Petrolio

Opec+: da maggio necessario aumento produzione greggio per 206mila barili al giorno

I prezzi del petrolio sono stati scossi da cinque settimane di conflitto, salendo fino a quasi 120 dollari al barile a marzo

aggiornato il 6 aprile 2026 alle ore 09:05

Modello di una pompa per il petrolio davanti al logo dell'OPEC. REUTERS/Dado Ruvic/Illustrazione/Foto d'archivio REUTERS

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Gli otto principali Paesi produttori di petrolio hanno concordato un aumento delle quote di produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio, secondo una fonte informata sui fatti. Lo riferiscono, tra gli altri, Bloomberg e Interfax citando fonti dell’Opec+. Secondo quanto era già trapelato prima dell’incontro, l’aumento deciso rischia di restare sulla carta visto che con la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz si sono interrotte le esportazioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq: gli unici che potrebbero aumentare in maniera importante l’output.

Brent alle stelle

I prezzi del petrolio sono stati scossi da cinque settimane di conflitto, salendo fino a quasi 120 dollari al barile il mese scorso, e l’aumento dei costi per prodotti come carburante per jet e diesel minaccia una nuova ondata di inflazione. I futures sul Brent si sono attestati intorno ai 109 dollari venerdì, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso un’escalation del conflitto, che potrebbe prolungare le interruzioni dei flussi energetici attraverso il vitale Stretto di Hormuz.

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Prima dello scoppio del conflitto, otto grandi nazioni dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e i loro partner avevano gradualmente ripristinato l’offerta interrotta nel 2023. Avevano mantenuto la produzione stabile per i primi tre mesi dell’anno, poi il 1° marzo — un giorno dopo i primi attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran — avevano concordato un piccolo aumento di 206.000 barili al giorno per aprile.

La stessa Opec+, nella dichiarazione del comitato ministeriale riunitosi oggi, dice che «qualsiasi azione che comprometta la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, sia attraverso attacchi alle infrastrutture sia attraverso l’interruzione delle rotte marittime internazionali, aumenta la volatilità del mercato e indebolisce gli sforzi collettivi per sostenere la stabilità». È «cruciale garantire la sicurezza delle rotte marittime internazionali per assicurare un flusso ininterrotto di energia», afferma.

Aumento output ma rischia di essere solo teorico

L’Opec+ potrebbe approvare nella riunione in videoconferenza prevista per questo pomeriggio (ieri pomeriggio, ndr) un aumento della produzione di petrolio ma questo incremento potrebbe restare in gran parte teorico poiché i principali produttori non sono in grado di incrementare l’output a causa della guerra in Iran

Il conflitto ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz dalla fine di febbraio, interrompendo le esportazioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, gli unici membri Opec+ che avrebbero potuto aumentare la produzione in modo significativo.

Altri Paesi, come la Russia, non possono farlo per via delle sanzioni occidentali e dei danni alle infrastrutture legati alla guerra in Ucraina.

Nella regione del Golfo, i danni provocati da attacchi con missili e droni (gli ultimi questa mattina ad Abu Dhabi e in Kuwait) hanno aggravato la situazione e secondo le autorità locali serviranno mesi per tornare alla normalità, anche se il conflitto cessasse e Hormuz venisse riaperto immediatamente.

Nell’ultima riunione del 1° marzo, mentre le prime interruzioni cominciavano a farsi sentire, l’Opec+ aveva concordato un aumento modesto di 206.000 barili al giorno per aprile. Un mese dopo, la crisi ha generato la più grande interruzione dell’offerta petrolifera mai registrata, con una perdita stimata tra 12 e 15 milioni di barili al giorno, pari fino al 15% dell’offerta globale

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