Consiglio comunale

Milano, «sì» alla vendita di San Siro a Inter e Milan. Fi decisiva

Dopo quasi 12 ore di discussione consecutive via libera a notte fonda alla delibera sulla cessione dello stadio Meazza

di Sara Monaci

Il sindaco di Milano Beppe Sala porta a casa l’ok del Consiglio comunale alla vendita di San Siro a Milan e Inter

5' di lettura

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Milano dice sì alla vendita di San Siro. A notte fonda, il Consiglio comunale ha approvato la delibera per la cessione dello stadio a Milan e Inter, la cui offerta da 197 milioni di euro sarebbe scaduta proprio oggi. I voti a favore della maggioranza sono stati 24, sufficienti a far passare il documento grazie alla decisione di Forza Italia di uscire dall’Aula che ha abbassato il quorum; i no sono stati invece 20, nessun consigliere si è astenuto. Il tutto mentre fuori da Palazzo Marino non mancavano le proteste, anche alla luce delle recenti vicende giudiziarie del comune meneghino che riguardano proprio l’urbanistica. Alla fine il sì è stato possibile grazie ad un gioco di alleanze tattiche in consiglio, con Forza Italia che è andata in soccorso (pur senza dare voto favorevole esplicito) del Partito democratico, non in grado da solo di garantire i 25 voti necessari.

Ieri sera sono stati presentati 239 emendamenti, qualcosa è stato accolto. In sostanza viene chiesta alle squadre qualche risorsa in più per la città, lasciando la regia al Consiglio comunale; maggiori azioni di contrasto alla criminalità organizzata, in aggiunta alle norme previste, con l’istituzione di white list delle imprese coinvolte nei lavori e nella realizzazione del progetto; 14 milioni di euro in progetti di sostenibilità ambientale in aggiunta agli obiettivi di neutralità carbonica da raggiungere in città; la garanzia da parte dell’acquirente dell’adozione di misure per l’accessibilità, l’inclusione e contro ogni forma di discriminazioni, limitando a un massimo di 5 milioni eventuali attività di bonifiche nel Parco dei Capitani. Questi sono i punti principali contenuti proposti dal Pd e approvati dall’Aula.

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Canto del cigno per Milano-Cortina

Il tempo di ospitare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e lo storico impianto, a cent’anni dalla sua inaugurazione, sarà abbattuto per lasciare il posto a un altro, più moderno e funzionale, in tempo per gli Europei di calcio del 2032. A quanto pare firmato dall’archistar britannico Norman Foster. «Abbiamo provato a scrivere una pagina nuova, e siamo solo all’inizio», afferma al termine della seduta di quasi 12 ore la vicesindaca Anna Scavuzzo, che parla di «soddisfazione rispetto alla prospettiva di trasformare l’area di San Siro, su cui c’era preoccupazione per un futuro incerto». Rimanda invece i commenti alle prossime ore il sindaco, Giuseppe Sala, rimasto in Aula per tutta la seduta. «In “salese”», il gergo del Consiglio comunale, «mi ha detto “sono contento”», rivela Scavuzzo, auspicando ora che «la maggioranza non perda i pezzi, anche se il passaggio è stato di forte frizione».

Sette voti contrari in maggioranza

Dei 20 voti contrari alla delibera, sono sette quelli della maggioranza, che si aggiungono a quelli di Lega, Fratelli d’Italia, Noi Moderati e di un consigliere di Forza Italia, Alessandro De Chirico, che ha votato no in dissenso con la linea del partito. Non hanno partecipato al voto il capogruppo della Lista Beppe Sala Sindaco, Marco Fumagalli, che ha dichiarato la sua intenzione di dimettersi, e Manfedi Palmeri del centrodestra. Nel corso della lunga discussione non sono mancate le polemiche, anche della maggioranza e, soprattutto, dei Verdi, in particolare per avere scelto il metodo della tagliola: un sub emendamento, quando ormai erano le 3 di notte, ha fatto decadere la maggior parte dei 239 emendamenti. Sino a quel momento ne erano stati discussi appena 25.

