Green economy

Mobilità sostenibile, condividere l’auto (carpooling) agli italiani piace

Nel 2025 condivisi 795mila viaggi e tolte dalle strade 454mila auto private. In aumento del 150% i chilometri risparmiati. Torino al primo posto

di Daniela Russo

Il carpooling in Italia fa proseliti

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La mobilità condivisa in Italia corre su due binari opposti. Da un lato il carpooling aziendale accelera, con numeri in forte crescita e un impatto misurabile su traffico ed emissioni, dall’altro il car sharing sconta una contrazione dell’offerta, pur a fronte di una domanda che resta viva. I dati raccontano così un settore a doppia velocità, dove a fare la differenza sono sostenibilità economica e contesto normativo.

Carpooling, una scommessa vincente per le aziende

I dati dell’Osservatorio nazionale sul carpooling aziendale 2026, realizzato da Jojob Real Time Carpooling, fotografano un comparto in forte crescita, con impatto diretto sull’ambiente: nel 2025 sono 795.335 i viaggi condivisi, grazie ai quali è stato possibile risparmiare 12.488.149 chilometri percorsi, togliendo dalle strade 454.819 auto private ed evitando l’emissione di 1.623.442 kg di CO₂ per un risparmio economico complessivo generato per gli utenti pari a 2.496.184 euro. Il confronto con il 2023 vede crescere del 153% il numero dei chilometri risparmiati, del 113% quello dei viaggi effettuati e incrementare del 153% sia la quota di CO₂ evitata che il beneficio economico complessivo generato dalla mobilità condivisa.

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«Il risultato del 2025 è eclatante – commenta Gerard Albertengo, amministratore delegato di JoJob RT -, in termini assoluti, però, c’è ancora molto spazio per una crescita ulteriore. Francia e Spagna hanno adottato politiche pubbliche di incentivazione alla sharing mobility, che fanno la differenza e che in Italia non sono previste, tanto che non esiste nemmeno una vera e propria definizione di carpooling. Il risultato ottenuto è frutto della volontà e dell’impegno delle aziende che stanno investendo in questa direzione».

Nel 2025 il carpooling aziendale mostra una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione più marcata nelle regioni caratterizzate da una forte mobilità pendolare. Il 56% dei viaggi si concentra in cinque regioni: Piemonte, Puglia, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. A livello provinciale, i primi tre territori per numero di viaggi sono Torino con 66.180 viaggi, Bologna con 58.739 e Milano con 30.792.

Lo studio scatta anche una fotografia del carpooler medio: la fascia più attiva è quella 30–39 anni, che nel 2025 totalizza 245.200 viaggi, pari al 30,98% del totale. Nel complesso, il 56% dei viaggi è effettuato da persone tra i 30 e i 49 anni e oltre il 77% dei viaggi è realizzato da utenti tra i 20 e i 49 anni, evidenziando una forte connessione con gli spostamenti legati a lavoro e studio. Oltre 7 viaggi su 10 sono effettuati da uomini (70,84%), mentre le donne rappresentano il 29,16 per cento. «Non è un caso che il carpooler medio rientri nella fascia d’età dei neogenitori – aggiunge Albertengo -. Il dato anagrafico riflette una maggiore attenzione agli equilibri economici e anche una propensione diversa a fare scelte orientate alla sostenibilità ambientale». Un tema su cui impatta il rallentamento imposto alle politiche green europee dallo scenario internazionali ma che non frena la crescita del carpooling aziendale, sostenuto ancora dal vantaggio economico per utenti e imprese e dalla necessità di sopperire alla mancanza di adeguati mezzi di trasporto pubblico per coprire spostamenti extraurbani.

Car sharing, frena l’offerta

Diverso, invece, lo scenario relativo all’andamento del car sharing in Italia. Uno strumento che, secondo le evidenze del 9° Rapporto nazionale sulla sharing mobility, curato dall’Osservatorio nazionale coordinato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, vede crescere la domanda, a fronte di una riduzione dell’offerta.

«Il rapporto dell’Osservatorio nazionale fotografa in modo fedele la realtà e corrispondente ai nostri dati: la domanda di car sharing c’è e rimane forte – commenta Giuseppe Benincasa, direttore generale Aniasa -. Il car sharing continua a essere, uno strumento strategico per decongestionare le città e ridurre le emissioni, offrendo veicoli di ultima generazione e consentendo a molti utenti di rinunciare all’auto privata». Secondo l’ultimo Rapporto Annuale dell’Associazione nazionale industria dell’autonoleggio, della sharing mobility e dell’automotive digital, nel 2024 si registra un calo importante dei volumi relativi a questa tipologia di mobilità, dai quasi 5 milioni del 2023 ai circa 4.200.000 del 2024. Diminuiscono le vetture in flotta, ferme a circa 3.300 unità.

«Il car sharing – aggiunge Benincasa - era pensato per decongestionare le città. Negli ultimi anni il sistema è stato colpito da tre dinamiche pesanti. La prima è la criminalità: furti, cannibalizzazione dei veicoli per pezzi di ricambio, vandalismi. In Italia il fenomeno ha dimensioni tali da ridurre in alcuni casi la flotta disponibile sotto il 50 per cento. La seconda è l’approccio delle amministrazioni locali, che non hanno trattato lo sharing come un servizio funzionale al decongestionamento ma come una fonte di entrate. Infine, il car sharing sconta un’Iva al 22%, anziché al 10% come il trasporto pubblico locale. Questo squilibrio ha eroso la sostenibilità economica del modello».

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