Verso l’elezione del nuovo Papa

Al via il conclave, si vota nella Sistina: sarà testa a testa tra un “curiale” e un “pastore”

La svolta potrebbe arrivare all’ora di pranzo di giovedì 8 maggio

di Carlo Marroni

Chi è Pietro Parolin, il cardinale diplomatico

5' di lettura

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Si chiude il portone della Cappella Sistina. I 133 cardinali elettori dalla sera del 7 maggio sono chiamati al più grande compito di un porporato, eleggere il nuovo Papa. Da quando Francesco è morto l’attenzione è puntata su alcuni cardinali più in vista, più conosciuti, più autorevoli, e quindi capaci di attrarre consensi, anche perché in gran parte i cardinali tra loro non si conoscono. I nomi sono in effetti molti più di altre volte, certamente rispetto al 2013 e ancora più sul 2005. Questa volta la “rosa” – solo di natura mediatica – è divisa tra cardiali “curiali”, che hanno quindi incarichi di vertice nella Curia Romana, e “pastori”, arcivescovi di diocesi. La storia della chiesa ha visto salire al soglio di Pietro cardinali di diversa provenienza: per esempio Joseph Ratzinger era stato per molti anni prefetto della Dottrina della fede, quindi “curiale”, ma prima di essere chiamato a Roma era stato arcivescovo di Monaco. Eugenio Pacelli invece non era mai stato vescovo di diocesi, ma nunzio apostolico e poi Segretario di Stato, e Paolo VI a lungo alto esponente della Curia e poi mandato Milano, che fu poi la svolta per la sua elezione successiva. La novità del 2025 è che uno dei nomi di maggior peso per l’elezione è quello di Pietro Parolin, Segretario di Stato dal 2013, diplomatico di carriera, e non ha mai ricoperto in incarico in diocesi, anche se la sua esperienza lo ha messo in contatto continuamento con la base.

Il consenso per Tagle e la stella crescente del francese Aveline. Resta l’opzione Zuppi

“Curiali” sono anche Luis Tagle, filippino, che ha comunque alle spalle anni alla guida della grande diocesi di Manila: dal 2019 è alla guida del dicastero per l’Evangelizzazione dei Popoli, e per anni è stato presidente della Caritas Internationalis, che nel 2022 Bergoglio decise di commissariare per cattiva gestione. Tagle è molto presente sui social, ha una forte carica di empatia e questo lo pone in vantaggio, ma non tutti la pensano così. Inoltre ha la madre cinese, e nei rapporti con Pechino, avviati da Francesco dopo anni di tentativi, questo elemento è difficile da valutare ad oggi, se sia un vantaggio o meno.

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Per diversi osservatori nella prima votazione che si terrà la sera del 7 maggio questi potrebbero essere i due nomi votati – Parolin e Tagle - assieme a pochi altri, come Matteo Zuppi, presidente della Cei e “pastore”, con una storia personale tra parrocchie, diocesi e Comunità di Sant’Egidio. Ma un altro nome in forte crescita di consensi è certamente quello di Jean Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, da poche settimane presidente della Conferenza Episcopale francese, nato ad Algeri, e una storia personale spesa soprattutto nella pastorale dei migranti, tanto che Francesco ha compiuto a Marsiglia l’unico viaggio nella Francia continentale. Una nota: era stato detto che non parlava italiano, ma invece la domenica 4 maggio ha celebrato la messa in italiano.

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In caso di stallo potrebbe emergere il nome del maltese Grech. La “variante Prevost”

Altri nomi potenziali della prima votazione: Mario Grech, maltese, Segretario generale del Sinodo (quindi un curiale), con un passato di vescovo nel suo paese: in passato aveva avuto posizioni molto dure verso il mondo Lgbtq+, ma poi è tornato sui suoi passi e ora non dispiace ai progressisti. Potrebbe rappresentare una mediazione nel caos in cui si arrivasse ad uno stallo: è apertamente appoggiato dal cardinale del Lussemburgo Jean Claude Hollerich, gesuita, già molto vicino a Francesco . Più complesso il quadro verso Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, un passato da Custode di Terra Santa per i frati francescani. Giovane, 60 anni (un handicap, forse) sarebbe un candidato amato da tutti, ma probabilmente l’essere il punto di riferimento in Terra Santa specie ora che si sta andando verso una escalation a Gaza forse lo blocca, ma queste sono valutazioni fatte con i parametri della politica civile, che nella Chiesa saltano. Sarebbe gradito da tutti, e in continuità con Francesco, come gli altri, anche se con stili diversi. Un’altra opzione, sempre nelle stesse modalità, potrebbe essere quella di Robert Francis Prevost, americano con origini francesi e italiane, della congregazione agostiniana, a lungo missionario e vescovo in Perù, e per volere di Francesco a capo dell’influente Congregazione dei Vescovi. Sarebbe una scelta coraggiosa, un americano fino ad oggi era considerato del tutto escluso.

