Nuova rottamazione ma non per tutti
Entro venerdì 12 settembre i correttivi parlamentari al Ddl decisivi per il perimetro della sanatoria
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La partita per la nuova rottamazione delle cartelle si prepara a entrare nel vivo. Con il primo e più impegnativo test da superare: i costi dell’operazione che puntano ad allungare a 120 rate mensili (10 anni) il piano in cui è possibile saldare il conto con il Fisco. Un test che potrà portare a una limitazione della platea. Anche per questo sarà decisivo in vista della prossima manovra il perimetro che il Ddl della Lega (primo firmatario Massimiliano Romeo) incardinato in commissione Finanze del Senato - presieduta da Massimo Garavaglia - assumerà alla luce degli emendamenti delle forze parlamentari. Il termine ultimo è domani a mezzogiorno: data dalla quale cominceranno a sciogliersi anche i nodi sul futuro percorso parlamentare, considerato che bisognerà mettere in conto una consistente resistenza delle opposizioni con il solo Pd che potrebbe presentare una novantina di correttivi.
I costi e lo stop ai debitori seriali
Il costo della rottamazione quinquies finora non è stato messo nero su bianco. Come anticipato da «Il Sole 24 Ore» dell’8 febbraio, la stima di un eventuale impatto saldi 2025 con la rinuncia a sanzioni, interessi e aggi si sarebbe attestata a 5,2 miliardi. Anche se l’iter del Ddl sposterebbe il problema in avanti, si tratta di una cifra decisamente elevata per consentire una definizione su ampia scala e senza filtri all’ingresso. Da qui le voci circolate sulla possibilità di prevedere dei filtri di accesso. Da un lato, con ipotesi di soglie di debito con la riscossione o ancorate a una determinata condizione del contribuente. Dall’altro, con l’intenzione di chiudere il meccanismo delle porte girevoli delle rottamazioni (si veda «Il Sole 24 Ore» del 15 agosto) che ha portato finora a ripescare sempre debitori seriali, recidivi e, soprattutto, quei contribuenti che hanno usato in maniera strumentale le definizioni agevolate facendo domanda di adesione e magari pagando la prima rata per bloccare fermi, pignoramenti e non proseguire poi nei pagamenti dovuti.
Quanto manca all’appello
Anche per questo il conto delle precedenti quattro edizioni della definizione agevolata ha fatto segnare un ammanco rispetto agli importi che avrebbero dovuto essere saldati di quasi 48 miliardi. Il tutto, tra l’altro, senza andare a scalfire in maniera significativa il cosiddetto magazzino della riscossione, ossia la montagna di arretrato che a fine gennaio contava 1.280 miliardi e nel frattempo è ulteriormente cresciuta.
Le altre priorità: la riduzione dell’Irpef
La questione va, però, oltre la rottamazione e si interseca con i lavori in corso per la prossima manovra. Il capitolo fiscale è quello a cui tutta la maggioranza guarda con interesse nel tentativo di poter portare a casa la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% riuscendo a portare lo scaglione a 60mila euro. Ma per farlo servono risorse e definire quali sono le priorità.









