“Ricomincio da me”, una madre alla ricerca di se stessa in un film toccante
Nelle sale la pellicola francese diretta da Nathan Ambrosioni. In streaming su Prime Video “Saltburn” di Emerald Fennell
di Andrea Chimento
3' di lettura
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Il 2023 sul grande schermo si conclude con un film che parla di cambiamenti e possibili rinascite: “Ricomincio da me” di Nathan Ambrosioni arriva nei nostri cinema e si prepara a emozionare il pubblico italiano.
Protagonista è una donna di 43 anni, detta Toni, che cresce da sola i suoi cinque figli, mentre svolge un lavoro a tempo pieno. La sera la donna canta nei bar per sbarcare il lunario e riuscire a portare avanti la sua numerosa famiglia. Toni ha talento come cantante ed è l’autrice di un brano pop di successo mondiale, ma questa fama risale ormai a vent’anni fa.
Oggi i maggiori dei suoi figli sono pronti ad andare all’università ed è qui che alla donna sorgono alcune domande: cosa farà quando tutti i suoi figli saranno andati via di casa? È ancora in tempo per riprendere in mano la propria passione e il controllo della sua vita?
Parte da domande di non semplice risposta “Ricomincio da me”, pellicola del giovanissimo Ambrosioni, classe 1999, regista, sceneggiatore e montatore di questo interessante lungometraggio.
Nella storia di questa donna alla ricerca di una nuova consapevolezza di se stessa ci sono notevoli spunti sul rapporto tra genitori e figli, sul desiderio di sentirsi sempre all’altezza e sui timori del futuro.
Notevole Camille Cottin
Mescolando dramma e commedia, attraverso una modalità tipica di tanto cinema francese contemporaneo, il film risulta sia godibile, sia capace di toccare corde profonde, nonostante qualche passaggio appaia più edulcorato del dovuto, soprattutto con l’approssimarsi della conclusione.L’idea di partenza è la vera forza di una sceneggiatura che non riesce sempre a colpire a fondo (soprattutto a causa di alcuni dialoghi che risultano troppo costruiti a tavolino), seppur nel complesso il copione si possa definire riuscito e coinvolgente. Ambrosioni, vista la giovane età, dimostra comunque talento e sarà uno dei nomi da tenere in considerazione per il cinema transalpino dei prossimi anni.Una menzione speciale va all’ottima prova della protagonista Camille Cottin, chiamata a interpretare probabilmente il ruolo più difficile della sua carriera. Da segnalare che l’attrice, già vista quest’anno in “Assassino a Venezia”, sarà al centro di una delle pellicole più attese del 2024: “L’empire” di Bruno Dumont, il bravissimo autore francese che ha diretto in passato film come “L’età inquieta” (1997) e “France” (2021).
Saltburn
Dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma, su Prime Video è invece arrivato “Saltburn”, secondo lungometraggio di Emerald Fennell dopo “Una donna promettente” del 2020.Protagonista è Oliver, un ragazzo che frequenta l’Università di Oxford, dove fatica a trovare il suo posto. Affascinato dal mondo aristocratico in cui vive il suo compagno di studi Felix, Oliver verrà invitato da quest’ultimo a trascorrere l’estate a Saltburn, la vasta proprietà della famiglia dell’amico. Una volta giunto nella tenuta, il ragazzo si ritrova circondato da saloni sontuosi, giardini con labirinti, e i nobili ed eccentrici familiari di Felix. Come nel precedente “Una donna promettente”, Emerald Fennell vuole scuotere lo spettatore, mescolando generi e giocando con le nostre aspettative: quello che in apparenza sembra un classico racconto di formazione, si trasformerà presto in qualcosa di diverso e questa rottura delle certezze del pubblico è forse il punto più interessante dell’operazione.Al di là di questo, infatti, il film fatica ad appassionare come dovrebbe e la sensazione è che tante forzature inserite nella sceneggiatura non siano altro che un pretesto per creare dei piccoli shock.Anche a causa di alcuni colpi di scena piuttosto prevedibili, “Saltburn” rischia di essere un film che si dimentica in fretta: buona la prova del protagonista Barry Keoghan e non mancano sequenze degne di nota, ma la pellicola gira troppo a vuoto faticando a coinvolgere e a lasciare qualcosa su cui riflettere al termine della visione.








