Lavoro

Nomadi digitali, Europa a più velocità: dall’Italia alle nuove frontiere del lavoro remoto

Mentre Paesi come Spagna e Croazia hanno lanciato visti mirati e attratto migliaia di richieste, altri puntano su iniziative locali o mantengono regole restrittive che scoraggiano l’arrivo

di Silvia Martelli

3' di lettura

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Lavorare da remoto spostandosi tra città e Paesi non è più un fenomeno di nicchia, ma un modello di vita scelto da migliaia di professionisti. I nomadi digitali rappresentano una risorsa economica e culturale crescente: portano reddito, consumi e competenze, con effetti diretti su turismo e innovazione. L’Europa, però, si muove in ordine sparso: alcuni Stati hanno introdotto visti ad hoc, altri puntano solo su progetti locali.

Italia: passo avanti sul visto, ma niente incentivi

L’Italia è arrivata tardi all’appuntamento. Solo nel 2022, con il decreto Sostegni-ter, è stata introdotta la figura del nomade digitale, ma i decreti attuativi sono arrivati soltanto nel 2024. Oggi il permesso è riservato a lavoratori altamente qualificati extra-UE che svolgono attività da remoto per imprese non italiane. Tra i requisiti figurano un reddito annuo non inferiore a circa 28 mila euro, l’assicurazione sanitaria, un alloggio in Italia e l’assenza di precedenti penali. La durata massima del permesso è di un anno, rinnovabile, e può estendersi anche ai familiari. Mancano però programmi nazionali di attrazione o incentivi locali, e questo rischia di penalizzare l’Italia rispetto a Paesi concorrenti come Spagna e Croazia, che hanno costruito vere strategie per attrarre questa categoria.

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Croazia: il modello pionieristico dei Balcani

Dal 1° gennaio 2021 la Croazia offre il Temporary Stay of Digital Nomads permit, destinato ai cittadini extra-UE che lavorano da remoto per aziende registrate all’estero. Il reddito richiesto è di almeno 3.295 euro al mese, oppure la disponibilità di 39.540 euro per un anno (fino a 59.310 euro per 18 mesi). Il visto dura fino a 18 mesi, è estendibile ai familiari e richiede anche assicurazione sanitaria e fedina penale pulita. A settembre 2024 erano attivi 629 permessi, con richiedenti soprattutto da Russia, Ucraina e Stati Uniti. Alcune regioni, come l’Istria, hanno sviluppato programmi di co-working e agevolazioni per attrarre lavoratori internazionali.

Spagna: boom di richieste con la Startup Law

Dal 2022 la Spagna ha introdotto il visto per telelavoratori internazionali nella cornice della Startup Law. Per ottenerlo è necessario dimostrare un reddito minimo di 2.762 euro al mese. Il successo è stato immediato: a fine 2024 risultavano attivi 27 mila 875 permessi, quasi triplicati rispetto ai 9 mila 568 del 2023. Oltre metà dei richiedenti proveniva da Paesi non-UE europei, seguiti da America Latina (17%) e Nord America (12%). Numerosi governi locali hanno varato incentivi, come l’Estremadura che offre fino a 15 mila euro a chi sceglie di stabilirsi nella regione. La Spagna vede nei nomadi digitali non solo un volano per turismo e consumi, ma anche un apporto di capitale umano e innovazione.

Austria: attrattività senza visto dedicato

L’Austria non ha introdotto un visto specifico per i nomadi digitali, ma ha puntato su iniziative regionali. A Klagenfurt, in Carinzia, la Camera di Commercio e le autorità locali hanno lanciato il progetto “Digital Nomads – Working between Alps & Sea”, che offre spazi di co-working, eventi di networking e una “business beach”, ovvero un’area attrezzata sulle rive del lago Wörthersee dove è possibile lavorare con wi-fi e infrastrutture tecnologiche direttamente in riva all’acqua. Anche la regione di Schladming-Dachstein si propone come il “Bali delle Alpi”, valorizzando la combinazione tra attività outdoor (sci, trekking, arrampicata) e infrastrutture digitali. L’approccio austriaco è quindi diverso: non incentivi normativi, ma promozione territoriale e investimenti in ecosistemi locali di accoglienza.

Grecia: un mercato in crescita ma con ostacoli strutturali

Dal 2021 anche la Grecia concede un Digital Nomad Visa ai cittadini extra-UE, valido un anno e convertibile in un permesso biennale rinnovabile. I requisiti prevedono un reddito di almeno 3.500 euro netti al mese, con maggiorazioni per coniuge e figli. Chi soggiorna meno di 183 giorni non è soggetto a tassazione locale; oltre questa soglia si diventa fiscalmente residenti, con accesso anche a servizi sanitari ed educativi. Entro la fine del 2024 i titoli concessi e le domande hanno superato quota 2.200. Secondo il Global Digital Nomad Report 2025, la Grecia si colloca al 12° posto mondiale per attrattività, grazie a clima e qualità della vita. Restano però criticità legate a burocrazia, infrastrutture e al costo degli affitti ad Atene.

Romania: regole restrittive e scarso appeal

La Romania, nonostante internet veloce e costi contenuti, impone condizioni molto selettive: reddito di almeno 5.660 euro al mese (tre volte lo stipendio medio lordo) e la presentazione di nove documenti tradotti in romeno. Non sorprende quindi che le richieste siano poche, nonostante il Paese compaia al 7° posto nel VisaGuide Digital Nomad Index 2025. Gli operatori privati, come il progetto “Nomad in Transilvania”, raccontano esperienze positive dei lavoratori stranieri, ma denunciano la mancanza di una strategia nazionale di promozione.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Marina Kelava (H-Alter.org, Croazia), Kim Son Hoang (Der Standard, Austria), Albert Sanchis (El Confidencial, Spagna), Kostas Zafeiropoulos (EfSyn, Grecia), Ana Tepșanu (HotNews, Romania).

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