Nuove verifiche su eventuali procedimenti penali in corso su Minetti
Ora si sta di nuovo scavando, soprattutto in Spagna e in Uruguay
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
La procura generale di Milano sta effettuando nuove verifiche su eventuali procedimenti penali in corso, in particolare all’estero, a carico di Nicole Minetti, l’ex igienista dentale che ha chiesto e ottenuto la grazia. Da quanto si è appreso, dai primi accertamenti effettuati nei mesi scorsi dalla pg Francesca Nanni e dal sostituto pg Gaetano Brusa, che poi diedero parere positivo ma non vincolante all’atto di clemenza, Minetti non risultava indagata. Ora si sta di nuovo scavando, soprattutto in Spagna e nel Paese sudamericano.
In particolare la procura Generale di Milano sta acquisendo in Uruguay, per verificarne la veridicità, la sentenza di adozione del figlio di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani, nell’ambito della vicenda della richiesta della grazia, poi ottenuta, da parte dell’ex igienista. L’accertamento è uno di quelli richiesta dal ministero nel supplemento di indagine che si è reso necessario in seguito all’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. Quando venne presentata la richiesta di clemenza, nell’agosto scorso, l’atto dei giudici del Paese sudamericano poi recepito da quelli italiani era stato prodotto dai legali di Minetti.
I punti oscuri
Dodici documenti con referti medici, relazioni di psicologi e di istituti di carità: tutte certificazioni contenute in un allegato alla richiesta di grazia, che per gli inquirenti era stato fino a l’altro ieri la chiave per il provvedimento di clemenza a Nicole Minetti. Anche perché in quel dossier messo a punto dai legali dell’ex consigliera della Lombardia non viene fatto cenno dell’alert in Uruguay - arrivato solo pochi giorni fa - per il rintraccio della madre biologica o delle circostanze di morte del suo legale.
E da Montevideo rimbalza intanto la notizia che una settimana fa è stato rimosso il responsabile delle adozioni in Uruguay per «squilibri e decisioni errate prese durante i processi di adozione», secondo quanto riporta El Observador.
L’ospedale di Padova e il San Raffaele di Milano, poi, ancora nelle ultime ore hanno sostenuto di non avere nei propri database dei riferimenti a quel bimbo, su cui l’Italia avrebbe dato parere negativo per un intervento.








