Europa

Nei Paesi dell’Ue acque sicure e balneabili nel 96% dei casi

Nel 2024 il 96% delle acque di balneazione Ue ha rispettato gli standard minimi, con Austria e Spagna sopra il 95% ma criticità locali legate a scarichi, urbanizzazione e rifiuti

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Kim Son Hoang (Der Standard, Austria) e Lola García-Ajofrín (El Confidencial, Spagna)

4' di lettura

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Sicura e balneabile. Nel 96% dei casi l’acqua di balneazione dei Paesi dell’Ue è in buona salute e soddisfa «gli standard minimi di qualità».

È quanto emerge dal rapporto della Commissione europea, con cui sono stati valutati oltre 22.000 siti di acqua di balneazione in tutti i 27 paesi dell’UE, oltre all’Albania e alla Svizzera.

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L’ultima valutazione europea delle acque ha rilevato che «oltre l’85% dei luoghi monitorati ha soddisfatto gli “eccellenti” standard di qualità delle acque di balneazione dell’Unione europea l’anno scorso.

E almeno, il 96% di tutte le acque di balneazione ufficialmente identificate nell’UE soddisfa gli standard minimi di qualità».

In cinque paesi - Cipro, Bulgaria, Grecia, Austria e Croazia - il 95% o più delle acque di balneazione erano di ottima qualità. Solo l’1,5% delle acque di balneazione dell’UE è risultato di scarsa qualità.

Qualità migliorata in tutta Europa

«La qualità dell’acqua di balneazione sulle spiagge di tutta Europa è migliorata in modo significativo negli ultimi decenni, in gran parte grazie alle politiche e alle azioni dell’Ue dei Paesi dell’Ue - si legge nel documento -. La direttiva sulle acque di balneazione richiede un monitoraggio batteriologico sistematico delle acque di balneazione e i paesi hanno investito molto negli impianti di trattamento delle acque reflue urbane».

Le acque di balneazione europee sono molto più sicure grazie a questi miglioramenti nel trattamento delle acque reflue. «I batteri Escherichia coli e gli enterococchi intestinali - si legge ancora - possono inquinare la nostra acqua di balneazione e rappresentare un rischio per la salute umana a causa della potenziale presenza di agenti patogeni. Di solito, questi batteri derivano da acque reflue o letame non trattati che finiscono nelle acque di balneazione, ad esempio, a seguito di forti piogge».

In questo quadro, non bisogna comunque abbassare la guardia. «Sebbene la maggior parte delle acque di balneazione europee sia in ottime condizioni, l’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee rimane significativo e può essere esacerbato dal cambiamento climatico - prosegue il documento -. Migliorare la resilienza idrica per le persone e per l’ambiente nei prossimi anni sarà fondamentale».

Il caso italiano

C’è poi il caso italiano, dove la situazione sembra essere in linea con il quadro europeo. A descriverla sono i dati ufficiali del Sistema nazionale di protezione ambientale composto dall’Ispra con le agenzie regionali di protezione ambientale.

Nello specifico, oltre 5 mila chilometri di litorale, pari al 95,7% della costa monitorata, «rientrano nella classe di qualità eccellente». Secondo i dati più recenti diffusi dal Snpa, 5,1 mila chilometri di costa sono inseriti nella classe di qualità “eccellente”, «altri 152 km – il 2,8% del totale – nella classe di qualità “buona”, mentre solo 31 km (0,6%) rientrano nella classe “sufficiente” e 35 (0,7%) in quella “scarsa”».

Tutte le regioni «presentano una qualità delle acque di balneazione costiere complessivamente molto alta, con percentuali di costa in classe “eccellente” o “buona” sempre superiori al 90% (le differenze su questi valori sono attribuibili anche alle specifiche caratteristiche territoriali di ciascuna regione)». Le percentuali più elevate di costa “eccellente” si trovano in Puglia con una percentuale del 99,7%, in Friuli-Venezia Giulia con il 99,6%, Sardegna con il 98,7%. «In termini assoluti, le regioni con più chilometri di costa di qualità “eccellente” - emerge dal rapporto Snpa - sono Sardegna con 1,391 mila chilometri, Puglia con 880 chilometri e Calabria con 621 chilometri. «Si conferma dunque anche quest’anno la qualità nel complesso soddisfacente delle acque di balneazione costiere italiane. La percentuale di costa con acque in qualità “eccellente” è risultata il 95,5% nel 2023, il 95,6% nel 2024, il 95,7% quest’anno; quella di qualità “scarsa” era lo 0,8% sia nel 2023 che nel 2024 ed è risultata lo 0,7% quest’anno.

Le analisi

«Le analisi dei laboratori delle Agenzie ambientali si basano su due parametri microbiologici, le concentrazioni di Escherichia coli ed enterococchi intestinali - precisa il documento del Snpa -. Nel corso della stagione balneare 2024 (da aprile a settembre), i tecnici del Snpa hanno prelevato oltre 22mila campioni di acqua di mare e circa 2.000 campioni di acque di fiumi e laghi, per un totale di più di 24mila campioni. I punti in cui il Snpa svolge il monitoraggio sono 4.028 in mare e 371 in laghi e fiumi».

All’attività istituzionale che viene portata avanti dalle agenzie e strutture pubbliche si unisce poi quella che viene svolta dalle organizzazioni di volontariato e ambientaliste che, oltre a monitorare lo stato dell’acqua e dell’ambiente, verificano se ci sono casi di malfunzionamenti nella depurazione e negli scarichi a mare.

Austria

Il Paese conta 260 siti di balneazione ufficialmente riconosciuti come “acque di balneazione Ue”, monitorati regolarmente secondo criteri europei uniformi, inclusi indicatori batteriologici, visibilità e temperatura. I controlli sono effettuati dalle autorità distrettuali, con il supporto dell’Agenzia per la salute e la sicurezza alimentare (AGES), che gestisce anche un database nazionale in collaborazione con il Ministero della Salute. Nel 2024 il 95,8% dei laghi e fiumi analizzati ha raggiunto la “qualità eccellente” e non sono segnalati corpi idrici con criticità croniche, ma solo occasionali problematiche temporanee.

Spagna

Durante la stagione balneare 2025, l’87,6% delle aree monitorate è stato classificato come “eccellente” e il 95,9% ha rispettato gli standard minimi Ue. Il sistema di controllo è coordinato dal Ministero della Salute, mentre le comunità autonome e i comuni effettuano i prelievi periodici e trasmettono i dati al sistema nazionale. Tuttavia, il rapporto “Bandiere Nere 2025” dell’organizzazione Ecologistas en Acción ha segnalato 48 spiagge con criticità ambientali, legate soprattutto a urbanizzazione costiera, scarichi e carenze nei sistemi di depurazione, inquinamento da rifiuti e plastica, opere portuali mal gestite e problemi di coordinamento tra autorità locali, regionali e nazionali, che ritardano o bloccano interventi di ripristino.

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