La vendita di San Siro, una vicenda nata nel 2019
Tutto inizia nell’estate del 2019 quando i club presentano una proposta al sindaco Sala per la realizzazione di un nuovo stadio nell’area di San Siro
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È una ’never ending story’, come l’ha definita una volta il sindaco di Milano Giuseppe Sala, quella sulla realizzazione del nuovo stadio di Inter e Milan e sul futuro di San Siro, con anni di discussioni, polemiche, ricorsi ed esposti in Procura. Il capitolo finale va in scena con la seduta del Consiglio comunale, convocata a oltranza, che si esprimerà sulla vendita del Meazza e delle aree circostanti, dopo sette anni di trattative.
Tutto inizia nell’estate del 2019 quando i club presentano una proposta al sindaco Sala per la realizzazione di un nuovo stadio nell’area di San Siro, il cui destino è quello di essere abbattuto per fare spazio ad un impianto più moderno. Il primo cittadino cerca di convincere i club a ristrutturare San Siro ma per loro è più conveniente la realizzazione di un nuovo impianto. Tra le polemiche di chi vorrebbe salvare lo stadio di Milano parte l’iter amministrativo. Per il nuovo stadio i club optano per la soluzione dello studio Populous, chiamata La Cattedrale. È il Consiglio comunale a dover valutare l’interesse pubblico del progetto e stabilire dei paletti per i club. Dopo il voto la giunta recepisce le proposte dell’aula, che si esprime non senza spaccature anche in maggioranza tra chi vorrebbe salvare lo stadio di San Siro, e l’8 novembre 2019 dà il via libera al pubblico interesse.
Tra i paletti per le squadre ci sono il rispetto delle volumetrie del Pgt, più verde, gli investimenti per il quartiere. La delibera di conferma della dichiarazione di pubblico interesse arriva il 5 novembre 2021. Dopo che la politica si è espressa è il turno dei cittadini che possono farlo partecipando al dibattito pubblico sul nuovo stadio, che va in scena nell’autunno del 2022. La strada per la realizzazione del nuovo impianto si fa però più complicata tanto che i club iniziano a guardare altrove, l’Inter a Rozzano e il Milan a San Donato per i nuovi stadi. Tra gli ostacoli principali c’è il referendum per salvare il Meazza dall’abbattimento, che però viene dichiarato inammissibile dai Garanti del Comune, e soprattutto il vincolo sul secondo anello che dovrebbe scattare dal 2025, per i 70 anni. Siamo nel 2023 e il sindaco Sala, insieme a Inter e Milan, chiede alla Sovrintendenza di anticipare il parere e nell’estate arriva la risposta positiva, il secondo anello sarà vincolato dal 10 novembre 2025, quindi lo stadio non si potrà abbattere. Si ritorna all’ipotesi iniziale, cioè ristrutturare il Meazza.
Nel 2024, a marzo in Consiglio comunale viene presentato un progetto, dello Studio Arco Associati, che dimostra come la ristrutturazione di San Siro si può fare mentre i club giocano. La società WeBuild si rende disponibile a preparare uno studio di fattibilità, che viene presentato a giugno ai club. A settembre arriva un nuovo no da parte di Inter e Milan, non conviene ristrutturare San Siro e quindi si torna al progetto di un nuovo stadio. A questo punto l’idea del sindaco Sala è quella di vendere lo stadio e le aree a Inter e Milan per realizzare il progetto. Rimane il tema del vincolo che secondo la sovrintendenza però non scatta in modo automatico se un bene passa dal pubblico al privato. Il Comune fa valutare il prezzo di vendita all’Agenzia delle entrate che lo stima in 197 milioni di euro. Siamo a marzo 2025, arriva l’ennesimo colpo di scena: la Procura di Milano apre un fascicolo conoscitivo sulla vendita, su esposto del Comitato Sì Meazza, con l’obiettivo di verificare se ci siano o meno danni per le casse pubbliche. A marzo arriva il bando per la vendita di San Siro, che rimane aperto fino al 30 aprile. L’offerta di acquisto arriva ed è quella di Inter e Milan che presentano un documento di 300 pagine sul futuro dell’area. Dopo la pausa estiva si arriva in giunta a settembre, che dà parere favorevole alla delibera, che ora è nelle mani del Consiglio comunale.