La palla passa ora a Milan e Inter

«Quando ci sono posizioni diverse che si confrontano», prova a tagliare corto la vicesindaca Scavuzzo, «la dialettica funziona così. Abbiamo lasciato lo spazio per esprimersi e per assumere una decisione e la maggioranza di questa aula si è espressa». La parola passa ora a Milan e Inter. «Adesso parte una pratica amministrativa non banale», conclude Scavuzzo, «e tocca alle squadre fare una parte che fino ad ora hanno fatto troppo poco».

Dello storico impianto resterà soltanto un pezzo della curva Sud, trasformato in museo per raccontare la sua storia e quella dei tantissimi campioni che alla Scala del calcio si sono esibiti. Tutto il resto sarà abbattuto per far posto a un moderno impianto da 71.500 posti, con annessi parcheggi, negozi, ristoranti e persino hotel di lusso. Nel dossier di quasi trecento pagine che nei mesi scorsi Inter e Milan hanno presentato al Comune di Milano si parla di un investimento di circa 1,2 miliardi di euro, 700 milioni solo per la realizzazione del nuovo impianto.

Inserito in un progetto di rigenerazione urbana di circa 281mila metri quadrati, avrà due grandi anelli, memoria storica del progetto degli anni Cinquanta, con una inclinazione studiata per garantire la visibilità ottimale da ogni settore. La struttura sarà realizzata su un podio che fungerà da accesso per i tifosi. Nei giorni in cui non ci saranno partite, quest’area si aprirà per diventare una grande piazza integrata con il parco circostante ed essere attivo 365 giorni all’anno.

Finisce così un dibattito durato oltre 6 anni. Inizialmente i progetti proposti dalle società erano stati rivisti e “limitati” dal consiglio comunale. Poi tutto si fermò negli anni del Covid. Quando la discussione riprese, nel 2022, l’opposizione si fece ancora più forte e in molti chiedevano la riqualificazione del vecchio Meazza. Tanto che la società Webuild nel 2024 lanciò un possibile progetto di fattibilità, donato alla città, per illustrare le possibilità di riqualificare lo stadio. Ma costi e tempi non hanno mai convinto le squadre, che hanno sempre respinto questa possibilità.

Così nel 2024 il sindaco Giuseppe Sala decide di proporre la vendita dell’area, in modo che al progetto di un nuovo stadio corrispondesse anche un progetto di riqualificazione del quartiere, di cui gli acquirenti avrebbero dovuto farsi carico. Al bando non ha partecipato nessuno, se non Inter e Milan appunto. I costi previsti sono quelli indicati dall’Agenzia delle entrate, se pure con la critica di comitati cittadini e dei Verdi, che ritengono la cifra di 197 milioni troppo bassa. Nel 2025 intanto è stato aperto un fascicolo esplorativo dalla procura di Milano. Non a caso le squadre hanno imposto fra le varie clausole la sospensione del contratto in caso di avvio di procedimenti penali.

Da parte sua il Comune ha imposto l’”earn out”, la richiesta di una percentuale di plusvalenze in caso di vendita a terzi prima di 5 anni. Le parti si sono accordate che su gli interventi collaterali - bonifiche, realizzazione del verde profondo e riqualificazione del tunnel Patroclo - Palazzo Marino interverrà con 22 milioni. Inoltre, la realizzazione di attività ricettive e commerciali verrà sottoposta a Piani attuativi da approvare in consiglio comunale.

«Accogliamo con grande soddisfazione la decisione del Consiglio Comunale di autorizzare la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan – dichiara Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda –. Si tratta di un passaggio strategico che apre la strada alla costruzione di un’infrastruttura all’avanguardia, in linea con gli standard internazionali, destinata a diventare un volano per l’attrattività e l’innovazione di Milano. Assolombarda ospiterà prossimamente la presentazione del progetto con i vertici dei due club»

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