Giornata mondiale

Se manca il sonno il cervello si «protegge»: perché dopo una notte insonne non ci concentriamo

Se non abbiamo chiuso occhio, durante la veglia compaiono fenomeni simili a quelli del sonno con riduzione dell’attenzione e delle reazioni: uno studio su Nature Neuroscience mostra l’importanza del liquido cerebrospinale

di Federico Mereta

Dormire bene si può (per vivere meglio)

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Lo sappiamo da tempo. Per migliorare la memoria, c’è un ingrediente che non può mancare. E’ il sonno, soddisfacente per quantità e qualità. Se dormiamo bene, il cervello non solo fissa meglio i ricordi ma mette anche in moto processi di recupero e “pulizia” fisiologica, utili sia a trattenere le informazioni che contano sia a eliminare le scorie accumulare nella veglia.

Tuttavia, limitare l’azione di un buon riposo al solo depositarsi dei ricordi è riduttivo. Perché quando siamo privati del necessario riposo, quella stessa “pulizia” cerebrale si sposta lungo le lancette dell’orologio: e dopo la privazione di sonno può crollare l’attenzione.

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In pratica, ci si “spegne” durante una riunione o non si riesce a portare avanti un compito complesso.

Perché il cervello si preserva. E così rinuncia a concentrarsi. A spiegare finalmente cosa accade quando si fa fatica a rimanere “attenti” è un’originale ricerca che mostra perché dopo una notte in cui si è riposato poco e male diventa più difficile rimanere concentrati, con i pensieri che vagano e i tempi di reazione che si allungano.

Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, è stato condotto dagli esperti del MIT (Massachussetts Institute of Technology) ed è stato coordinato da Laura Lewis e Zinong Yang.

L’azione del liquido cerebrospinale

Cosa accade quando la concentrazione cala di colpo causa sonnolenza diurna? «Secondo la ricerca il calo momentaneo dell’attenzione si associa a pulsazioni del liquido cerebrospinale, con una fase di flusso verso l’esterno seguita dal rientro – spiega Lino Nobili, Direttore della Neuropsichiatria Infantile presso l’Istituto Gaslini di Genova, docente all’Università di Genova e Presidente dell’Accademia Italiana del Sonno -. Questa reazione si verifica normalmente durante il sonno e appare importante per eliminare le scorie.

Gli autori ipotizzano che, dopo privazione del sonno, durante la veglia emergano episodi di dinamica del liquido spinale tipici del riposo notturno, come se si cercasse di recuperare almeno in parte il riposo perduto».

Lo studio

Alla fine, comunque, ne consegue proprio la drastica riduzione dell’attenzione. Dopo aver scoperto, in uno studio del 2019, che il liquido si muove secondo uno schema ritmico durante il sonno, strettamente correlato alle variazioni dell’attività delle onde cerebrali, gli esperti hanno provato a comprendere quindi cosa comporta l’interruzione del sonno.

Lo studio ha preso in esame 26 volontari osservati sia dopo una notte di privazione del sonno in laboratorio e una dopo essere stati ben riposati. Così sono stati valutati gli effetti della perdita di sonno.

Nell’esperimento i soggetti hanno indossato un casco per elettroencefalogramma per monitorare l’attività cerebrale riposando all’interno di un’apparecchiatura per risonanza magnetica funzionale per controllare sia i livelli di ossigeno nel sangue sia il movimento del liquido cerebrospinale dentro e fuori dal cervello.

Sono stati registrati anche la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria e le dimensioni delle pupille.

Il compenso del cervello

I partecipanti hanno completato due test di attenzione all’interno dello scanner, uno visivo e uno uditivo. Nel compito visivo, osservavano una croce fissa su uno schermo che occasionalmente si trasformava in un quadrato. Veniva chiesto loro di premere un pulsante ogni volta che si verificava il cambiamento. Nel compito uditivo, il segnale visivo è stato sostituito da un suono.

Dopo privazione del sonno, i partecipanti hanno ottenuto risultati significativamente peggiori rispetto a quando erano ben riposati, con reazioni ben più lente. Non solo.

Quando si verificavano questi brevi cali di attenzione, si è visto appunto che il liquido cerebrospinale tendeva a spostarsi verso l’esterno, per poi rifluire al suo interno una volta ripristinata l’attenzione.

«In sintesi, secondo gli autori dello studio, lo schema rifletterebbe il tentativo del cervello di compensare il sonno perso attivando un processo di pulizia che normalmente si verifica di notte, anche se ciò interrompe temporaneamente l’attenzione», fa sapere Nobili.

L’interessamento dell’organismo

Limitare l’impatto della carenza di sonno al solo sistema nervoso, comunque, è probabilmente riduttivo.

La ricerca mostra infatti che i cali di attenzione sono collegati a cambiamenti che coinvolgono anche la respirazione e la frequenza cardiaca, che rallentano, e le pupille che si rimpiccioliscono.

La costrizione delle pupille anticipa di pochissimo quanto avviene nel liquido cerebrospinale. Secondo Lewis, come riporta una nota, «ciò suggerisce che ci sia uno stretto coordinamento di questi sistemi, per cui quando l’attenzione viene meno, si potrebbe avvertirlo a livello percettivo e psicologico, ma riflette anche un evento che si verifica in tutto il cervello e il corpo».

«Un modo per pensare a questi eventi è che, poiché il cervello ha così tanto bisogno di dormire, fa del suo meglio per entrare in uno stato simile al sonno per ripristinare alcune funzioni cognitive – segnala Yang -. Il sistema dei fluidi del cervello cerca di ripristinare la funzionalità spingendo il cervello stesso a passare da stati di elevata attenzione a stati di elevato flusso».

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