L’Italia è all’81,7%, la Germania all’83,3%, ma ci sono Paesi ancora più virtuosi, come Francia e Belgio, intorno al 90%, e Polonia e Portogallo addirittura al 100%.
La corsa all’acquisto di gas – a qualunque prezzo, perché “obbligatoria” e finanziata da denaro pubblico – dovrebbe quanto meno rallentare, spegnendo un potente motore rialzista che ha alimentato a lungo il rally del gas.
Dopo il rialzo di oltre il 40% della settimana al 26 agosto, con picchi superiori a 340 euro per Megawattora, il valore del gas al Ttf è sceso del 20% lunedì 29 e martedì 30 – nonostante i tagli alle forniture russe – ha perso un altro 7%, concludendo a 254 euro quella che comunque è stata una giornata molto volatile, con oscillazioni tra un minimo di 245 e un massimo di 284 euro per il contratto di settembre.
Strappi violenti e repentini, in una direzione o nell’altra, che in un mercato sempre meno liquido sono ormai all’ordine del giorno e che mettono a rischio anche gli operatori più grandi, come insegna il caso Uniper, colosso tedesco che ha appena chiesto al governo una nuova iniezione di liquidità da 4 miliardi di euro, in aggiunta al pacchetto di salvataggio da 15 miliardi ottenuto a luglio: sostituire il gas russo con acquisti sul mercato, ha spiegato, la espone a perdite di «ben oltre» 100 milioni al giorno.
Altra vittima eccellente venuta allo scoperto nei giorni scorsi è Wien Energie, la municipalizzata di Vienna, che alle prese con esorbitanti “margin call” ha invocato aiuti statali per 6 miliardi di euro.