora che il nuovo anno è al debutto possiamo guardare con nostalgia all’anno passato e ai suoi migliori film. In giro le classifiche pullulano, e anche noi non possiamo esimerci dall’esprimere le nostre dieci preferenze cinematografiche, tra i film usciti nelle sale o sulle piattaforme da gennaio a dicembre. L’occasione dei giorni rimanenti di vacanza è d’altronde un’occasione ghiotta per aggiornare il proprio personale cartellone di cinefili immarcescibili.

Oppenheimer

Il nostro primo posto va al lungometraggio biografico di Christopher Nolan, un film dal fortissimo spessore morale, una pellicola che non vuole dare risposte ma vuole creare domande nello spettatore, facendolo entrare fin dalle prime sequenze nella mente di un personaggio ambiguo e controverso come Oppenheimer, il “papà della bomba atomica”. Alternando varie temporalità, Nolan costruisce un’opera del tutto coerente con la sua poetica e dotata di una coesione narrativa semplicemente impressionante. Le tre ore di durata volano via veloci, senza cali, grazie a un ritmo visivo e sonoro martellante, perfetto nel restituire tutta la tensione dei vari momenti vissuti dal personaggio principale. Il risultato è un film memorabile, forte anche di una splendida colonna sonora e di un cast semplicemente perfetto.

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Killers of the Flower Moon

Un grande racconto americano firmato da uno dei più importanti autori della storia del cinema. Prendendo spunto dall’omonimo libro-inchiesta di David Grann, Martin Scorsese racconta quanto accaduto nella contea di Osage all’inizio degli anni Venti del secolo scorso. In quell’area erano stati scoperti diversi giacimenti di petrolio e parallelamente si erano verificati una serie di omicidi, aventi come vittime alcuni cittadini facoltosi della tribù indiana di Osage. Un copione perfettamente calibrato, ricco di tanti personaggi approfonditi adeguatamente e capace di scavare con forza all’interno degli abissi più oscuri e inquietanti dell’animo umano, rende “Killers of the Flower Moon” anche un gigantesco film politico, oltre che un’importante cartolina storica, efficace nel mescolare generi e stili. La coppia De Niro-DiCaprio fa il resto.

Trenque Lauquen

Chi non conosceva quella straordinaria fucina di grandi film che è El Pampero Cine, un collettivo di artiste e artisti argentini ancor prima che una casa di produzione, sarà forse rimasto stupito dagli esiti raggiunti da questa incredibile pellicola, firmata da Laura Citarella. Si tratta di un film di circa quattro ore, composto da due parti a loro volta suddivise in vari capitoli, che racconta della sparizione di una ragazza e di due uomini che iniziano a cercarla. Tutto qui? Per niente, “Trenque Lauquen” è un racconto torrenziale che mescola passione per il racconto, narrazioni dentro altre narrazioni come in un gioco di scatole cinesi, combinando il tema dell’integrazione tra uomo e natura con il genere giallo e persino la fantascienza. Un’esperienza unica, semplicemente da vivere.

As bestas

La prova della maturazione di Rodrigo Sorogoyen, regista spagnolo di talento che ha toccato l’apice della sua carriera con questo film intenso, carnale, animalesco, incentrato su una coppia francese che sceglie di trasferirsi in Galizia per vivere più a contatto con la natura. Il rapporto con le persone del luogo, però, sarà particolarmente complicato. Aperto da un incipit di grande suggestione, “As bestas” è un film ad altissima tensione, in cui più che la violenza fisica conta la pressione psicologica posta sui personaggi e su noi spettatori. Un film che una volta visto non si può dimenticare e che non può essere escluso dalla classifica dei migliori dell’anno.

Gli spiriti dell’isola

Una commedia nera capace di appassionare fin dal soggetto di partenza: ambientato nell’Irlanda degli anni Venti del secolo scorso, il film racconta la storia di due uomini, grandissimi amici da tutta la vita, il cui legame rischia di spezzarsi quando uno dei due decide di troncare con l’altro, apparentemente senza alcuna valida ragione. Le conseguenze di questo gesto saranno imprevedibili per entrambi. Bastano pochi minuti per immergersi in questo grande film, capace di mescolare dramma e commedia, farsa e tragedia. Raccontando il passato, il regista e sceneggiatore Martin McDonagh riflette anche sul presente e su come da un piccolo conflitto possano nascere delle guerre. Una sceneggiatura scritta in maniera perfetta è il valore aggiunto di una pellicola che trova in Brendan Gleeson e Colin Farrell due interpreti azzeccatissimi per i due ruoli principali.

