25 novembre

Negare il patriarcato non rende la nostra società più equa

Esistono milioni di studi scientifici sulla cultura patriarcale, ma il termine continua a dividere la politica.

di Monica D'Ascenzo

2' di lettura

2' di lettura

Da dove nasce la violenza contro le donne? La risposta a questa domanda non è certo univoca. Il fenomeno, ormai strutturale in Italia e non solo, è complesso e richiede un’analisi strutturata, ma è indubbio che nella lista delle cause il patriarcato sia sul podio. A dirlo sono milioni di studi internazionali. Solo un esempio: nell’archivio della National library of medicine statunitense se si cerca la parola patriarcato, il numero di studi che prendono in esame questo aspetto sono oltre un milione e mezzo. Troppi per poterne fare qui un sunto. Ma se esistono studi scientifici sul patriarcato, perché si mette ancora in dubbio che esista?

Qualche settimana fa la giornalista di Sky Tg24 Mariangela Pira ha pubblicato su Linkedin un lungo post in cui raccontava di essere stata oggetto di diverse frasi fuoriluogo e sessiste da parte di un importante manager italiano in occasione di un convegno. Perché un uomo si sente autorizzato a fare battute sui tacchi a spillo che avrebbe potuto indossare una professionista per essere più piacente? Perché, nonostante il contesto di lavoro, non si è posto il problema di poter essere ripreso per un comportamento inadeguato? E se succede a una giornalista, che ha una voce per poter denunciare l’accaduto, quante volte succede ogni giorno in ogni ambito alle altre donne? A giudicare dai moltissimi messaggi ricevuti in privato da Pira, succede molto spesso.

Loading...

Cos’è questo comportamento se non frutto di una cultura in cui l’uomo si sente “superiore” e pensa di poter trattare le donne come figlie di un Dio minore, con meno diritti e meno dignità? Un cultura che vede come lecito controllare il cellulare, i vestiti, le amicizie, le uscite e le scelte della fidanzata o della compagna. Una cultura in cui i lavori di cura nelle famiglie per oltre il 70% sono a carico delle donne. Una cultura che tollera la differenza salariale fra uomini e donne a parità di ruolo e competenze. Una cultura che produce pubblicità allusive anche per vendere polizze assicurative, rubinetti o pizze. E si potrebbe continuare in un elenco infinito.

Se la parola patriarcato è divisiva perché ha una connotazione politica da femministe di sinistra, chiamiamo la cultura italiana uominista, uomoriferita, maschiocentrica, supremaschile. Purché si sia concordi sul fatto che penalizza metà della popolazione di questo Paese ed è l’humus che alimenta la violenza contro le donne, che va dalla molestia per strada alla violenza economica, dalle botte fra le mura domestiche all’umiliazione, dallo stupro di gruppo al femminicidio. Perché ammettere che esista è il primo passo per poter costruire una società in cui le donne non debbano più aver paura di vivere.


Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti