Allarme violenze tra i giovani, la chiave sono istruzione e formazione

Maggiore conoscenza del fenomeno della violenza, ma scarsa consapevolezza: le violenze sessuali sono in aumento, soprattutto sulle giovanissime

di Chiara Di Cristofaro, Simona Rossitto e Livia Zancaner

5' di lettura

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Aurora Tila ha 13 anni quando il 25 ottobre viene uccisa dall’ex fidanzato quindicenne, che la scaraventa giù da un terrazzo. A metà novembre un 17enne e un 18enne vengono accusati di violenza sessuale di gruppo su una ragazza di 16 anni, a Rimini, per fatti avvenuti ad agosto. Un altro episodio a Lecce, dove un 23enne è indagato per violenza sessuale di gruppo ai danni di una 14enne. Negli stessi giorni, Filippo Turetta, reo confesso del femminicidio di Giulia Cecchettin l’11 novembre 2023, in aula davanti ai giudici alla domanda «Perché hai ucciso Giulia?» risponde: «Perché non voleva tornare da me».

Sono solo alcuni dei fatti di cronaca delle ultime settimane, che danno una percezione confermata dai dati: è allarme violenza tra le nuove generazioni.

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I casi di abusi sessuali, bullismo e cyberbullismo, ma anche di femminicidio nei confronti di giovani e giovanissime sono una realtà purtroppo sempre più frequente. Una realtà a cui non si può prestare attenzione solo in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il problema della violenza di genere tra ragazze e ragazzi è molto complesso e va affrontato con politiche e iniziative strutturate e mirate, soprattutto per le peculiarità della GnZ e della Gen Alpha: il ruolo dei social con l’ossessiva ricerca di visibilità; il disagio e e fragilità giovanili acuite nel post Covid,; la facilità di accesso dei minori a un porno sempre più violento; i messaggi fuorvianti e sessisti che arrivano, ad esempio, dalla musica trap, ascoltata anche da giovanissimi, senza alcun filtro adulto.

La fotografia che arriva dai dati

I numeri sulle violenze sessuali e su tutti gli altri reati da “codice rosso” (stalking o atti persecutori, violenza domestica, revenge porn) ci restituiscono una realtà che necessità di interventi immediati. Secondo i dati della direzione centrale Polizia criminale, fra il 2020 e il 2023 si è registrata una crescita del 35% delle aggressioni e le violenze di genere. Indicativo lo spaccato per età delle vittime: il 76% di donne che hanno subito violenza sessuale e il 73% delle vittime di stupro di gruppo ha meno di 34 anni.

L’incidenza delle violenze sessuali tra le giovani, inoltre, dai 14 e i 17 anni è aumentata dal 2020 dal 24 al 27 per cento. In questo contesto si devono leggere i dati relativi ai reati compiuti da minorenni: il numero complessivo è infatti in calo, mentre aumentano le segnalazioni di minori tra i 14 e i 17 anni denunciati e/o arrestati per violenza sessuale.

Aumenta la conoscenza, manca la consapevolezza

A fronte di un aumento di conoscenza del fenomeno, a cui ha contribuito in maniera importante la reazione al femminicidio di Giulia Cecchettin , tra i più giovani resta evidente una difficoltà a riconoscere gli abusi, soprattutto da parte delle vittime stesse. Nelll’ultima indagine di Fondazione Libellula, ad esempio, emerge che un adolescente italiano su tre ha subito un episodio di violenza e un giovane su cinque non è in grado di riconoscere gli abusi nelle relazioni.

La difficoltà, quindi, sembra essere quella di saper distinguere con chiarezza il confine tra forme d’amore e forme di violenza. La volontà di possesso e di controllo, “facilitata” dai social e dagli smartphone, può essere scambiata ancora per interesse. Diventa allora fondamentale un’educazione all’affettività, prima ancora di un’educazione sessuale, che trovi spazio nei programmi scolastici.

