Ragazzi in viaggio

Minori non accompagnati, la roulette dell’accoglienza e il percorso in salita per diventare adulti

Arrivano soli, dopo lunghi viaggi, fuggendo da guerre e povertà. Ma il percorso di integrazione è accidentato e pieno di cavilli burocratici

di Nicoletta Cottone (Il Sole 24 Ore), Dimitris Angelidis (EfSyn), Julie Šafová (Deník Referendum)

Compiere 18 anni per un minore non accompagnato ha una serie di conseguenze sul percorso di integrazione

14' di lettura

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Mohamed Keita, classe 1993, ivoriano, oggi è un affermato fotografo. Ha lasciato la Costa D’Avorio a 14 anni a causa della guerra civile. Ha attraversato la Guinea, il Mali, l’Algeria, la Libia ed è giunto a Malta. Poi ha raggiunto l’Italia nel 2010, a 17 anni, accolto al centro diurno per minori Civico Zero, nel cuore di San Lorenzo a Roma. Ha studiato l’italiano mentre lavorava come portiere in un albergo. E a Civico Zero ha scoperto la sua vocazione per la fotografia. Oggi a Roma segue i ragazzi del centro, e nel 2017 ha collaborato all’apertura di due scuole di fotografia per bambini delle periferie di Bamako, in Mali, e di Nairobi in Kenya. Laboratori da cui è nata la mostra “Scatti liberi - L’Africa negli occhi dei bambini”, all’Auditorium parco della Musica di Roma. 

Una storia di chi ce l’ha fatta. Perchè ai minori stranieri giunti soli in Italia dovrebbe essere assicurata la possibilità di crescere con un sostegno materiale e affettivo. Come prevede la Convenzione dei diritti del fanciullo Onu 1989, che impegna gli Stati a rispettare i diritti enunciati nel testo. Nella realtà, invece, per molti minori non accompagnati che giungono in Italia le cose non vanno così. Il compimento dei 18 anni è uno spartiacque che esclude molti giovani dai percorsi di integrazione e di istruzione. E ancor prima c’è la roulette dell’accoglienza. E capita di essere parcheggiati nei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, oltre i 45 giorni previsti. Una sosta che spesso spezza il percorso di integrazione e di crescita.

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Le trappole e le incognite del viaggio

I minori non accompagnati sono giovani che arrivano in Italia dopo viaggi pieni di trappole e incognite. Attraverso itinerari lunghi e pericolosi. Minorenni e soli. Vulnerabili. Privi di cura e di custodia. Ragazzi che, per lo più, fuggono da guerre, violenze e povertà. Affrontano viaggi che sono spesso una vera e propria odissea, vissuta superando confini e deserti, compiendo traversate in acque pericolose, affrontando mille difficoltà. Con in tasca la speranza di un futuro migliore. Tra il 2014 e il 2024 sono giunti in Italia via mare, 127.662 minori stranieri non accompagnati. In media 11.600 arrivi l’anno fra adolescenti, preadolescenti e, in alcuni casi - solo l’1,65% - bambini. «I più sofferenti sono i ragazzi che arrivano dalle aree sub sahariane - spiega Maria Franca Posa, coordinatrice dei servizi minori della Caritas di Roma - che hanno attraversato, il deserto, la Libia, il mare. Che hanno subito violenze in questo percorso. Minori che spesso hanno l’obiettivo di trovare subito un lavoro per mandare i soldi a casa. Ragazzi che perdono la loro adolescenza. Noi oltre all’accoglienza cerchiamo di costruire ponti di bellezza, attraverso teatro, pittura, percorsi ludici e attività sportive, oltre al sostegno allo studio. Coltivando sogni e speranze».

Gargaglia (Save the children): la roulette dell’accoglienza

«Spesso però il viaggio per giungere in Italia - ricorda Niccolò Gargaglia, responsabile protezione minori di Save the children - non è meno complesso del percorso lungo e travagliato da affrontare all’arrivo, dalla difficile fase dell’identificazione all’accesso ai percorsi dell’accoglienza. Spesso nei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, non viene rispettato il termine massimo di permanenza di 45 giorni e ci si trova di fronte a casi in cui i minori restano parcheggiati lì dai 3 ai 24 mesi. Con conseguenti difficoltà di alfabetizzazione e di scolarizzazione. Ancora troppi diventano così maggiorenni e finiscono nei Cas per adulti o fuggono verso le grandi città o cercano di attraversare il confine a Ventimiglia».

Divieto di respingimento dei minori non accompagnati

La legge Zampa è stato un passo avanti per la protezione dei minori non accompagnati che arrivano in Italia. Definisce le regole dell’accoglienza, a partire dal divieto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati, senza eccezioni. Sono state individuate procedure per l’accertamento dell’età ed è stato stabilito un sistema organico di accoglienza, con standard minimi per le strutture residenziali e la promozione dell’affido familiare. La legge promuove la nomina di tutori volontari, che possono essere privati cittadini disponibili ad assumere la tutela di un minore (massimo di tre). La normativa 47/2017 ha anche consolidato alcuni diritti fondamentali di questi minori, dall’assistenza sanitaria all’istruzione, alle garanzie processuali.

Gli ostacoli sul cammino dell’integrazione

Il primo ostacolo da affrontare sul cammino dell’integrazione è l’accertamento dell’età, con i rischi connessi legati alla mancanza di documenti originali e al rischio di essere identificati come adulti. Per i minorenni si apre la tutela e il primo rilascio del permesso di soggiorno, tappe fondamentali per l’avvio del percorso di inclusione. Un processo spesso ostacolato dalle lentezze burocratiche che rischiano di compromettere l’intero percorso. Importante la presenza di un rappresentante legale del minore straniero solo. «Spesso è il tutore pro-tempore della comunità di accoglienza - spiegano a Save the children - a dover ricoprire questo ruolo per lunghi periodi, talvolta fino al compimento del diciottesimo anno e per tanti giovani contemporaneamente».

La differenza fra la previsione delle norme e la realtà

C’è un abisso fra la previsione delle norme e la realtà. Secondo i dati di Save the children solo poco più di un minorenne su due (58,1%) a giugno 2024 era accolto in centri di seconda accoglienza, Sai o extra Sai. I minori stranieri non accompagnati sono quindi spesso ospitati nei Cas minori, i Centri di accoglienza straordinaria o in altre tipologie di strutture emergenziali. In queste strutture, dove i minori dovrebbero restare pochissimo, sono garantiti solo servizi di base. Inadatti alle esigenze di ragazzi e ragazze per periodi più lunghi. Ancora troppo poco applicato applicato l’istituto dell’affido familiare, promosso dalla legge 47/2017 come prioritario rispetto alle strutture: a giugno 2024 appena il 20,4% dei minorenni presenti in Italia risultavano accolti in famiglia, ma attenzione: di questi ben l’87% erano minori ucraini in fuga dalla guerra. Ancora moltissimi gli allontanamenti volontari: dal 1° gennaio al 30 settembre 2024 dei 6.610 allontanamenti volontari dalle strutture registrati, il 25%, pari a circa 1.650 minori, è uscito definitivamente dal sistema di accoglienza, con tutti i rischi correlati.

De Marco (Caritas): con il decreto Cutro minori trattenuti con gli adulti

«Sotto il profilo dell’accoglienza - spiega Manuela De Marco, delegata Caritas alle problematiche dei minori stranieri non accompagnati - facciamo i conti con la carenza di strutture di prima accoglienza in linea con cautele e tutele previste dalla legge. Anche il Sai, Servizio accoglienza integrazione, è sottodimensionato rispetto alle esigenze e ha una procedura lunga e macchinosa, che spesso non coincide con l’urgenza di trovare accoglienza. E quindi alla fine i Cas, che sono strutture temporanee e di emergenza, diventano l’asse portante dell’accoglienza. A questo si aggiunge le conseguenze del decreto Cutro, che nel 2023 ha scardinato, in nome di una emergenza che non era ingestibile, uno dei caposaldi del decreto Zampa, che prevedeva non si potessero unire minori e adulti». Il decreto Cutro prevede oggi che i minori over 16, in determinate circostanze, possano essere trattenuti nei centri per adulti fino a cinque mesi, in caso di flussi straordinari.

