Msf e decine di Ong bandite da Gaza dal 1° gennaio
La revoca della licenza, ufficializzata dal ministero per gli Affari della Diaspora, è motivata con il mancato rispetto dei nuovi requisiti richiesti da Tel Aviv in materia di trasparenza su personale, finanziamenti e modalità operative. E arriva mentre dieci Paesi lanciano l’allarme su una situazione nella Striscia definita «catastrofica»
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La più nota, da tempo sotto la lente del governo israeliano, è Medici senza frontiere. Ma nell’elenco delle 37 organizzazioni umanitarie che da domani, 1° gennaio, non potranno più operare a Gaza ci sono altre Ong di peso e di notorietà mondiale: Oxfam, ActionAid, Caritas Internationalis.
La revoca della licenza, ufficializzata dal ministero per gli Affari della Diaspora, è motivata con il mancato rispetto dei nuovi requisiti richiesti da Tel Aviv in materia di trasparenza su personale, finanziamenti e modalità operative. E arriva mentre dieci Paesi lanciano l’allarme su una situazione nella Striscia definita «catastrofica».
«La principale inadempienza – si legge nel comunicato del ministero israeliano - è stata il rifiuto di fornire informazioni complete e verificabili sui propri dipendenti», considerando che «le verifiche di sicurezza hanno rivelato che i dipendenti di alcune organizzazioni erano coinvolti in attività terroristiche...in particolare, Medici senza frontiere».
Ma quelle informazioni, come aveva spiegato alcuni giorni fa al Sole 24 Silvia Mancini, responsabile degli affari umanitari per Msf - «sono estremamente sensibili» e «rischiano di creare problemi di sicurezza, non sapendo l’utilizzo che ne verrà fatto».
La legge francese, inoltre, vieta all’organizzazione di fornire informazioni sul suo staff.Il Cogat, l’organismo di difesa israeliano che supervisiona gli aiuti umanitari sostiene che l’impatto su Gaza sarà minimo, visto che le organizzazioni presenti nell’elenco contribuiscono per meno dell’1% degli aiuti totali destinati alla Striscia.








