«L’obesità è una malattia»: ecco la legge manifesto per le cure gratuite e la spinta agli stili di vita
La Camera pronta ad approvare il primo Ddl che definisce la condizione come una patologia e prevede che le terapie rientrino tra i livelli essenziali. Al via campagne di prevenzione anche a scuola
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L'Italia si appresta a diventare il primo Paese al mondo ad approvare una legge che riconosce l'obesità come una vera e propria malattia «progressiva e recidivante» e chi ne soffre avrà diritto a ricevere le cure gratuite che saranno previste dai livelli essenziali di assistenza e cioè da quelle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini e in modo omogeneo in tutto il Paese.
In questi giorni la Camera approverà infatti il Ddl con le «Disposizioni per la prevenzione e la cura dell'obesità»: un testo di soli sei articoli che però può rappresentare una sorta di manifesto per una condizione che oggi riguarda circa 6 milioni di italiani e che ancora viene vissuta come uno stigma di cui portarne la colpa come spiega il relatore e l'ideatore di questo provvedimento presentato ieri in aula e che potrebbe incassare il primo via libera con una ampia maggioranza anche trasversale: «Da fine 2023, da quando cioè è stato incardinato questo progetto di legge abbiamo avuto l'obiettivo di voler colmare il vuoto normativo che non vedeva ancora riconosciuta l'obesità come una malattia, anzi, addirittura, al contrario, che vedeva l'obesità, nell'opinione pubblica e anche nei media, come una colpa», conferma Roberto Pella, capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio alla Camera.
L'obesità è una malattia cronica frutto di molteplici fattori legati strettamente l'uno all'altro tra cui a esempio gli stili di vita sedentari e la ridotta attività fisica, l'alimentazione scorretta, i determinanti socioeconomici, gli aspetti psicologici e lo stress oltre ai fattori genetici e «rappresenta oggi un problema rilevantissimo di salute pubblica e di spesa per i servizi sanitari nazionali, anche in virtù delle sue complicanze», ha sottolineato ancora Pella che nell'ultima manovra di bilancio «grazie anche all'impegno del ministro Schillaci» ha trovato anche le prime risorse per finanziare tra le altre cose campagne di comunicazione e sensibilizzazione fin dentro le scuole dove già tra i banchi c'è bisogno di prevenzione. Intervenire in tempo vuole dire infatti anche risparmiare visto che si stima che tra costi diretti e indiretti (le patologie correlate da curare) l'impatto sul Servizio sanitario superi ogni anno i 13 miliardi, colpendo sin da piccolissimi visto che per l'Istat circa il 19% dei bambini di 8-9 anni di età é in sovrappeso e il 9,8% risulta affetto da obesità, con diseguaglianze territoriali molto grandi che vedono il Sud conquistare il primato e con differenze anche tra Comuni grandi e piccoli.
Ma cosa prevede la legge che dovrebbe essere varata ed entrare in vigore già prima della prossima estate? Innazitutto come detto, il riconoscimento dell'obesità come patologia con «i soggetti affetti da obesità» che potranno usufruire «delle prestazioni contenute nei livelli essenziali di assistenza (i Lea, ndr) erogati dal Servizio sanitario nazionale», recita ancora l'articolo 2 della legge. Il che significa che con l'aggiornamento dei Lea dovranno entrare tra le cure gratuite (o dietro pagamento del ticket) tutte quelle prestazioni anti obesità come visite e analisi, i nuovi farmaci che si stanno affermando in questi ultimi anni fino alla chirurgia bariatrica e alle indicazioni mediche sugli stili di vita. E proprio su quest'ultimo fronte il Ddl punta anche a finanziare un «programma nazionale per la prevenzione e la cura dell'obesità» che promuoverà iniziative che andranno dall'allattamento al seno alla promozione delle attività sportive e della conoscenza delle principali regole alimentari nelle scuole e tra i genitori fino a sostenere la formazione e l'aggiornamento in materia di obesità e sovrappeso tra gli studenti universitari, i medici di famiglia, i pediatri e il personale del Ssn.
Prevista infine l'istituzione, presso il ministero della salute, dell'Osservatorio per lo studio dell'obesità, a cui sono attribuiti compiti di monitoraggio, studio e diffusione degli stili di vita tra gli italiani. «Con questo voto, il nostro Parlamento collocherà l'Italia quale primo Paese al mondo a riconoscere l'obesità come malattia, dando prova di maturità e lungimiranza rispetto a una delle principali, se non alla più urgente, sfida di salute globale», conclude Pella.









