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Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi Marika Gervasio
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Non solo fonderie, ceramica e tessile: l’onda d’urto del caro energia si fa sentire anche sull’industria cosmetica. L’associazione di categoria Cosmetica Italia stima per le aziende un sovraccosto energetico superiore al 35%, un incremento molto pesante e trasversale a tutta la filiera - che vale quasi 17 miliardi di euro tra industria cosmetica (11,8 miliardi), materie prime (1 miliardo), macchinari (366 milioni) e imballaggi (3,8 miliardi) - la quale, dopo la pandemia, si trova a dover affrontare una nuova sfida che rallenta la tanto attesa ripartenza.
Il caro bollette, infatti, si aggiunge ai rincari dovuti alle forti tensioni sulle materie prime e alla difficoltà di approvvigionamento: si parla di un +18% per materie prime cosmetiche e packaging; mentre è di poco più di 11 punti percentuali l’aumento derivante dalla trasformazione e produzione di cosmetici. Le imprese con orientamento commerciale-distributivo, invece, subiscono maggiormente l’incremento dei costi di logistica, vicino al 10%.
SPECIALE ONLINE / Il dossier “caro-bollette”
Tutto questo, unito all’incognita mondiale della guerra Russia-Ucraina, ha spinto Cosmetica Italia ha rivedere al ribasso le previsioni di crescita per quest’anno e per il prossimo: il settore chiuderà il 2022 con un fatturato in crescita del 2,7% a quota 12,1 miliardi di euro, tornando comunque sui livelli pre-crisi del 2019, e continuerà con il segno positivo anche nel 2023 (+3,3%). Tuttavia le stime fatte a gennaio vedevano aumenti ben più elevati: del 6,5% per il 2022 e del 6,6% per il 2023.