Di fronte a numeri come quelli del tribunale di Milano, ad esempio, che ci dicono come per reati orientati al genere (violenze sessuali, maltrattamenti, atti persecutori) esiste un problema soprattutto tra i giovani, non si può fare affidamento a iniziative spot dei singoli istituti. «Quello che stiamo vedendo è che i giovani adulti continuano a perpetuare un modello di predominio maschile nelle relazioni» commenta il presidente del tribunale, Fabio Roia.

Il porno che sostituisce l’educazione alla sessualità

A rendere ancor più urgente un intervento sul fronte della formazione è la sempre maggiore facilità di accesso ai video porno, che sostituiscono l’educazione sessuale e sentimentale dei più giovani a volte fin dalle scuole primarie quando manca il controllo dei genitori. Per Stefano Cirillo, psicoterapeuta pioniere nella tutela dei minori, va considerata «la crescente precocità dell’avvio alla sessualità in assenza di un’alfabetizzazione sentimentale. Oggi, accanto al permanere di una tradizionale dimensione romantica dell’innamoramento, si è fatta strada una visione della sessualità ridotta a puro consumo, significativamente condizionata dal facile accesso al porno».

Unanime il giudizio sulle strade da intraprendere quindi: istruzione, risorse per le scuole, educazione sentimentale obbligatoria e strutturata e formazione per insegnanti e dirigenti scolastici, di educatori ed educatrici. Non bastano buone intenzioni, servono atti concreti, urge un confronto diretto con chi già lavora sul campo, a partire dai centri antiviolenza. Cambiare la cultura non è un concetto astratto: significa imparare a riconoscere quei segnali che possono portare alla violenza, significa superare gli stereotipi di genere, insegnare ai più giovani ad affrontare rabbia e frustrazione anche nei rapporti sentimentali, insegnare il rispetto alla diversità di genere nelle scuole primarie, negli asili nido. E dare al linguaggio l’attenzione che merita.

L’aumento delle denunce è anche un segnale positivo

Un percorso lungo e complesso che, però, in questo ultimo decennio ha già iniziato a dare qualche frutto. Nell’aumento dei casi riportati di violenze sessuali tra le generazioni più giovani, c’è sicuramente anche l’effetto emersione. Molte giovani, molte donne sono spinte a denunciare più che in passato quando prevaleva più frequentemente un atteggiamento di omertà. Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea Onlus, fotografando il fenomeno, sintetizza dicendo che questo aumento è, da un lato, il «segno di una maggiore emersione», e dall’altro di «un aumento generale dell’aggressività sia sui social sia nelle relazioni».

Il contesto adulto: i dati sulla violenza di genere e i femminicidi

D’altronde, non possiamo certo dimenticare in quale contesto adulto crescono i giovani: nell’anno in corso, secondo i dati settimanali del ministero dell’Interno, si contano 98 donne uccise (-9%, a fronte di un -12% degli omicidi totali), di cui 84 hanno perso la vita in ambito familiare/affettivo, 51 hanno trovato la morte per mano del partner o ex partner (-12%, in linea col dato generale).

Secondo gli ultimi dati dell’Istat, nel 2023 le donne uccise sono in leggero calo (-7,1%), ma i femminicidi sono pari a circa l’82% del totale degli omicidi di donne: «Per loro– dice l’Istituto - si conferma un quadro stabile in cui le morti violente avvengono soprattutto nell’ambito della coppia». E se l’esempio con cui crescono i giovani è di violenza, sarà molto probabile.

D’altronde, non possiamo certo dimenticare in quale contesto adulto crescono i giovani: nell’anno in corso, secondo i dati settimanali del ministero dell’Interno, si contano 98 donne uccise (-9%, a fronte di un -12% degli omicidi totali), di cui 84 hanno perso la vita in ambito familiare/affettivo, 51 hanno trovato la morte per mano del partner o ex partner (-12%, in linea col dato generale). Secondo gli ultimi dati dell’Istat, nel 2023 le donne uccise sono in leggero calo (-7,1%), ma i femminicidi sono pari a circa l’82% del totale degli omicidi di donne: «Per loro– dice l’Istituto - si conferma un quadro stabile in cui le morti violente avvengono soprattutto nell’ambito della coppia». E se l’esempio con cui crescono i giovani è di violenza, sarà molto probabile che tenderanno a perpetrarlo.


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