Olimpiadi, quanto valgono le medaglie di Jacobs e Tamberi
Vittorie che hanno profonde radici in cui si intrecciano la volontà degli atleti e le scelte della Federazione di atletica leggera compiute 4 anni fa, dopo il flop ai Giochi di Rio
dal nostro inviato a Tokyo Marco Bellinazzo
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Nella sera piovigginosa e tropicale di Tokyo, l’inno di Mameli è risuonato nell’Olympic Stadium. Mentre il tricolore saliva sul pennone più alto, Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi hanno potuto finalmente mettersi al collo da soli (come da rigide norme anti-Covi) le medaglie d’oro agguantate nella storica notte di domenica 1° agosto.
Due vittorie incredibili che però hanno profonde radici in cui si intrecciano la volontà di due atleti eccezionali, che hanno saputo prendersi una rivincita sul destino (come ieri ha fatto del resto all’Ariake Gymnastics Center Vanessa Ferrari, con uno splendido argento al corpo libero), e le scelte non scontate della Federazione di atletica leggera compiute quattro anno fa, dopo l’ennesimo flop ai Giochi di Rio.
La chiave del successo: più investimenti (anche sugli allenatori)
Dopo un’altra tornata di gare fallimentari, la Federazione in quel momento guidata da Alfio Giomi e dal segretario generale Fabio Pagliara, si pose l’obiettivo di rifondare il movimento partendo dai giovani (qui avvalendosi dell’esperienza di Stefano Baldini, oro olimpico di maratona ad Atene 2004 e direttore tecnico giovanile della Fidal da agosto 2018) e dal territorio. Ma soprattutto dal binomio tecnico-atleta.
La strategia cioè è quella di investire non solo sugli atleti ma anche sugli allenatori, arruolando un centinaio di tecnici dislocati sul territorio, aumentando nel contempo gli stanziamenti per la preparazione olimpica. Rispetto ai 3 milioni mediamente spesi all’anno per selezionare e formare i talenti da schierare ai Giochi e nelle altre competizioni internazionali si passa a una media stagione di circa 5,3 milioni. Sul quadriennnio olimpico (in realtà un anno in più per il rinvio causato dal Covid-19) sono stati investiti in questo modo oltre 20 milioni, una quota pari al 20% degli introiti della Federazione.
La Federatletica cerca contestualmente di diventare sempre più indipendente dai contributi pubblici. Il budget annuale a disposizione è pari a 25 milioni, poco meno della metà (10/12 milioni) arrivano dai contributi pubblici (oggi erogati da Sport e Salute), mentre il resto è incassato attraverso le sponsorizzazioni, le quote associative, il contratto con l’intermediario Infront e le entrate derivanti dalla Runcard, la piattaforma che valorizza la community dei runner.


