La crisi del turismo

Il Pd: «Stipendi in calo e spiagge vuote. Meloni si confronti con l’Italia vera». Replica Fdi: falsità

Il Partito Democratico va all’attacco dell’esecutivo accusato di ignorare le difficoltà del Paese. Nel mirino anche la Rai

di Redazione Roma

Aggiornato il 10 agosto alle ore 17,54

5' di lettura

5' di lettura

II Partito democratico lancia un duro affondo contro il governo sulla crisi del turismo che sta svuotando anche le spiagge per via del caro prezzi. A rivolgere una puntuale critica all’esecutivo sono diversi esponenti dem, a partire dalla segretaria Elly Schlein: il calo delle presenze nelle spiagge e nelle località di vacanza «è il segno che le famiglie italiane fanno sempre più fatica, i prezzi sono aumentati naturalmente ma non sono aumentati i salari, per questo insistiamo» sul salario minimo. Schlein parlando con i giornalisti a margine della sua partecipazione alla festa dell’Unità di Villadossola (VB) ha aggiunto: «Ci racconta il sindacato dei balneari di un calo delle presenze del 15%, ci racconta Altroconsumo di un aumento dei costi del 34%: è così che molte famiglie italiane stanno facendo i conti in modo amaro e non riescono a partire e di questo il governo di destra di Giorgia Meloni non si occupa da due anni e mezzo».

Alessandro Zan, europarlamentare del Pd componente della segreteria, batte sullo stesso tasto: «Gli stipendi calano, i prezzi salgono,e per milioni di italiani le vacanze sono ormai un miraggio. Dov’è il Paese delle Meraviglie di Giorgia Meloni, quello dovetutto funziona alla perfezione? La premier continua a venderci l’Italia delle cartoline mentre il Paese reale è quello degli scontrini salati e delle ferie passate a casa».

Loading...

L’europarlamentare Zan: Meloni esca dai palazzi e si confronti con l’Italia vera

Secondo Zan, «in un Paese dove si fatica ad arrivare a fine mese e non ci si può permettere ombrelloni e hotel, parlare di turismo come “uno dei motori traianti dell’economia” è una presa in giro», Meloni, è l’invito rivolto dall’europarlamentare alla presidente del Consiglio, «dai palazzi e si confronti con l’Italia vera: quella che non chiede selfie in riva al mare, ma stipendi che permettano di arrivarci».

L’affondo dei componenti Dem in commissione di vigilanza Rai

Sulla stessa falsariga, anche i componenti del Partito Democratico nella commissione di Vigilanza Rai accusata di aver edulcorato la narrazione dei numeri del settore. «Ancora una volta la Rai sceglie di dipingere un Paese che non c’è. Nel servizio sul turismo, la narrazione è quella di un’estate da record, con agosto destinato a “fare il pieno” e un settore in salute. La realtà, invece, racconta altro. Sempre più italiani rinunciano alle vacanze che sono diventate sempre più difficili da fare. Il potere d’acquisto è crollato: per molti, anche un ombrellone in spiaggia è diventato un lusso».

Gli esponenti Dem in commissione di Vigilanza Rai ricordano anche che «secondo il sindacato balneari, gli ombrelloni occupati sono il 15% in meno rispetto allo scorso anno. Gli albergatori si aspettano un calo di presenze, mentre Altroconsumo segnala che dal 2020 i prezzi delle strutture ricettive sono aumentati del 34%. I salari, invece, scendono: -7,5% rispetto al 2021 (dati Ocse). Lo ha ammesso persino il presidente di Federalberghi, ricordando che “il turismo è legato alle buste paga”. E intanto i lavoratori del settore continuano a vivere nella precarietà, come dimostra lo sciopero dei bagnini a Rimini per stipendi troppo bassi».

La crisi, proseguono, «è reale e riguarda centinaia di migliaia di famiglie, ma il servizio pubblico televisivo continua a edulcorare la situazione, prestando così la propria linea editoriale alla volontà del governo di mettere la mordacchia al dissenso e impedire un dibattito pubblico libero e pluralista. Chiediamo una Rai realmente indipendente, che racconti il Paese per com’è e non per come il governo vuole farlo apparire. Salari, inflazione, precarietà e diritto alle vacanze non sono dettagli: sono la fotografia di un’Italia in difficoltà e meritano di stare al centro dell’informazione pubblica».

D’Attorre: salari fermi e spiagge vuote, governo su Marte

A rimarcare la crisi del settore, è anche Alfredo D’Attorre della segreteria Pd. «Le immagini delle spiagge semivuote, non quelle dei ricchi ma quelle una volta frequentate in massa dal ceto medio italiano, sono il simbolo della separazione sempre più profonda fra la narrazione trionfalistica della Meloni e la condizione reale delle famiglie. La presidente del Consiglio e il suo governo vivono ormai in una realtà parallela, priva di contatti con la quotidianità reale della stragrande maggioranza degli italiani». La stagnazione dei salari italiani, spiega, «è stata resa ancora più pesante dall’ondata inflattiva degli ultimi anni e rappresenta ormai la vera emergenza italiana, assieme ai tagli alla sanità e all’istruzione pubblica. Tutto ciò - prosegue - è lontanissimo dalla percezione di un governo che vive su Marte, ferocemente contrario al salario minimo, immobile sui mancati rinnovi contrattuali, cieco di fronte agli effetti della precarietà del lavoro, incapace di concepire qualsiasi misura concreta per la difesa del potere d’acquisto delle famiglie».

Fdi: altro che crisi, Italia top nel Mediterraneo per il turismo

 

la replica arriva dal deputato di Fratelli d’Italia, Gianluca Caramanna, responsabile del dipartimento Turismo del partito e consigliere del ministro del Turismo Daniela Santanchè. «In questi giorni registriamo l’ennesima stucchevole polemica della sinistra, alimentata dai suoi media di riferimento, che parla di “crisi delle vacanze” e di “italiani che rinunciano alle vacanze”. Come al solito falsità e basterebbe dare uno sguardo ai dati per rendersi conto del lavoro svolto dal governo in questo settore. I primi due mesi estivi hanno visto l’Italia al top del mercato turistico mediterraneo».

«Per il mese di agosto, ed in particolare per le due centrali a cavallo con il Ferragosto, il turismo montano registra i dati migliori (47,4%) con punte al di sopra del 50 per cento in prossimità del Ferragosto. Complessivamente, per l’estate in montagna, si stimano oltre 6,8 milioni di arrivi (+4,8% rispetto all’estate 2024). In generale, per il quadrimestre da giugno a settembre, si valutano 70 milioni di arrivi (5 milioni in più, pari al +7,69%, sul 2024), con un giro d’affari da 15 miliardi di euro per le prenotazioni alberghiere. Ma quello che va segnalato è il 43% di prenotazioni per i soggiorni di ottobre registrato già a giugno, importante indice della capacità di destagionalizzare che l’offerta turistica italiana è in grado di proporre». «La realtà, quindi - sottolinea Caramanna - racconta il successo di un modello turistico voluto e sostenuto dal governo Meloni, che ha avuto la capacità di cogliere il fatto che l’offerta si rimodula e si riadatta: non più solo mare ma anche montagna, città d’arte e aree interne sempre più lontano dalla classica impostazione dicotomica alta stagione/bassa stagione. Non più quel turismo di massa, invivibile e congestionato ma destagionalizzato e delocalizzato come risposta all’overtourism, che la sinistra ha dimostrato di contrastare soltanto a parole. Un modello che invece si sta rivelando vincente e che ci ha consentito in Europa di superare quest’anno la Francia arrivando dietro soltanto alla Spagna».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti