Balcani

Missione Nato Kfor, Portolano: c’è il rischio di un deterioramento rapido della sicurezza

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa è intervenuto mercoledì 17 giugno davanti alle commissioni difesa e esteri riunite di Camera e Senato sul decreto missioni

di Andrea Carli

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Se la regola generale è che i dossier della politica estera sono strettamente connessi alle strategie promosse da un paese sul piano della difesa, nel caso dell’Italia questo principio è ancora più attuale. Basti pensare a due aree: quella dei Balcani e il Libano.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La missione Kfor e il Kosovo

Nel primo caso l’Italia promuove l’integrazione di quei paesi nell’Unione europea, e si adopera a difesa del principio che debbano avere la priorità sull’Ucraina. Allo stesso tempo, deve fare i conti con l’intenzione, espressa dalla Nato, di ridurre il numero di militari che operano sotto l’ombrello della missione Kfor.

Loading...

L’annuncio da parte dell’Alleanza atlantica risale al 12 giugno. La missione conta circa 4.600 militari da 29 nazioni, dopo un rinforzo di quasi 1.000 unità disposto nel 2023 in risposta agli attacchi di Zvecan. Il generale SACEUR Grynkewich ha spiegato che la decisione riflette il miglioramento delle condizioni di sicurezza e che la misura è «reversibile». La Nato non ha comunicato l’entità numerica della riduzione né i contingenti nazionali coinvolti, rendendo impossibile una valutazione precisa dell’impatto operativo. L’Italia contribuisce alla KFOR con un contingente stimato tra 300 e 500 militari.

«Avrete sentito parlare della decisione degli Stati Uniti di adeguare i propri contributi al modello di forze della Nato - ha confermato nelle ultime ore il segretario generale della Nato, Mark Rutte -. In alcuni casi questa mossa è stata interpretata come un problema, come un allontanamento degli Stati Uniti dai propri alleati ma la realtà non è questa. Gli Stati Uniti hanno chiarito il proprio impegno nei confronti della Nato. Abbiamo esaminato la divisione dei compiti nel contesto delle forze convenzionali e constatiamo che gli alleati europei e il Canada sono pronti, disposti e in grado di fare di più».

Il Libano e la missione Unifil

Sull’altro fronte, quello del Libano, l’Onu ha deciso di andare a chiudere la missione Unifil. E l’Italia in questa operazione riveste un ruolo di primo piano: è uno dei principali Paesi contributori della missione (circa 10.000 militari e il contingente italiano è di circa 1.200 unità).

Ed è proprio su questi due dossier si è soffermato il generale Luciano Portolano. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa è intervenuto mercoledì 17 giugno in audizione davanti alle commissioni difesa e esteri riunite di Camera e Senato sul decreto missioni.

Kosovo, Portolano: c’è rischio rapido deterioramento sicurezza

Portolano ha commentato la possibile riduzione e rimodulazione della struttura della missione KFOR in Kosovo, «nella quale siamo inseriti attivamente dal 1999. Lo ricordo personalmente, in quanto sono stato il primo comandante che è entrato in Kosovo in quel periodo». «Ritengo - ha affermato il generale - che una valutazione sulla riduzione delle forze bisogna farla, ma in maniera veramente prudente e accurata per evitare di correre il rischio di esporre il teatro ad un rapido deterioramento delle condizioni di sicurezza a causa delle mai sopite tensioni fra Pristina e Belgrado».

«Tra l’altro - ha proseguito - una eventuale riduzione senza un oculato “strategic assessment” che guardi anche agli aspetti politici potrebbe anche dare spazio a ulteriori capacità di influenza di stakeholders esterni e faccio riferimento alla Russia. Quindi nella lettera che ho inviato al comandante supremo della Nato, generale Grynkewich, sentito anche il ministro Crosetto, ho cercato di evidenziare quali sono gli aspetti principali che bisognerebbe tener conto prima di avviare un’implementazione di una cosiddetta riduzione di quello che è il contingente presente nei Balcani», ha spiegato il Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Libano: «Serve componente operativa in supporto forze armate libanesi»

Quanto a invece Unifil, «le Nazioni Unite parlano di successiva missione in Libano. Onestamente - ha confidato Portolano nell’intervento davanti a deputati e senatori - non so se mai questa verrà accettata da Israele, ma avere un ombrello di copertura con una risoluzione delle Nazioni Unite è assolutamente essenziale. Ma dando un ruolo prioritario ad una missione internazionale che già esiste e che svolge effettivamente delle attività a supporto delle forze armate libanesi, che sono l’elemento essenziale per la smilitarizzazione o la demilitarizzazione e il disarmo di Hezbollah». Questo dovrebbe accadere, ha precisato, «non solo attraverso capacità di e formazione, addestramento, capacity building, sostegno economico finanziario, ma soprattutto attraverso quella che potrebbe essere una componente operativa, che potrebbe supportare le forze armate libanesi in quello che sono le attività di accompagnamento, di assistenza, di consulenza nello sviluppo delle proprie attività, così come una componente navale che continui a svolgere quello che attualmente Unifil sta svolgendo (di controllo contro l’approvvigionamento delle milizie di Hezbollah», ha concluso il Capo di Stato Maggiore della difesa.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti