La riunione dei Volenterosi

Europa pronta a inviare truppe in Ucraina. L’Italia si sfila. Ft: da Usa stop fondi ai Paesi Ue al confine con la Russia

Sul tavolo anche il contributo di ciascun Paese alle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina

Ucraina, a Parigi la riunione della 'Coalizione dei Volenterosi'

9' di lettura

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I volenterosi accelerano: 26 Paesi sono pronti a dar vita a una “forza di rassicurazione”, anche schierando truppe in Ucraina, nell’ambito di un eventuale cessate il fuoco ma l’Italia, come annunciato, si sfila da un impegno diretto sul terreno.

I capi di Stato e di governo della coalizione si sono riuniti oggi in un summit che si è svolto in forma ibrida. Al termine della riunione, i leader hanno avuto un colloquio a distanza con il presidente americano Donald Trump.

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“Stiamo dando concretezza alle garanzie di sicurezza a lungo termine per l’Ucraina e garantendo già ora il supporto alle nostre Forze di difesa ucraine”: così in un tweet sul proprio profilo X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al termine della riunione dei Volenterosi oggi a Parigi. «Ringrazio tutti per questo lavoro importante, per il sostegno al nostro popolo e per la disponibilità a continuare a stare accanto all’Ucraina e ad aiutarci a proteggere vite” ha al termine del vertice della Coalizione dei Volenterosi a Parigi, ringraziando in particolar il presidente Donald Trump: “Vorrei dare un ringraziamento speciale al presidente Trump per tutti i suoi sforzi per porre fine a questa guerra e per la disponibilità dell’America a fornire supporto all’Ucraina da parte sua”.

Le forze armate dei paesi alleati saranno coinvolte nelle garanzie di sicurezza dell’Ucraina e c’è un’intesa sul numero approssimativo di coloro che hanno aderito. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa dopo al videocall dei volenterosi, citato da Interfax Ucraina. «Abbiamo concordato che ci sarà una presenza». Il Regno Unito ha rivelato che la cosiddetta coalizione dei Volenterosi fornirà “missili a lungo raggio” all’Ucraina.

L’ipotesi di un meccanismo difensivo a sostegno dell’Ucraina, ispirato all’articolo 5 della Nato, a quanto si apprende, è ancora sul tavolo della coalizione dei Volenterosi. Secondo fonti vicine al dossier, la proposta portata avanti dalla premier Giorgia Meloni, è stata citata anche dal presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky

In collegamento con il presidente Trump

E’ poi iniziata la riunione in videocollegamento da Parigi con il presidente americano Donald Trump. L’Eliseo ha annunciato che sono due i temi all’ordine del giorno: la richiesta di ulteriori sanzioni statunitensi contro la Russia e il contributo di ciascuno alle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto oggi ai leader europei, riuniti come “Coalizione dei volenterosi”, che l’Europa deve smettere di acquistare petrolio russo poiché sta aiutando Mosca a finanziare la sua guerra contro l’Ucraina. A dichiararlo è stato un funzionario della Casa Bianca.

Secondo Trump, la Russia ha ricevuto 1,1 miliardi di euro di carburante dall’UE in un anno. Il presidente ha anche sottolineato che i leader europei devono esercitare pressioni economiche sulla Cina affinché “smetta di finanziare gli sforzi bellici della Russia”. In più, Trump chiude i rubinetti per la difesa dell’Europa: gli Stati Uniti elimineranno gradualmente i programmi di assistenza alla sicurezza per gli eserciti dei Paesi europei che confinano con la Russia, spingendo il continente a finanziare maggiormente la propria difesa.

Stop fondi sicurezza Usa a Paesi Europa a confine con Mosca

Gli Usa elimineranno gradualmente i programmi di assistenza alla sicurezza per gli eserciti europei lungo il confine con la Russia, spingendo il continente a finanziare maggiormente la propria difesa. Lo scrive il Financial Times, secondo cui si tratta di un budget di oltre 1 miliardo di dollari. La scorsa settimana funzionari del Pentagono hanno informato i diplomatici europei che gli Stati Uniti non finanzieranno più programmi di addestramento ed equipaggiamento per le forze armate nei Paesi dell’Europa orientale che si troverebbero in prima linea in un eventuale conflitto con la Russia, secondo fonti vicine al dossier.

