Nuove liti fiscali -10%: verso i livelli 2016. Un ricorso su due per tributi locali
Dopo l’aumento del 32% nel 2024, l’andamento dei primi cinque mesi (circa 75mila ricorsi) segnala un probabile calo quest’anno. Dimezzate dal 2019 le impugnazioni sull’Irap. In Lombardia più cause su Ires e dogane
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Nei primi sei mesi di quest’anno famiglie e imprese hanno avviato poco più di 90mila nuove liti contro il Fisco. Un numero che – proiettato su 12 mesi tenendo conto del calo estivo – porta il totale atteso per il 2025 a 164mila ricorsi. Una flessione del 10% rispetto al picco dell’anno scorso (182mila), ma comunque al di sopra della media degli ultimi dieci anni (142.500). La conflittualità fiscale torna così ai livelli del 2016. E tiene alta la pressione sulle Corti di primo grado e in prospettiva sulla sezione tributaria della Cassazione.
I numeri del primo semestre 2025 – che Il Sole 24 Ore del Lunedì è in grado di anticipare – mostrano inoltre che metà dei nuovi ricorsi proposti quest’anno riguarda i tributi locali. E che oltre il 50% delle liti arriva davanti alle Corti tributarie di primo grado di quattro regioni – Campania, Lazio, Lombardia e Sicilia – con punte del 62% per l’Iva e l’Irap.
Ritorno al picco della litigiosità
Il calo nel 2025 era previsto tra gli addetti ai lavori. Perché l’anno scorso c’è stata una fiammata di ricorsi (oltre il 3o% in più su base annua) alimentata da due interventi normativi: uno straordinario, la definizione agevolata del 2023; l’altro a regime, l’abolizione della mediazione per le controversie fino a 50mila euro dal 2024.
La sospensione dei termini disposta per permettere ai contribuenti di valutare la sanatoria ha infatti “spostato” sul 2024 molti dei ricorsi di coloro che non hanno aderito. Mentre l’eliminazione della mediazione ha “accelerato” l’avvio delle nuove liti dal 2024, senza più lo stop di 90 giorni per tentare un’intesa con il Fisco. Non è un caso, forse, che la proiezione delle nuove liti per quest’anno sia sostanzialmente in linea con il dato ufficiale del 2022 (146mila ricorsi), uno dei pochi anni recenti – assieme al 2025 – a non essere stato condizionato da misure eccezionali.
La tendenza emerge anche guardando i numeri al 30 giugno: nel primo semestre 2022 i nuovi ricorsi di primo grado erano stati 68.556, contro i 90.137 dello stesso periodo di quest’anno. Per trovare volumi simili bisogna andare indietro appunto di dieci anni, al 30 giugno 2016, quando le cause iscritte nel semestre furono 96.039.