Rapito

Negli ultimi anni, quando esce un film di Marco Bellocchio è ormai raro non ritrovarlo anche nella top 10 di fine stagione: non fa eccezione il bellissimo “Rapito”, film presentato in concorso al Festival di Cannes e incentrato su un inquietante fatto di cronaca. Siamo nel 1858, quando Edgardo Mortara, un bambino ebreo, viene prelevato dallo Stato Pontificio e tolto alla sua famiglia per essere cresciuto come cattolico. Ai genitori, disperati, viene detto che il bambino era stato segretamente battezzato quando aveva solo pochi mesi: secondo le rigide regole della legge papale, il sacramento ricevuto dal neonato gli impone un’educazione cattolica. Messinscena raffinata e ritmo indiavolato rendono “Rapito” uno dei film italiani più riusciti degli ultimi anni, un’opera perfettamente calibrata nei tempi di montaggio e in tutte le scelte visive e sonore.

Foglie al vento

Aki Kaurismaki ha dato vita a una nuova, toccante poesia all’interno della sua incredibile filmografia: “Foglie al vento” è una pellicola che guarda alle persone più umili della società con un’umanità straordinaria. È anche una splendida storia sentimentale questo lungometraggio che conferma anche il grande amore per il cinema di Kaurismaki: da Chaplin all’amico Jim Jarmusch, passando per Jean-Luc Godard, i nomi citati sono tantissimi e c’è spazio anche per tanta ironia in questa girandola di emozioni che vorremmo non finisse mai.

Animali selvatici

Il germe del razzismo secondo Cristian Mungiu: il grande regista romeno, autore di “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” e “Un padre, una figlia”, si conferma uno dei nomi più importanti del cinema europeo contemporaneo con questo film, impressionante per potenza di significato e scelte stilistiche. Siamo in un villaggio della Transilvania dove l’arrivo di alcuni lavoratori dello Sri Lanka farà esplodere l’odio di molte persone locali. Mungiu fa una radiografia della sua nazione d’origine e dell’Europa (il titolo originale, “R.M.N.”, è la sigla della risonanza magnetica, ma il richiamo alle consonanti della Romania è evidente) per parlare di xenofobia e paure insite dentro ognuno di noi.

Aftersun

Una delle grandi sorprese degli ultimi anni è questa pazzesca opera prima di Charlotte Wells, regista scozzese che ha messo molto di se stessa in questo suo esordio, ambientato in un resort durante una vacanza estiva, dove l’undicenne Sophie si gode i rari momenti che riesce a trascorrere con suo padre Calum. Vent’anni dopo, il ricordo di quei giorni diventa un modo per Sophie di ripensare e riflettere sul loro rapporto. Tra riprese amatoriali e momenti fortemente concettuali, si sviluppa una pellicola dolorosa e personale, capace di guizzi potenti e di momenti di straordinaria intensità. Il finale è una delle conclusioni più belle e incisive del cinema degli anni Venti del Nuovo Millennio.

Il sol dell’avvenire

In conclusione della nostra classifica, un film che abbiamo amato, che ci ha fatto sorridere e commuovere, forse imperfetto ma dotato di una forza vitale semplicemente unica. Nanni Moretti ha inserito tutte le sue passioni e le sue ossessioni (da un “film nel film” a tante citazioni alle sue pellicole del passato) in questa grande opera che mescola generi, momenti ironici e altri malinconici, ma che soprattutto riflette sullo stato attuale del cinema e, forse, dell’arte in generale. In quel carosello finale dal sapore felliniano, che si conclude con il saluto e il sorriso del regista, sta tutta l’inventiva di un autore che vuole continuare a combattere e a scuotere il pubblico: a volte la storia si può fare anche con i se, ci dice Moretti, e non poteva esserci un finale più lieto di questo lungometraggio capace di far stare bene tutti coloro che lo guardano con i giusti occhi.


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