La spesa per questo programma del Pentagono, che rientra nell’ambito di un’autorità nota come ’Sezione 333’, deve essere approvata dal Congresso Usa, ma l’amministrazione Trump non ha richiesto ulteriori fondi.

Quelli già approvati saranno disponibili fino alla fine di settembre 2026. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che la mossa è in linea con gli sforzi del presidente Donald Trump per “riesaminare e riallineare” gli aiuti esteri con l’America First e corrisponde a un ordine esecutivo da lui emesso il primo giorno del suo mandato.

“Questa azione è stata coordinata con i Paesi europei in linea con l’ordine esecutivo e con l’enfasi di lunga data del presidente nel garantire che l’Europa si assuma maggiori responsabilità per la propria difesa” ha affermato il funzionario. Sotto la pressione di Trump, a giugno gli alleati Nato hanno concordato di aumentare la loro spesa per la difesa al 5% del Pil. Il programma ha stanziato 1,6 miliardi di dollari in Europa tra il 2018 e il 2022, secondo il Government Accountability Office degli Stati Uniti.

Tra i principali beneficiari figurano Estonia, Lettonia e Lituania. Funzionari di decine di ambasciate europee a Washington, anche di Paesi che non ricevono l’assistenza, hanno partecipato a una riunione in cui i funzionari del Pentagono hanno informato dei tagli. La mossa sembrava mirata a incoraggiare i Paesi europei più ricchi a finanziare maggiormente l’assistenza alla sicurezza degli Stati in prima linea, ha detto un funzionario europeo al Ft.

I governi europei sono rimasti sconcertati dalla comunicazione e stanno cercando di ottenere ulteriori dettagli da Washington, secondo due diplomatici informati sulle discussioni. I funzionari europei, secondo il quotidiano, stanno anche cercando di capire se i finanziamenti interni possano colmare le lacune o se i tagli avranno un impatto su elementi critici della sicurezza europea. “Se saranno brutali, le implicazioni saranno enormi”, ha affermato uno dei diplomatici, aggiungendo che la Nato ne risentirà sicuramente, poiché parte dei finanziamenti passerà attraverso l’alleanza. “Sta causando molta preoccupazione e incertezza”, ha affermato il secondo diplomatico, paragonandola alla precedente decisione di Trump di tagliare gli aiuti internazionali degli Stati Uniti.

Leader europei

Tornando al vertice di oggi - come riportato dal Guardian - il primo ministro estone Kristen Michal ha affermato che, sebbene “Putin speri che i suoi giochi stanchino il mondo democratico, la nostra unità e determinazione hanno dimostrato il contrario”, aggiungendo che “le garanzie di sicurezza devono essere definite da chi le richiede e le fornisce. La Russia non ha voce in capitolo sul futuro dell’Ucraina, né sul futuro dell’Europa e della Nato”, ha precisato.

Dello stesso avviso è stato anche un altro leader baltico, il lituano Gitanas Nauseda che ha sottolineato come “le garanzie devono costituire un deterrente reale, non un altro memorandum di Budapest”.

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, alla fine della riunione della Coalizione dei volenterosi di oggi, ha affermato che questo formato “non solo è disposto, ma è anche in grado di agire” a sostegno dell’Ucraina.

“Abbiamo avuto un importante incontro della Coalizione dei Volenterosi. Stiamo unendo le forze per rafforzare le garanzie di sicurezza dell’Ucraina - attraverso l’aria, il mare, la terra e la rigenerazione delle Forze ucraine. La Coalizione non è solo disposta, ma anche in grado di agire”.

«Italia, Polonia e Germania sono fra i 26 paesi» che parteciperanno alle garanzie di sicurezza, “con un contributo che va dalla rigenerazione dell’esercito ucraino, al dispiegamento di truppe di terra, mare e cielo, o con la messa a disposizione di basi”. Lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, al termine della riunione dei Volenterosi a Parigi. “Ognuno ha le sue modalità di contributo, alcuni inviando truppe sul territorio, altre mettendo a disposizione le loro basi Nato, non voglio qui dare dettagli, ma tutti e tre i paesi sono contributori importanti a queste garanzie di sicurezza”, ha aggiunto.

La posizione russa

«La Russia non discuterà l’idea di un intervento militare straniero in Ucraina in nessuna forma». Lo ha detto la portavoce del ministro degli Esteri russo Maria Zakharova che ha poi aggiunto: «La Russia non intende discutere l’idea di un intervento straniero in Ucraina, del tutto inaccettabile e che mina la sicurezza, in nessuna forma» ha detto. Inoltre, «la possibile vendita da parte degli Usa di oltre 3.000 missili contraddice l’aspirazione di risolvere il conflitto diplomaticamente».

“Non è la Russia” che può decidere sullo schieramento di truppe occidentali in Ucraina, ha replicato il segretario generale della Nato, Mark Rutte.

«Le garanzie di sicurezza richieste dall’Ucraina rappresentano una minaccia per il continente europeo e sono assolutamente inaccettabili». ha poi affermato Maria Zakharova (video), durante un briefing, come riporta la Tass. “Le idee del leader di Kiev, che sono essenzialmente una copia carbone delle iniziative degli sponsor europei, nemmeno degli sponsor ma del partito europeo della guerra, come abbiamo già detto più di una volta, sono assolutamente inaccettabili. Mirano a preservare l’Ucraina come trampolino di lancio per il terrore, per le provocazioni contro il nostro paese».

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Ieri sera, mercoledì, Emmanuel Macron aveva proclamato che «gli europei sono ormai pronti a offrire all’Ucraina le garanzie di sicurezza necessarie, una volta raggiunta la pace». Oggi a Parigi si riunisce il gruppo dei Volenterosi.

Infine la portavoce del ministero degli Esteri ha parlato di Ursula von der Leyen: le voci su un presunto attacco ibrido del Cremlino che ha provocato l’atterraggio dell’aereo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen utilizzando mappe cartacee “hanno il sapore della disperazione”.

Nel frattempo Mosca dimostra di non essere isolata economicamente nonostante le sanzioni occidentali. Russia e Cina rafforzano i legami anche sul petrolio. Il colosso petrolifero Rosneft ha firmato un accordo per la fornitura a Pechino di ulteriori 2,5 milioni di tonnellate di petrolio all’anno attraverso il Kazakistan. Lo ha riferito il ministro dell’Energia russo Sergey Tsivilyov in un’intervista alla televisione Rossiya-24 durante l’Eastern Economic Forum, nel resoconto della Tass. “L’accordo è stato firmato anche da Rosneft e dalle sue controparti cinesi per la fornitura aggiuntiva di 2,5 milioni di tonnellate di petrolio attraverso il Kazakistan”, ha detto il ministro. Non solo petrolio ma anche gas: Russia e Cina hanno firmato documenti per la fornitura di totali 106 miliardi di metri cubi di gas all’anno, ha detto il ministro dell’Energia Tsivilyov nella stessa intervista, dando conto dei risultati della missione di quattro giorni appena conclusa in Cina dal presidente Vladimir Putin. “Abbiamo firmato accordi per un volume totale di forniture di 106 miliardi di metri cubi di gas all’anno alla Cina. Questa è un’enorme alternativa alle nostre forniture all’Europa, rifiutate dai partner europei”, ha aggiunto Tsivilyov.

Da Washington Trump interviene sulla situazione russo-ucraina. “Ho seguito la situazione, l’ho vista e ne ho parlato con il presidente Putin e il presidente Zelensky. Qualcosa accadrà, ma non sono ancora pronti. Ma qualcosa succederà. Ce la faremo”. Così il presidente in un’intervista a Cbs, rilanciata sul suo account Truth, alla vigilia della riunione dei Volenterosi con il leader ucraino a Parigi.