Il profilo emerso dalle riunioni: un pastore vicino alle ferite dell’umanità. Ma anche un traghettatore in porto delle riforme

Dalle congregazioni sono emerse molte istanze: le riforme di Francesco devono andare avanti (quindi serve chi sappia come gestire i processi curiali), così come la lotta agli abusi, la trasparenza economica, la riorganizzazione della Curia, la sinodalità, l’impegno per la pace e la cura del creato. Qual è il profilo che si chiede al nuovo Papa? “Pastore, maestro di umanità, capace di incarnare il volto di una Chiesa samaritana, vicina ai bisogni e alle ferite dell’umanità. In tempi segnati da guerre, violenze e forti polarizzazioni, si avverte con forza il bisogno di una guida spirituale che offra misericordia, sinodalità e speranza” è stato scritto nella nota ufficiale, “una figura che deve essere presente, vicina, capace di fare da ponte e guida, di favorire l’accesso alla comunione a un’umanità disorientata e segnata dalla crisi dell’ordine mondiale. Un pastore vicino alla vita concreta delle persone”. Alcuni interventi hanno affrontato questioni di natura canonica, “riflettendo sul potere del Papa”, qualsiasi cosa voglia dire in concreto. Ma è stato affrontato anche il tema delle divisioni all’interno della Chiesa, e ce ne sono state tante con Francesco, su gay, divorziati, celibato, donne.

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I siluri contro Parolin dagli Usa

Chi risponde a questi profili? Certamente Parolin è il maggior esperto sia di tutte le questioni di curia che di relazione internazionali (su tutte con la Cina), ha assistito Bergoglio nel suo cammino e ne ha condiviso le sfide, ma allo stesso tempo è considerato un “moderato”, capace di ammortizzare le tensioni e riportare al tavolo i dissidenti. Insomma, con lui si avrebbe un papato di consolidamento e alcuni dei percorsi avviati arriverebbero a compimento, ma probabilmente senza intraprendere le scelte più pesanti, come donne e celibato. Tra l’altro Parolin negli ultimi giorni ha subito attacchi abbastanza chiari: prima la fake news partita da ambienti conservatori americani su un suo mancamento la sera del 30 aprile – ufficialmente smentito - poi le critiche espresse dentro la Congregazione dal cardinale Beniamino Stella – che aveva ricoperto incarichi di Curia molti importanti - sul governo ecclesiastico del pontificato, andando indirettamente (ma non troppo a coinvolgere) Parolin, parole prontamente rimbalzate in ambienti americani. Il Segretario di Stato (anzi ex, visto che le cariche sono decadute) nonostante tutto questo resta molto ben visto, e avrebbe consensi nel global south.

Il voto della prima sera e l’attesa per la “svolta” al pranzo di giovedì, aspettando la fumata bianca

La dinamica del Conclave può cambiare sempre, ma si possono formulare delle ipotesi basate sull’esperienza, come gli ultimi due: la sera del 7 maggio al primo voto si verificano le “forze” in campo, e quindi chi è in corsa. Poi la mattina del 8 maggio nei due voti previsti si verifica la dinamica, che è poi quella per tutte le elezioni da parte di una assemblea: chi sale resta in gioco, chi scende è fuori. La svolta potrebbe arrivare all’ora di pranzo, nel refettorio di Santa Marta. Nei colloqui tra i principali protagonisti – qualcuno con ruolo di pontiere, magari assicurandosi spazi futuri – a quel punto può emergere il vero candidato, su cui far convergere i voti nella quarta e quinta votazione, che potrebbe essere quella risolutiva, come fu per Bergoglio (per Ratzinger si chiuse alla quarta). Se invece restano i voti per 2-3 candidati allora si deve attendere il giorno 9, possibile ma poco probabile. Si vedrà, con occhio puntato sempre al camino della Sistina.

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