Servono investimenti nei percorsi di integrazione

«Servono investimenti - spiega la delegata Caritas Manuela De Marco - nei percorsi di integrazione. Per esempio è molto problematica la frequenza di tirocini formativi, che hanno una burocrazia lunga e complessa. Come l’iter per la richiesta del titolo di studio originale del Paese di provenienza che non sempre è possibile esibire. C’è stato un tentativo di sostituirlo con una dichiarazione, per esempio, dei genitori. Ma è una lotteria». La Caritas ha chiesto di portare il permesso di soggiorno per i minori non accompagnati a 19 anni o di rilasciarlo senza parere a 18 anni.

Garante dei minori Terragni: il progetto per promuovere l’affido familiare

Ancora poco utilizzato per i minori non accompagnati l’istituto dell’affido familiare. «L’affido familiare - sottolinea l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni - è effettivamente ancora poco utilizzato nell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Questo soprattutto per la complessità delle procedure di presa in carico dei minori e la scarsa conoscenza dell’istituto». Per questo l’Autorità garante ha attivato a fine 2024 il progetto Affido - Promozione dell’accoglienza familiare dei minori stranieri non accompagnati, finanziato con le risorse del Fondo europeo asilo migrazione e integrazione 2021-2027. «Gli obiettivi sono - spiega Ferragni - aumentare il numero di enti locali in grado di promuovere e accompagnare l’affido familiare dei minori non accompagnati; mettere in rete enti locali ed enti del terzo settore che abbiano elaborato strumenti e metodologie a supporto dell’istituto; rafforzare le connessioni con la rete europea sulla tutela - European guardianship network-. Sono già stati individuati 15 comuni, titolari di progetti Sai -Sistema di accoglienza e integrazione- per minori, che riceveranno supporto per l’erogazione di servizi destinati a promuovere l’affido dei minori non accompagnati».

Credit: Gianfranco Ferraro per Save the children

Lo scorso anno sono arrivati in Italia 18.625 minorenni soli

Laconica la descrizione che la legge italiana fornisce di questi giovani. Il minore non accompagnato è «il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano». In base al report del ministero del Lavoro lo scorso anno in Italia sono arrivati 18.625 minori non accompagnati, circa 4.600 in meno rispetto al 2023. Sono per lo più maschi (88,4%) quelli giunti in Italia nel 2024. Solo il 13,7% di età compresa fra i 7 e i 14 anni. Quasi il 78% ha più di 16 anni (di questi, il 57% ha 17 anni e il 21% ne ha 16). Le ragazze sono solo 2.227 e rappresentano l’11,6% del totale. Sono soprattutto di origine ucraina, giunte in Italia per fuggire dalla guerra. Secondo il cruscotto del ministero dell’Interno nel 2025, dall’1 gennaio al 16 giugno 2025 sono giunti in Italia 4.720 minori non accompagnati.

Credit: Gianfranco Ferraro per Save the children

Nel 2024 in testa l’Egitto

L’accoglienza è solo il primo passo di un percorso di integrazione che deve essere in grado di fornire un orientamento, di aiutare i giovani negli studi, nelle scelte, nella realizzazione dei sogni di ognuno. Compreso quello di ricongiungersi con familiari in altri Paesi. I minori soli giunti in Italia nel 2024 provengono soprattutto dall’Egitto (3.792), dall’Ucraina (3.503), dal Gambia (2.176), dalla Tunisia (1.789), dalla Guinea (1.512), dalla Costa d’Avorio (2884), dall’Albania (586), dal Bangladesh (487).

La tagliola dei 18 anni

Spegnere le candeline dei 18 anni per ragazzi e ragazze italiani è un rito di passaggio alla vita adulta, un momento di festa con famiglia e amici. Una occasione in cui ricevere gli auguri, scartare i regali e pensare al proprio futuro. Per i minori non accompagnati che arrivano in Italia soli, invece, quel compleanno è una soglia traumatica. Un momento che può interrompere di colpo il percorso di crescita. Perché al compimento dei 18 anni le strade si biforcano e solo alcuni ottengono dal Tribunale dei minorenni la possibilità di essere sostenuti fino ai 21 anni nell’accesso al mondo del lavoro, nella prosecuzione degli studi, nella ricerca di un’abitazione. Nel poter usufruire, insomma, di una rete di accoglienza e di inclusione. Gli altri devono cavarsela da soli. «Troppo spesso i minori non accompagnati - ricorda Niccolò Gargaglia, responsabile protezione minori di Save the children - restano per mesi in grandi centri privi di opportunità e una volta maggiorenni si scontrano con ostacoli burocratici e con notevoli difficoltà di inserimento lavorativo e abitativo». Perché una volta spente le 18 candeline i ragazzi devono disporre di un lavoro e di una abitazione autonoma per poter restare in Italia, tutte conquiste che richiedono tempo e sostegno. Molto difficile la fase di rinnovo dei documenti. Nel corso del 2023, 11.700 neo-diciottenni sono usciti dal sistema di accoglienza e protezione. Nello stesso anno i permessi rilasciati a seguito di conversione dal permesso per minore età sono stati 1.366. Si danno le impronte digitali, si fa la richiesta, poi si aspetta. E cresce l’ansia di questi ragazzi soli e con il futuro appeso alla validità dei documenti.

L’incontro col carcere per chi commette reati

I minori stranieri non accompagnati che commettono reati non dovrebbero essere accolti dal carcere ordinario, ma da istituti penali minorili. Ma non sempre le cose vanno così. «Almeno la metà dei minori che entrano nelle carceri minorili sono stranieri non accompagnati. La fase di identificazione è molto complessa. Non avendo i documenti - spiega Irene Testa, Garante dei detenuti della Sardegna - capita spesso di ritrovarli negli istituti per adulti e talvolta persino nei Cpr. Molti di loro provengono da ambienti molto poveri, vivono in strada, finiscono in contesti di microcriminalità. Con molte difficoltà riescono ad accedere a misure alternative o alle comunità alloggio. Un alto numero viene sottoposto a custodia cautelare negli istituti».

L’importanza del tutore volontario

«Una figura chiave nel percorso di crescita - sottolinea Niccolò Gargaglia, responsabile protezione minori di Save the children - può essere il tutore volontario, che fa le veci dei genitori nel seguire il percorso di crescita del minore». Secondo i dati dell’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza è in aumento il numero dei tutori volontari di minori stranieri non accompagnati. Gli iscritti negli elenchi tenuti dai tribunali per minorenni sono a quota 4.273, con un incremento dell’6,59% dal 31 dicembre 2023 al 30 giugno 2024. I distretti di Corte d’appello nei quali si sono riscontrati i maggiori incrementi sono Genova (58,33%), Firenze (42,37%), Milano (20,11%) e Trieste (15%). I tutori volontari, che prestano gratuitamente il loro sostegno, sono 531 a Torino, 524 a Roma, 481 a Venezia, 454 a Milano. I minori non accompagnati che vivono in Italia non sono solo numeri, ma giovani con aspettative e paure. Con la speranza di avere un futuro migliore. Futuro per ora ancora in bilico fra successi e fallimenti, fra vittorie e percorsi tutti in salita.

La situazione in Grecia

Secondo i dati del Segretariato Generale per i cittadini vulnerabili e la protezione istituzionale del Ministero della Migrazione e dell’Asilo, si stima che al 1° giugno 2025 vivessero in Grecia 2.115 minori rifugiati non accompagnati. Il 93% erano maschi e il 7% femmine. Il 12,6% aveva meno di 15 anni.

Alla stessa data, 1.313 minori non accompagnati vivevano in centri di accoglienza, 211 in appartamenti semi-autonomi (destinati a minori non accompagnati di età superiore ai 16 anni), 97 in strutture di accoglienza di emergenza, 430 in centri di accoglienza e identificazione e 64 in campi profughi.

Capacità: 1.746 posti in strutture ricettive (centri per minori non accompagnati e appartamenti semi-autonomi), 154 posti in strutture ricettive di emergenza.

Secondo i dati dell’organizzazione The Home Project, nel 2024 quasi un terzo di tutti i rifugiati arrivati in Grecia (circa 63.000) erano minori. Di questi, quasi il 60% aveva meno di 12 anni. Il 22% dei minori era registrato come minore non accompagnato o separato.

All’arrivo in Grecia, i minori rifugiati non accompagnati vengono collocati in speciali “aree sicure” all’interno dei Centri di accoglienza e identificazione (RIC) in condizioni di detenzione di fatto per un massimo di 25 giorni al fine di essere registrati. Lo Stato è tenuto a nominare un tutore che abbia custodia del minore, li rappresenti in tutti i rapporti con le autorità, garantisca la loro iscrizione a scuola e il loro accesso ai servizi sanitari, provvedano al rilascio di una tessera di previdenza sociale, li sostenga in caso di violenza, sfruttamento o discriminazione, provvedano a trovare un avvocato, sostengano le procedure di ricongiungimento familiare, collaborino alla promozione del collocamento del minore in una famiglia affidataria.

Tuttavia, a causa dell’aumento del numero di arrivi e della riduzione del numero di posti di accoglienza, si registra un sovraffollamento nelle aree di sicurezza di alcuni centri di accoglienza e identificazione, dove alcuni minori non accompagnati rimangono in condizioni di detenzione di fatto per periodi prolungati, alcuni per mesi, con una totale mancanza di accesso ai servizi di protezione dell’infanzia e ai servizi di base quali l’assistenza sanitaria, il sostegno legale e l’istruzione.

Inoltre, l’attuazione e l’efficacia del sistema di tutela sono messe alla prova nella pratica, a causa del lungo ritardo nella nomina dei tutori, che lascia i minori senza rappresentanza legale per molti mesi, con la conseguenza che essi rimangono senza accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e al sostegno legale.

Secondo i dati presentati dall’organizzazione METAdrasi a metà marzo 2025, dal 30% al 40% dei minori non accompagnati arrivati in Grecia nell’ultimo decennio hanno parenti stretti in altri paesi europei e desiderano andare a vivere con loro come una famiglia. Tuttavia, essi incontrano la riluttanza della maggior parte dei paesi europei, che stanno facendo tutto il possibile per ritardare e, in ultima analisi, sabotare il processo di ricongiungimento familiare. Dal 2024 alla metà di marzo 2025, sono stati completati solo 130 ricongiungimenti familiari e un terzo delle richieste è ancora in sospeso.

La situazione in Repubblica Ceca

La stragrande maggioranza degli stranieri nella Repubblica Ceca sono rifugiati provenienti dall’Ucraina. Alla fine del primo trimestre del 2025, nella Repubblica Ceca erano registrate complessivamente 1 073 303 persone di nazionalità straniera, che corrispondono a circa un decimo della popolazione totale della Repubblica Ceca. Tra le persone di nazionalità straniera che vivono da tempo nella Repubblica Ceca, predominano i cittadini ucraini (566.151). “Il significativo aumento del numero di stranieri sul territorio della Repubblica Ceca è dovuto principalmente al rilascio di protezione temporanea ai cittadini ucraini in fuga dalla guerra nel loro Paese”, afferma il Ministero dell’Interno. La Repubblica Ceca ha anche il numero più alto di rifugiati provenienti dall’Ucraina pro capite nell’UE.

Dalla primavera del 2022, bambini senza genitori stanno arrivando nella Repubblica Ceca dall’Ucraina. Nel 2023, la Commissaria per i diritti umani e Coordinatrice nazionale per l’adattamento e l’integrazione dei rifugiati Klára Šimáčková Laurenčíková ha dichiarato che nella Repubblica Ceca ci sono circa 30 mila bambini rifugiati provenienti dall’Ucraina che sono arrivati qui senza essere accompagnati da rappresentanti legali, duecento dei quali sono arrivati da soli senza adulti. Šimáčková Laurenčíková ha affermato che alcuni di questi giovani vivono ora in centri di accoglienza e altri sono stati affidati a famiglie, ma molti sono finiti in istituti per l’infanzia. Tuttavia, non conosciamo il numero esatto di bambini ucraini senza genitori presenti nella Repubblica Ceca.

L’Ufficio per la protezione giuridica internazionale dei minori sostiene che nel 2023 vivevano nella Repubblica Ceca un totale di 115 minori rifugiati non accompagnati, 86 dei quali provenienti dall’Ucraina. L’anno precedente erano 281, 147 dei quali provenienti dall’Ucraina. Oltre all’Ucraina, l’ufficio parla anche di dieci minori rifugiati provenienti dalla Siria, sei dalla Turchia e sei dall’Afghanistan. Tuttavia, questi dati si riferiscono al numero di bambini che l’Ufficio per la protezione giuridica internazionale dei minori sa essere presenti nella Repubblica Ceca, il che certamente non include tutti i bambini che si trovano effettivamente nel paese.

I bambini non accompagnati vengono registrati direttamente dagli assistenti sociali del Dipartimento per la protezione dei minori (OSPOD). Questi ultimi dispongono di informazioni sulla loro sistemazione e forniscono loro assistenza in base alle loro condizioni e alla loro età. È loro dovere proporre al tribunale la soluzione migliore per l’affidamento del minore, che corrisponda alle esigenze individuali di ciascuno di essi.

L’assistenza fornita in queste strutture è simile a quella fornita ai minori cechi, ma con alcuni servizi aggiuntivi, come l’uso di interpreti, la consulenza legale o un numero maggiore di lezioni di lingua ceca.

Anche alcune ONG offrono assistenza, soprattutto ai bambini più grandi e agli adolescenti. “Per un numero significativo di minori non accompagnati e giovani adulti, la vita nella Repubblica Ceca è molto fragile e incerta ed è difficile per loro mantenere la stabilità. Dal punto di vista sociale, economico e psicologico”, afferma l’Organizzazione senza scopo di lucro per l’aiuto ai rifugiati (OPU). L’organizzazione definisce diverse raccomandazioni per l’accoglienza e l’integrazione dei minori migranti non accompagnati e dei giovani adulti. Queste includono la fornitura di alloggi a prezzi accessibili o la creazione di strutture adeguate per contatti a lungo termine e l’identificazione dei bisogni.

Solo un numero molto esiguo di bambini rifugiati nella Repubblica Ceca proviene da paesi diversi dall’Ucraina (da paesi come la Siria, la Turchia o l’Afghanistan).

Nel 2019, la Grecia ha chiesto ai paesi europei di accogliere centinaia di bambini non accompagnati provenienti dai campi profughi greci. Questo appello è arrivato anche alla Repubblica Ceca tramite lettera. I greci hanno chiesto al Ministero dell’Interno ceco di accogliere 40 minori bisognosi di cure urgenti.

Le ONG e numerose personalità pubbliche hanno invitato il governo ad accettare i bambini rifugiati non accompagnati. Hanno anche sottolineato che le autorità ceche e i servizi di sicurezza sono in grado di controllare le persone e valutare il rischio. Tuttavia, la Repubblica Ceca non ha accettato questi rifugiati. L’ex ministro dell’Interno Jan Hamáček ha affermato che la Repubblica Ceca potrebbe accogliere afghani e pakistani di età compresa tra i 16 e i 18 anni provenienti dai campi profughi in Grecia, che egli considera un rischio per la sicurezza.

Nel 2020, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la Repubblica Ceca, la Polonia e l’Ungheria non hanno adempiuto ai loro obblighi ai sensi del diritto dell’Unione europea rifiutando la ridistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo.

Alcuni dei migranti detenuti nella Repubblica Ceca, che hanno meno di 18 anni e non hanno genitori nel Paese, sono stati inviati dal tribunale a istituti scolastici selezionati. Tutti i bambini in età scolare obbligatoria, compresi quelli con lo status di rifugiati, devono frequentare la scuola primaria. Spesso erano diretti in Germania senza alcuna intenzione di rimanere nella Repubblica Ceca.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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