Mosca contraddice l’ottimismo di Trump. «Ci dispiace constatare che Kiev e i suoi sponsor europei non hanno ancora la volontà di cercare soluzioni pacifiche alla crisi» ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin, ripreso dalla Tass.

I partecipanti

La riunione della Coalizione dei volenterosi sull’Ucraina è stata presieduta dal presidente francese, Emmanuel Macron, nei saloni dell’Eliseo, e dal premier britannico Keir Starmer, a distanza. La presidenza francese ha fornito la lista dei leader in presenza: il premier belga, Bart De Wever, la premier danese, Mette Frederiksen, il presidente finlandese, Alexander Stubb, il primo ministro olandese, Dick Schoof, il presidente del Consiglio polacco, Donald Tusk, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen e l’inviato speciale del presidente americano, Steve Witkoff.

Collegati in videoconferenza sono la premier Giorgia Meloni, il premier albanese Edi Rama, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier australiano Anthony Albanese, il premier bulgaro Rossen Jeliazkov, quello canadese Mark Carney, il presidente cipriota Nikos Christodoulidis, il premier croato Andrej Plenkovic, il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez, la premier estone, Kristen Michal, il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, il premier irlandese Micheal Martin, quello giapponese Shigeru Ishiba, quella lettone, Evika Silina, il presidente lituano Gitanas Nauseda, il premier lussemburghese Luc Frieden, il montenegrino Milojko Spajic e quello norvegese, Jonas Gahr Store.

A Parigi al via riunione "volenterosi" per Ucraina: arrivo dei leader

Il consigliere di Zelensky, Andriy Yermak, ha dichiarato su X di aver incontrato l’inviato Usa Witkoff insieme al consigliere per la sicurezza nazionale del Regno Unito, Jonathan Powell, il consigliere diplomatico del presidente francese Emmanuel Bonne, il consigliere per la sicurezza nazionale del cancelliere tedesco Gunter Sautter e il consigliere diplomatico della premier italiano Fabrizio Saggio. “Il nostro compito principale è l’attuazione pratica degli accordi raggiunti dai nostri leader in merito alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina - ha affermato Yermak - Queste garanzie devono essere solide e efficaci: in aria, in mare, a terra e nel cyberspazio. Abbiamo anche discusso del rafforzamento delle sanzioni, del ritorno dei prigionieri di guerra ucraini e dei bimbi rapiti dalla Russia”.

Kiev: morti in attacco russo due sminatori di ong danese

Un attacco russo nell’Ucraina settentrionale ha ucciso due membri dell’ong Consiglio danese per i rifugiati (Drc) che stavano bonificando un’area precedentemente occupata dalle forze di Mosca, ha dichiarato il governatore ucraino locale. “I russi hanno deliberatamente preso di mira i lavoratori della missione umanitaria di sminamento del Consiglio danese per i rifugiati, si sa che due persone sono state uccise”, ha scritto sui social media il governatore della regione di Chernihiv, Vyacheslav Chaus.

Il Consiglio danese per i rifugiati (Drc) ha fatto sapere che l’attacco aveva colpito uno dei suoi siti di sminamento. “L’attacco è costato la vita a due colleghi ucraini e ne ha feriti altri otto”, ha dichiarato il Drc in una nota. “Al momento dell’incidente, le squadre del Drc stavano svolgendo attività umanitarie esclusivamente civili, lavorando per bonificare mine e residuati bellici esplosivi”, ha aggiunto la nota. L’attacco ha colpito la periferia del capoluogo regionale di Chernihiv, a 125 chilometri a nord di Kiev. “Prima i russi hanno disseminato la zona di esplosivi e mine. Ora stanno uccidendo persone, civili che rischiano la vita per bonificare il nostro territorio”, ha aggiunto Chaus. Le forze russe hanno circondato la città all’inizio della guerra, dopo aver invaso l’Ucraina dalla Bielorussia, alleata di Mosca, che si trova a 50 chilometri di distanza.

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