Rapporto Pgeu

Oltre 600 farmaci scomparsi dagli scaffali, in Europa è allarme sulle carenze

A rischio medicinali cardiovascolari e per il sistema nervoso, antibiotici, trattamenti oncologici, insuline e le nuove terapie contro l’obesità

di Ernesto Diffidenti

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La carenza dei medicinali sta diventando un problema strutturale e sistemico in tutta Europa. Secondo gli ultimi dati raccolti nel nuovo Rapporto realizzato dal Pharmaceutical Group of the European Union (Pgeu) in quasi tutti i 27 Paesi dell’Unione europea e dell’European Free Trade Association (Efta) intervistati, ossia il 96%, sono segnalate carenze di medicinali mentre nel 70% dei Paesi europei non si è osservato alcun miglioramento e nel 15% la situazione delle carenze è addirittura peggiorata.

Non si tratta più di un’emergenza temporanea o localizzata. E a farne le spese è anche l’Italia che ha visto un aumento degli episodi di mancanza di farmaci del 4,8% rispetto all’anno precedente.

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Ma non è tutto: in oltre un terzo dei paesi, circa 600 medicinali sono scomparsi dagli scaffali delle farmacie.

Le terapie a rischio e l’impatto sui pazienti

Le carenze colpiscono sempre più le terapie destinate a patologie croniche e acute, tra cui farmaci cardiovascolari, antibiotici, trattamenti oncologici, insuline, agonisti del recettore del GLP-1 e farmaci per il sistema nervoso.

In diversi Stati membri, una percentuale significativa delle carenze riguarda farmaci elencati come “critici” a livello Ue o nazionale, a dimostrazione del fatto che i medicinali essenziali per la salute pubblica non sono protetti dall’instabilità dell’approvvigionamento.

L’impatto sui pazienti è significativo. Tutti gli Stati membri dell’Ue che hanno risposto hanno segnalato disagi per i pazienti e quasi 9 su 10 interruzioni del trattamento terapeutico.

“Per la prima volta, la riduzione della fiducia dei pazienti emerge come la conseguenza più frequente delle carenze segnalate dai farmacisti - sottolinea il report - segnalando un’erosione della fiducia nei farmaci e nel sistema sanitario stesso”.

Inoltre, i Paesi segnalano trattamenti non ottimali, aumento dei co-pagamenti, errori terapeutici legati al passaggio da un farmaco all’altro e, in alcuni casi, eventi avversi.

Il ruolo delle farmacie

Le farmacie comunitarie, sottolinea ancora il report, svolgono sempre più il ruolo di ammortizzatori all’interno di catene di approvvigionamento fragili.

In media, dedicano ora circa 12 ore alla settimana alla gestione delle carenze: più del doppio rispetto a soli 5 anni fa. Questo include la ricerca di alternative, il contatto con i medici prescrittori, la consulenza ai pazienti, la prevenzione degli errori terapeutici e la gestione degli adempimenti amministrativi. L’81% dei Paesi segnala un aumento degli oneri amministrativi e delle perdite finanziarie legate al tempo investito nella mitigazione delle carenze.

Le cause delle carenze e come rafforzare l’approvvigionamento

Per il presidente del Pgeu (Pharmaceutical Group of the European Union), Mikołaj Konstanty, “non si tratta più di episodi isolati, la carenza dei medicinali sta diventando un problema cronico per pazienti, farmacisti e sistemi sanitari”.

L’Europa dipende fortemente da paesi extra-Ue, in particolare Cina e India, per la fornitura di principi attivi e materie prime. Qualsiasi interruzione in queste catene di approvvigionamento globali si riflette immediatamente sulla disponibilità dei farmaci, dai problemi di fabbricazione agli incidenti negli impianti produttivi fino al ritiro di lotti dal commercio per non conformità ai requisiti di sicurezza.

L’incremento dei costi di produzione (energia, trasporti), inoltre, unito a prezzi di vendita spesso bloccati o in calo per i farmaci generici (off-patent) rende la produzione di alcuni medicinali essenziali poco redditizia per le aziende che progressivamente li abbandonano.

E, poi, c’è il fenomeno del commercio parallelo: i farmaci vengono talvolta acquistati in paesi dove costano meno (come l’Italia) per essere rivenduti in mercati dove i prezzi sono più alti, sottraendo scorte al mercato nazionale

“I farmacisti di comunità garantiscono la continuità delle cure ogni giorno - conclude il presidente del Pgeu - ma la resilienza non può basarsi sulla capacità dei professionisti in prima linea di assorbire le carenze sistemiche. Dobbiamo rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, migliorare la capacità predittiva e dotare i farmacisti degli strumenti legali e operativi per agire in modo rapido e sicuro”.

Per Stefano Collatina, presidente di Egualia, negli ultimi cinque anni il numero dei farmaci indisponibili è triplicato e si tratta in molti casi di farmaci equivalenti o comunque di medicinali a brevetto scaduto, “che rappresentano l’ossatura della terapia quotidiana per milioni di pazienti e una componente essenziale anche per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”. Il loro ruolo è centrale anche negli ospedali: si stima infatti che circa il 60% dei farmaci utilizzati nelle strutture ospedaliere sia costituito da medicinali equivalenti o fuori brevetto. “Questo significa – sottolinea Collatina – che eventuali difficoltà nella disponibilità di questi prodotti non riguardano solo il canale delle farmacie territoriali, ma rischiano di avere ripercussioni dirette anche sull’attività ospedaliera e sulla continuità delle cure. E la situazione potrebbe aggravarsi con la crisi in Medio Oriente”.

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