Il graffio del lunedì

Milan e Juventus sempre più vicine alla Champions: domenica sfida a San Siro

Il Napoli implode in casa con la Lazio: Inter in discesa verso il titolo. A Roma intanto c’è maretta con Gasperini

di Dario Ceccarelli

Rabiot festeggia con Leao il gol contro il Verona che consente ai rossoneri di riagganciare il Napoli al secondo posto REUTERS

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Vero che ci sono problemi molto più gravi al mondo, e qui ve li risparmiamo, ma non vi sembra davvero ad andamento lento il nostro campionato? Lasciamo perdere l’Inter che con 12 punti di vantaggio sulle due «inseguitrici» (Napoli e Milan), a cinque giornate dalla fine può giustamente, e con orgoglio, pensare ai festeggiamenti per il 21esimo scudetto della sua storia. Ne ha tutti i diritti per la superiorità espressa, per gioco, capacità offensiva (78 reti)

Ma le altre? Che dovrebbero lottare con le unghie e coi denti per assicurarsi i tre posti rimanenti per la Champions, come stano andando? Come giocano? Che valore aggiunto hanno dato al nostro calcio?

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Il quadro è sconfortante, quasi surreale. Le due seconde, che avrebbero dovuto «braccare» la capolista, Napoli e Milan, sembra che facciano a gara per cascare una addosso all’altra, come nei film di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Questa volta il Milan, dopo due sconfitte consecutive, è riuscito a «piegare< (0-1) il Verona, ormai in serie B, con 15 sconfitte nelle ultime 15 partite. Ma che fatica! Nemmeno la scalata del K2. Qualcuno lo ha definito il classico Milan di Allegri, brutto ma vincente. Cinico ed essenziale. La realtà però è diversa: il Milan ha vinto grazie all’unico acuto (gol di Rabiot su assist filtrante di Leao) dei rossoneri. Tutto il resto è noia, avrebbe detto Califano guardando quel triste secondo tempo al Bentegodi con il Diavolo tutto rintanato a difendere l’uno a zero.

D’accordo, vincere era importante. L’obiettivo è la Champions. Ma bisogna ridursi così? Con il rischio che da un corner o da qualche pasticcio difensivo il Verona trovi l’1-1 ? Ve lo vedete il Bayern di Monaco che fa le barricate al Bentegodi?

«Il bel gioco? Prima il risultato», precisa Allegri che la settimana scorsa con l’Udinese aveva visto le streghe.

E il Napoli? In due settimane ha buttato via tutto. Sconcertante la sconfitta con la Lazio al Maradona. Non si è salvato nessuno. Soprattutto i famosi infortunati sui quali Conte per mesi ha costruito il suo alibi per giustificare i troppi passi falsi. Ebbene, nonostante questa corsa dei gamberi, sia Conte che Allegri sono i più gettonati per la Nazionale. Anzi: più le loro squadre barcollano, più le loro azioni si alzano.

Anche in questo turno si è salvata la Juve di Spalletti, al momento quarta a tre punti, da Napoli e Milan, che affronterà domenica prossima a San Siro. I bianconeri, allo Stadium hanno battuto (2-0) il Bologna di Vincenzo Italiano allungando a +5 il vantaggio su Como e Roma. Una partita in discesa, quella della Juve, grazie al gol arrivato dopo meno di 2 minuti di David e poi arrotondato nella ripresa da un bel colpo di testa di Thuram.

Al terzo successo consecutivo, dopo quelli con Genoa e Atalanta, la Juve sembra aver trovato la quadra.

Ma quanto ci ha impiegato Spalletti per riuscire ad arrivare (quasi) in Champions? Quanti alti e bassi? Quanti attaccanti ha fatto ruotare per trovare un assetto offensivo decente? Parliamo della Juve, comunque, non dell’ultimo arrivata. Con il Bologna, rimasto in dieci negli ultimi dieci minuti per un infortunio a Bernardeschi, i bianconeri hanno avuto vita facile sfiorando il terzo gol con una gran traversa di Holm. Commovente l’omaggio di tutto lo stadio ad Alex Manninger ex portiere della Juve scomparso nei giorni scorsi per un incidente stradale.

Tornando all’andamento lento del nostro campionato, in caduta libera è il Como, messo alle corde dal Sassuolo in modo quasi irridente. La squadra di Fabregas doveva essere il nuovo che avanza e poi, in venti giorni, tutto è rotolato indietro. Deludente anche la Roma che, sfibrata dalle polemiche interne, è sempre più lontana dalla Champions, dopo il pareggio interno con l’Atalanta.

