Olio extravergine, il caro prezzo frena i consumi
Il riposizionamento iberico, che ha dimezzato il raccolto nelle ultime stagioni e aumentato i prezzi del 240% in pochi anni valorizzando i propri prodotti, influisce negativamente sul settore italiano
di Giorgio dell'Orefice
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A tutti è capitato di desiderare a lungo qualcosa e quando poi i propri desideri si sono realizzati, di ritrovarsi davanti una realtà diversa da quella immaginata. È quanto sta accadendo ai produttori e agli industriali italiani dell’olio d’oliva, che per anni hanno lamentato la scarsa valorizzazione del proprio prodotto. Hanno puntato il dito contro i prezzi sul mercato troppo bassi in grado a stento di coprire i costi di produzione. E ora che l’olio extravergine è finalmente e stabilmente sugli scaffali a prezzi superiori ai 7 anche 8 euro a bottiglia si stanno accorgendo che c’è poco da esultare.
Aumento dei prezzi dell’olio e calo dei consumi
L’effetto immediato è stato un calo dei consumi che in prospettiva preoccupa anche chi in questo frangente ha rafforzato il proprio reddito. Secondo i dati Circana, società specializzata nell’analisi del comportamento dei consumatori nella grande distribuzione italiana, nei primi dieci mesi del 2023 le vendite di extravergine sono calate del 9%. Una flessione che diventa -11% se si considera anche l’olio d’oliva.
Non va meglio a livello internazionale, visto che secondo i dati forniti appena qualche giorno fa dalla Commissione Ue i consumi globali di olio d’oliva sono calati nel 2023 del 18%. È vero, l’economia mondiale è ancora penalizzata dall’inflazione che però da sola non basta a spiegare i rialzi nei listini di prodotti come l’olio extravergine d’oliva.
Crollo della produzione in tutto il Mediterraneo
Il primo elemento chiave è il crollo della produzione spagnola passata in pochi anni dai 1,8 milioni di tonnellate del 2018-19 ai 1,4 milioni del 2020-21 e 2021-22 fino alle appena 663mila della campagna 2022-23.
A completare il quadro produttivo globale le 241mila tonnellate prodotte in Italia, le 240mila della Grecia, le 180mila della Tunisia e le 126mila del Portogallo.
La debacle spagnola è stata innescata dalla siccità: gli oliveti superintensivi impiantati in Spagna richiedono quantitativi d’acqua tripli rispetto a un oliveto italiano. Così con disponibilità idriche ridotte ne ha fatto le spese la produzione. La prima conseguenza è stata il forte rialzo del prezzo dell’olio spagnolo all’origine.








