Razionamenti

Stretta sul carburante in 4 aeroporti: i voli prioritari e perché il traffico non è a rischio (per ora)

Gli scali coinvolti sono Linate, Bologna, Treviso e Venezia. Al momento, comunque, l’avviso è arrivato da un solo fornitore

di Lorenzo Pace

18/04/2013 Milano, Aeroporto Linate, nella foto la pista con un aereo collegato al finger Flavia Scalambretti  / AGF

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Il primo Notam arriva il 4 aprile all’alba. Si tratta di un avviso ufficiale per segnalare informazioni critiche e urgenti per la gestione dei voli. Il destinatario, alle 5.30, è l’aeroporto di Linate, a Milano. «Reduced availability of jet A1 fuel supplied by “Air BP Italia”», si legge.

Disponibilità ridotta di carburante

Tradotto: c’è una «disponibilità ridotta» di carburante da parte della società di rifornimento e, per questo, i servizi «per gli operatori contrattualmente legati ad Air BP Italia possono essere soggetti a restrizioni». L’avviso ha anche una scadenza: terminerà alle 23.30 di giovedì 9 aprile. Ed è legato, chiaramente, al protrarsi del conflitto in Medio Oriente. In particolare, al blocco, quasi totale, dello Stretto di Hormuz, dal quale passano grandi quantità di petrolio, necessario per ottenere il cherosene, cioè il carburante standard degli aerei.

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Gli altri aeroporti

Ma il Notam non arriva soltanto a Milano. Nel pomeriggio, si aggiungono altri tre aeroporti destinatari. Alle 17, tocca agli scali veneti: l’Antonio Canova di Treviso e il Marco Polo di Venezia. Per quest’ultimo scadrà all’1.59 della notte del 10 aprile, due ore dopo rispetto a quello di Treviso. Poco dopo è il turno del Guglielmo Marconi di Bologna. La fine, qui, è programmata per la mezzanotte del 9 aprile.

Vale lo stesso discorso di Linate: i Notam «allertano le compagnie aeree di arrivare sostanzialmente con il pieno in queste destinazioni, tenuto conto che sicuramente il deposito carburante negli aeroporti non è di per sé sufficiente». A spiegarlo è il presidente dell’Ente nazionale dell’Aviazione civile (Enac), Pierluigi Di Palma, a RaiNews24.

I voli prioritari

Alcuni bollettini contengono delle informazioni in più. A Bologna e Treviso, la «priorità sarà data ai voli sanitari, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a tre ore». Per gli altri voli, invece, «la quantità massima di carburante disponibile sarà di 2000 litri per aeromobile». Nel bollettino per lo scalo di Venezia, invece, viene chiesto ai piloti «di calcolare una quantità sufficiente di carburante partendo dall’aeroporto precedente per completare i successivi segmenti di volo».

«Nessun allarmismo»

La prima reazione è di non fare «allarmismi». Arriva da Save, la società che gestisce due degli scali coinvolti, ovvero Venezia e Treviso. Le limitazioni di carburante, si legge in una nota, «non sono significative» e «nessuna limitazione è posta per i voli intercontinentali e per l’area Schengen ed è garantita l’operatività senza alcun allarmismo». Questo perché le società che si occupano di rifornire gli aerei sono diverse. Air Bp, al momento, è l’unica a notificare una restrizione.

Le vacanze di Pasqua

C’è poi una questione di tempistiche. Perché il periodo di restrizioni corrisponde alle feste di Pasqua, in cui aumenta il numero di voli e quindi il carburante necessario. Per Di Palma la situazione «è evidentemente legata alle vacanze». E quindi «non è problema attuale», ma che «arriverà in futuro». Lo stesso messaggio arriva dal principale hub italiano, cioè quello di Fiumicino, dove si considera al sicuro almeno la stagione estiva.

L’emergenza più avanti

L’emergenza potrebbe arrivare più avanti, considerando che giovedì prossimo arriverà in Europa l’ultima nave cisterna carica di cherosene partita dal Golfo Persico. Tutto dipenderà dalla situazione nello Stretto di Hormuz. Perché il discorso è lo stesso per i carburanti auto: da quel tratto, che divide la penisola arabica dall’Iran, passa un quinto del greggio mondiale. O almeno dovrebbe, dato che il traffico navale è stato ridotto fino a consentire il transito di meno di dieci navi al giorno. Gli effetti si vedono con le quotazioni del Brent. A fine febbraio, subito prima dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, il prezzo di un barile si aggirava intorno ai 70 dollari. Un lontano ricordo, perché venerdì ha chiuso a 109 dollari a barile (e la sera del 31 marzo ha sfiorato i 120 dollari).

L’allarme è arrivato anche dall’Agenzia internazionale dell’energia e da Bruxelles. Il commissario all’Energia Dan Jorgensen, pochi giorni fa, ha invitato i membri dell’Unione a «considerare la promozione di misure di risparmio, con particolare attenzione al settore dei trasporti». Compresi, quindi, i voli civili.

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