Difesa

Nasce lo spazio cibernetico di interesse nazionale: il Capo di Stato Maggiore diventa autorità cyber

L’articolo 7 dello schema di Ddl «Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale», atteso a breve al Consiglio dei ministri

di Redazione Roma

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La Difesa italiana avrà un proprio spazio cibernetico di interesse nazionale e una catena di comando cyber definita. Lo prevede l’articolo 7 dello schema di disegno di legge «Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale», la bozza che circola e che potrebbe approdare presto al Consiglio dei ministri.

Il testo interviene sul codice dell’ordinamento militare e porta il cyber dentro l’architettura ordinaria delle Forze armate. Non più solo reti informatiche da proteggere, ma un perimetro operativo a tutto campo: dati, software, hardware, sistemi OT, sensori, connessioni fisiche ed elettromagnetiche, sistemi di controllo industriale, dispositivi mobili connessi e punti di interconnessione.

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Spazio cibernetico di interesse nazionale

La prima novità è la definizione di «spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa dello Stato». Secondo la bozza è l’insieme delle infrastrutture informatiche della Difesa e delle relazioni fisiche, logiche e cognitive tra questi elementi.

In termini pratici, il provvedimento riconosce che la sicurezza militare non passa più solo da basi, mezzi, armamenti e apparati tradizionali. Passa anche dalla tenuta dei dati, delle reti, delle infrastrutture digitali, dei sistemi industriali e delle architetture tecnologiche che permettono alla Difesa di funzionare.

Il Capo di Stato Maggiore autorità cyber della Difesa

Il passaggio più rilevante riguarda il Capo di Stato Maggiore della Difesa. La bozza lo qualifica autorità cyber del ministero della Difesa, responsabile dell’organizzazione, della preparazione professionale, dell’approntamento e dell’impiego del personale cyber interforze.

C’è di più. Il Capo di Stato Maggiore concorrerebbe, anche in tempo di pace, alla tutela degli interessi strategici nazionali collegati alla difesa dello spazio cibernetico. E il testo richiama espressamente la pianificazione e la condotta di operazioni cibernetiche in Italia e all’estero.

Alla stessa autorità la bozza attribuisce il potere di emanare direttive interforze sulla difesa dello spazio cyber, sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sui dati raccolti ed elaborati in ambito Difesa e sullo spazio elettromagnetico, nei limiti di interesse delle Forze armate.

Infine i dati. Il Capo di Stato Maggiore viene qualificato responsabile unico dei dati del ministero della Difesa: il dato trattato come asset strategico militare, non più come semplice informazione amministrativa o operativa. Significa poteri di indirizzo, coordinamento e vigilanza su impiego, condivisione, gestione, qualità e sicurezza dei dati, oltre che sulle architetture e sulle infrastrutture tecnico-logistiche collegate.

Il brevetto di Specialista Cyber Militare

L’articolo 7 istituisce anche il brevetto di «Specialista Cyber Militare», una figura professionale cyber interna alla Difesa, con percorsi formativi e criteri di riconoscimento delle competenze.

Il brevetto, spiega la bozza, viene rilasciato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa al personale militare che abbia superato corsi formativi di elevato livello tecnico istituiti presso il ministero della Difesa, oppure che risulti già in possesso di elevate competenze specialistiche nel settore cyber.

La cornice attuativa è a doppio binario. Un decreto del ministro della Difesa definirà livelli di qualifica, modalità di rilascio, requisiti per il mantenimento del brevetto e casi di sospensione o decadenza. Al Capo di Stato Maggiore spetteranno invece gli iter formativi, le modalità di accertamento e assegnazione del livello di qualifica, oltre all’eventuale ritiro o sospensione del brevetto.

Il filo che lega le tre misure è uno solo: la Difesa smetterebbe di essere custode delle proprie reti per diventare soggetto operativo nello spazio cibernetico. Il primo banco di prova è in Consiglio dei ministri.

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