Nella giornata mondiale del sonno, la tecnologia al servizio del buon riposo
La seduta che interroga la neuroscienza, il supporto per non russare, il topper che favorisce il benessere. Dormire bene è possibile anche grazie al giusto device.
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Da un lato c’è la classica sedia reclinabile con pedana poggiapiedi, cuscini riscaldati e poggiatesta elettrico. Dall’altro c’è Aiora, una seduta elegante e apparentemente semplice, che usa però la meccanica pura per creare un’esperienza quasi priva di gravità per chiunque la utilizzi. Non ha componenti elettronici o sensori, si affida piuttosto ad alcuni cuscinetti di precisione: una volta appoggiata la schiena, si trova un punto di equilibrio e la sensazione è quella di fluttuare.
«Sei tu a controllare tutto, i movimenti sono rilevati e messi in atto dal tuo sistema nervoso», spiega il suo inventore David Wickett, alle spalle studi di design dell’arredamento, design industriale e ingegneria biomedica.
Sia Aiora sia la versione precedente, Elysium, si basano su un modello biomeccanico che ha costruito lui stesso per il suo dottorato. «Ho lavorato con un chiropratico per capire come si muove il bacino quando ci sediamo, in che modo questo modifica la forma della spina dorsale e come ciò debba influire sul design della sedia. Il risultato è una forma che risponde alle esigenze del nostro corpo, non alle semplici velleità di un designer».
La seduta è di fabbricazione britannica, realizzata a Cambridge con tessuti danesi, misto lana o in pelle Muirhead per la versione premium, la Signature (11.550 euro). Oltre a essere estremamente comoda, ha una particolarità insolita: utilizzarla comporta una curva di apprendimento. Piccoli movimenti producono infatti effetti inaspettati e ci vuole qualche minuto per capire il modo in cui il corpo interagisce con la seduta, ma a quel punto ci si ritrova coinvolti in una sensazione che sfiora l’equilibrio perfetto.
Chi l’ha già testata ha riferito esperienze di profonda meditazione: Wickett ha quindi deciso di studiare e approfondire i suoi effetti presso il Centre for Brain Science dell’Università dell’Essex. I risultati di laboratorio, ricavati anche da persone senza precedente esperienza di meditazione, hanno mostrato modelli di onde cerebrali simili a quelli di chi pratica la meditazione buddhista da molto tempo.













