Asia

Alluvione tra Tibet e Nepal, almeno 621 morti e oltre 2.400 dispersi

Continuano a non esserci notizie dei tre italiani dati per dispersi

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

aggiornato alle 20:20

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Giornalista dell'Ansa in Nepal: "Situazione complicata già da giorni"

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NEW DELHI - Il bilancio dell’alluvione tra Tibet e Nepal, in costante aggiornamento a causa della drammatica evoluzione della situazione sul campo, è di 621 morti e oltre 2.400 dispersi. Secondo i dati diffusi dalle autorità locali, in Nepal le vittime sono 616, mentre sul lato cinese ne sono state comunicate 5. Sul fronte dei dispersi, in Nepal quelli confermati sono 1.924, tra cui oltre 500 stranieri. Sul fronte del Tibet le persone che mancano all’appello sono almeno 558, di cui 260 viaggiatori che per ora risultano irreperibili.

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Continuano invece a non esserci notizie dei tre italiani dati per dispersi nella spaventosa inondazione che mercoledì ha colpito le regioni himalayane al confine tra il Nepal e il Tibet. Le operazioni di soccorso sono rese complicate dal maltempo, tanto che le autorità cinesi hanno deciso una sospensione per timore che un largo di sbarramento formatosi a causa della frana che innescato il disastro possa collassare e provocare una nuova inondazione. Secondo quanto riporta la tv di Stato di Pechino, l’acqua ha già iniziato a tracimare dall’invaso.

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La pioggia che sta frenando le operazioni in Tibet non è l’unico ostacolo. Nonostante tra i dispersi ci siano anche cittadini provenienti da 30 Paesi diversi, il governo nepalese ha fatto sapere di non essere interessato a ricevere squadre di soccorritori dall’estero. India, Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Sri Lanka e Bangladesh hanno tutti chiesto di poter inviare nel Paese himalayano i propri specialisti, ma l’esecutivo guidato da Balendra Shah, un ex rapper di 36 anni uscito trionfatore dalle elezioni dello scorso marzo non ha dato il suo via libera.

Le operazioni di soccorso in Nepal

L’esercito nepalese intanto ha tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa. Lo riferiscono Nepal News e Radio Nepal, precisando che le operazioni di soccorso proseguono per raggiungere oltre 100 persone ancora bloccate all’interno del tunnel. L’esercito ha riferito di aver messo complessivamente in salvo 883 lavoratori e residenti nelle aree colpite di Rasuwa nella sola giornata di giovedì. L’operazione all’interno del tunnel è resa particolarmente complessa per le condizioni meteorologiche avverse e l’elevata portata del fiume.

Fonti della Farnesina fanno sapere che si stanno facendo verifiche sui tre italiani che le autorità nepalesi non stanno riuscendo a rintracciare. Il primo è Marco Ratto che era in uscita dal Nepal verso il Tibet. L’agenzia di viaggi cinese che avrebbe dovuto prendere in carico il gruppo ha confermato di aver perso i contatti al valico. Informazione confermata anche dall’agenzia nepalese direttamente alla famiglia. Poi c’è una coppia italo-svizzera in viaggio dal Tibet verso il Nepal. La Farnesina spiega che non ci sono i riferimenti dell’agenzia e non c’è ancora conferma che abbiano attraversato il valico.

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La causa delle inondazioni in Nepal e Tibet

In un primo momento l’inondazione nel distretto nepalese di Rasuwa è stata imputata a una valanga innescata da un terremoto verificatosi mercoledì mattina in Tibet. Ma una successiva analisi della Us Geological Survey (Usgs) ha stabilito che non si è verificato alcun terremoto prima del distacco di un pezzo di ghiacciaio al confine tra Nepal e Tibet che ha innescato la tragedia. «Inizialmente questo evento era stato segnalato come un terremoto di magnitudo 4.4 - si legge nell’aggiornamento sul sito web dell’Usgs - ulteriori analisi delle onde sismiche a lungo periodo indicano che l’energia sismica è stata invece generata da una frana».

La regione himalayana è particolarmente soggetta a piogge intense, inondazioni e frane anche perché si sta riscaldando più rapidamente rispetto al resto del mondo a causa del cambiamento climatico. Le ricerche mostrano che in questa parte del pianeta gli eventi meteorologici estremi, comprese le ondate di calore e le precipitazioni eccezionali, così come lo scioglimento dei ghiacciai, negli anni sono diventati più frequenti e intensi.

Le acque alluvionali travolgono Trishuli Bazar in seguito a un'inondazione improvvisa, nel distretto di Nuwakot, in Nepal, il 26 agosto 2026. EPA/NARENDRA SHRESTHA

La risposta internazionale

Giovedì sono giunte le prime promesse d’aiuto per il Nepal, un Paese che in Asia è al 45esimo posto su 50 in termini di reddito procapite. Il Regno Unito ha stanziato 5 milioni di sterline di aiuti; gli Stati Uniti, con un’economia 8 volte più grande di quella britannica, hanno promesso 500mila dollari, meno di un tredicesimo. L’Unione Europea ha invece stanziato 2 milioni di euro in aiuti umanitari per sostenere le comunità colpite, mentre l’Unione Buddhista Italiana ha destinato all’emergenza 500mila euro dai fondi 8xmille.

Il ministro degli Esteri indiano, S. Jaishankar giovedì ha annunciato che New Delhi ha inviato una seconda tranche di aiuti al Nepal colpito dalle inondazioni con «un secondo volo con a bordo 37,5 tonnellate di materiali per l’assistenza umanitaria e la risposta ai disastri, medicinali e razioni alimentari». Mercoledì era già partito un volo con «10 tonnellate di aiuti umanitari e medicine essenziali».

La Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha lanciato un appello d’emergenza da 25 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 26,7 milioni di euro, per gli interventi di emergenza e la ricostruzione dopo le piene improvvise che hanno colpito Nepal e Tibet. L’appello giunge dopo lo stanziamento di un milione di franchi per sostenere i primi interventi salvavita e servirà a coprire la risposta d’emergenza e il recupero a medio e lungo termine nei prossimi due anni.

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L’Unicef stima che siano almeno 17mila i bambini colpiti dalle devastanti alluvioni che hanno devastato i distretti nepalesi di Rasuwa, Nuwakot e Dhading

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