Se manca il sonno il cervello si «protegge»: perché dopo una notte insonne non ci concentriamo
Se non abbiamo chiuso occhio, durante la veglia compaiono fenomeni simili a quelli del sonno con riduzione dell’attenzione e delle reazioni: uno studio su Nature Neuroscience mostra l’importanza del liquido cerebrospinale
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Lo sappiamo da tempo. Per migliorare la memoria, c’è un ingrediente che non può mancare. E’ il sonno, soddisfacente per quantità e qualità. Se dormiamo bene, il cervello non solo fissa meglio i ricordi ma mette anche in moto processi di recupero e “pulizia” fisiologica, utili sia a trattenere le informazioni che contano sia a eliminare le scorie accumulare nella veglia.
Tuttavia, limitare l’azione di un buon riposo al solo depositarsi dei ricordi è riduttivo. Perché quando siamo privati del necessario riposo, quella stessa “pulizia” cerebrale si sposta lungo le lancette dell’orologio: e dopo la privazione di sonno può crollare l’attenzione.
In pratica, ci si “spegne” durante una riunione o non si riesce a portare avanti un compito complesso.
Perché il cervello si preserva. E così rinuncia a concentrarsi. A spiegare finalmente cosa accade quando si fa fatica a rimanere “attenti” è un’originale ricerca che mostra perché dopo una notte in cui si è riposato poco e male diventa più difficile rimanere concentrati, con i pensieri che vagano e i tempi di reazione che si allungano.
Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, è stato condotto dagli esperti del MIT (Massachussetts Institute of Technology) ed è stato coordinato da Laura Lewis e Zinong Yang.







