Obesità: una pandemia che colpisce Italia e Spagna, ma le armi per combatterla sono ancora spuntate
Il rischio di obesità aumenta in Europa, nuovi farmaci e strategie potrebbero cambiare il modo di affrontare questa crisi
di Marzio Bartoloni (Il Sole 24 Ore), Andrea Muñoz e Fran Sánchez Becerril (El Confidencial)
8' di lettura
I punti chiave
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C'è chi la definisce una nuova “pandemia”, di sicuro l'obesità è già una “epidemia globale” come l'ha ribattezzata l'Oms: 1,9 miliardi di persone sono in sovrappeso, 650 milioni sono obesi con 4 milioni di morti all'anno come conseguenza di questa condizione che scatena malattie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e anche i tumori. E l'Italia, primo Paese al mondo che si appresta ad approvare una legge che riconosce l'obesità come malattia, è tra i più colpiti con un italiano su tre in sovrappeso e uno su dieci obeso e un prossimo futuro che fa pensare al peggio visto che il Paese che una volta era il portabandiera della dieta mediterranea - modello nel mondo e primo “vaccino” contro i chili in più - è secondo in Europa per numero di bambini obesi o in sovrappeso.
In Spagna addirittura una persona su su due è in sovrappeso e quasi il 20% è obeso. Ma come fermarla questa pandemia di obesità? Le strategie e i problemi variano da Paese a Paese anche in Europa e vanno dalla carenza di personale qualificato negli ospedali che si registra a esempio nella Spagna al problema numero uno delle risorse per pagare le cure e soprattutto i nuovi promettenti farmaci anti obesità che stanno invadendo il mercato e che vorrebbe offrire l'Italia.
In Italia la prima legge che riconosce l'obesità come una malattia
L'Italia si appresta a diventare il primo Paese al mondo ad approvare una legge che riconosce l'obesità come una vera e propria malattia «progressiva e recidivante» e chi ne soffre avrà diritto a ricevere le cure gratuite che saranno previste dai livelli essenziali di assistenza e cioè da quelle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini. La legge, approvata a inizio dello scorso maggio, potrebbe essere varata definitivamente entro l'estate. Ma il cammino verso un'assistenza per milioni di pazienti è ancora molto lunga e accidentata: il provvedimento si compone di pochi articoli, stanziando risorse modeste necessarie giusto per far partire un Osservatorio per lo studio dell'obesità e lanciare campagne di informazione e comunicazione sull'importanza della prevenzione: questa malattia cronica è infatti frutto di molteplici fattori legati strettamente l'uno all'altro tra cui a esempio gli stili di vita sedentari e la ridotta attività fisica, l'alimentazione scorretta, i determinanti socioeconomici, gli aspetti psicologici e lo stress oltre ai fattori genetici. E poter intervenire in tempo vuole dire anche risparmiare visto che si stima che tra costi diretti e indiretti (le patologie correlate da curare) l'impatto di costi sul Servizio sanitario nazionale superi ogni anno i 13 miliardi. Insomma scommettere e investire sulle cure anti obesità alla fine potrebbe convenire a tutti.
Il nodo delle risorse per le cure gratuite
Il problema però è dare davvero seguito all'articolo 2 della legge che prevede che «i soggetti affetti da obesità» potranno usufruire «delle prestazioni contenute nei livelli essenziali di assistenza (i cosiddetti Lea) erogati dal Servizio sanitario nazionale», . Il che significa che con l'aggiornamento dei Lea dovranno entrare tra le cure gratuite (o dietro pagamento del ticket) tutte quelle prestazioni anti obesità come visite e analisi, i nuovi farmaci che si stanno affermando in questi ultimi anni fino alla chirurgia bariatrica e alle indicazioni mediche sugli stili di vita come la prescrizione medica dell'attività sportiva.
«Dopo l'approvazione di questa legge non si torna più indietro. È come quando la cura del diabete entrò tra le prestazioni previste dai livelli essenziali di assistenza. Ora si devono trovare le risorse, individuare i centri e definire le terapie. E va fatto perché il costo dell'obesità è tale che qualsiasi Stato intelligente è meglio che la faccia curare prima che diventi un problema», ha spiegato al Sole 24 ore Andrea Lenzi endocrinologo e tra i maggiori esperti della materia in Italia tanto da aver collaborato alla stesura della legge. «Le cure - spiega ancora Lenzi - non riguarderanno chi è sovrappeso e né tutti e sei i milioni di obesi presenti in Italia. Ci saranno linee guida e indicatori specifici per individuare chi ne ha diritto con percorsi precisi: un obeso prima andrà dal medico di famiglia che in caso di complicanze lo indirizzerà ad un ambulatorio specializzato sul territorio il quale a sua volta potrà inviarlo al centro specialistico regionale che produrrà una diagnosi completa e un piano terapeutico che potrà durare anche diversi mesi».