Verona-Milan 0-1

Dopo due sconfitte consecutive, i rossoneri ritrovano il successo. Tre punti (sofferti) che permettono al Milan di agganciare il Napoli al secondo posto. Ma l’unico motivo valido per dedicare una domenica primaverile a questa partita è stato il gol di Rabiot (41’) propiziato da un colpo da biliardo di Leao con il quale ha chiuso il triangolo partito dal francese. Un bel fraseggio, di due fuoriclasse, che ha illuminato una sfida altrimenti noiosa come un focus sui costumi sessuali dell’ornitorinco. Anche gli scaligeri, con Belghali, hanno avuto l’occasione per pareggiare, ma Maignan si è opposto. Per il resto, come ha sottolineato Allegri, il Milan ha «badato al sodo» cercando i tre punti per blindare la Champions. Questo era l’obiettivo e l’obiettivo ed è stato raggiunto con i soliti rischi nel finale. Ora il Diavolo ha gli stessi punti del Napoli (66) e 8 punti in più di Como e Roma, quinte. Se poi vogliamo parlare di gioco, spettacolo, velocità e altre amenità considerate inutili nel calcio italiano, meglio lasciar perdere. Da notare infine il solito episodio di razzismo (fischi e buu) della curva veronese nei confronti de Leao e Maignan. Dopo l’intervallo, prima che la partita ricominciasse, lo stesso Maignan ha chiamato l’arbitro Chiffi, che ha fatto leggere allo speaker l’annuncio sul divieto di«“espressioni di violenza o discriminazione razziale». Poi Leao, è stato sostituito al 18’ della ripresa da Allegri. Il portoghese, contrariato, gli ha chiesto spiegazioni andando in panchina tra i fischi.

Inter-Cagliari 3-0

Ormai più che allo scudetto (che anche il più scaramantico dei tifosi lo dà per acquisito) è probabile che Chivu pensi già all’eventuale doppietta (titolo+Coppa Italia) gradita come una ciliegina sulla torta. Domani i nerazzurri ritrovano a San Siro il Como nella semifinale di ritorno per arrivare alla finale dell’Olimpico in programma il 13 maggio. A questo appuntamento tutta la società è molto interessata. Una accoppiata sarebbe molto apprezzata anche dai tifosi perché solo una volta questa doppietta è stata realizzata nella storia dell’Inter: cioè nella indimenticabile stagione di Mourinho, una ricorrenza che scuote ricordi ed emozioni. Per cui contro il Como tutto verrà fatto per saltare anche questo ostacolo (all’andata finì 0-0) e poi pensare alla trasferta col Torino.

Parlare di Inter-Cagliari, dopo la disintegrazione del Napoli con la Lazio, è quasi una perdita di tempo, visto che tutto è filato secondi i piani, a parte un primo tempo di leggera sofferenza. Ma le reti di Thuram e Barella a inizio ripresa e il definitivo 3-0 di Zielinski nel recupero hanno archiviato nel modo più fluido anche questa tappa di avvicinamento al 21esimo scudetto. Tutto riesce facile come i 12 gol nelle ultime tre partite lo dimostrano. Un altro dato che, unito ai 78 punti con 78 reti, la dice lunga sulla facilità dei nerazzurri di andare a rete. Comunque, anche se in difesa non tutto è filato liscio, il riconoscimento più importante spetta a Cristian Chivu, succeduto a Simone Inzaghi sulle macerie del clamoroso tonfo nerazzurro nella finale di Champions. Quel 5-0 subìto contro il Psg era stato un ko devastante, da cui poteva essere molto arduo uscirne. La scelta di Chivu, con le sue 13 panchine con il Parma, aveva suscitato molte perplessità in un ambiente già così provato e infiammabile. Invece il tecnico romeno, con un efficace lavoro psicologico, ha ricostruito autostima in un gruppo che chiedeva solo di poter dimostrare il suo valore. Chivu è stato bravo a entrare in punta di piedi evitando di rovesciare come un guanto una squadra che disponeva comunque di molti fuoriclasse. La sua Inter è stata più aggressiva, più «profonda» di quella di Inzaghi. Ma Chivu lo ha fatto progressivamente, senza proclami e stucchevoli professioni di umiltà. Non tutto è filato liscio, certo. Soprattutto in Champions, dove l’Inter ha pagato pegno con tutte le grandi ed è poi stata eliminata ai playoff dai norvegesi del Bodo. A posteriori, forse è stato meglio così. L’Inter è la migliore del campionato, ma per eccellere in Europa deve fare ancora molta strada.

Napoli-Lazio 0-2

Un crollo verticale quello della squadra di Conte. Lui la definisce «una legnata sui denti», ma il dolore non è tutto. Ciò che ha più impressionato è come i partenopei si siano afflosciati su sé stessi. Un conto è perdere. Con Lazio di Sarri, quasi sempre vincente con le migliori, ci può stare. Un altro è alzare bandiera bianca senza neanche provarci. A parte l’aver sciupato imbattibilità casalinga, che durava da oltre un anno, e aver scucito lo scudetto nel modo più triste, resta la sensazione di un ambiente che, svanito il grande sogno, abbia perso ogni motivazione. Il fondato timore, con tutte le chiacchiere di contorno sull’eventuale uscita di Conte verso la Nazionale, è che tutto precipiti. Prima il pareggio con il Parma, ora questa severa lezione di calcio da parte della Lazio, ottimamente messa in campo da Sarri, abile a sfruttare ogni crepa partenopea. Emblematico il gol di Cancellieri dopo 6 minuti, con il comico pasticciaccio tra Spinazzola e Anguissa. È la settima volta che capita in questa stagione. È un Napoli scarico, deluso per una annata mai veramente cominciata. Tocca a Conte evitare altri disastri.

Sassuolo-Como 2-1

Ma che cosa succede alla squadra di Fabregas? Anche in riva al lago serve uno psicologo, uno strizzacervelli di valore: un punto nelle ultime tre partite, dopo lo straordinario filotto che l’aveva proiettato addirittura al quarto posto. Lo sprofondo dei lariani, al di là del fatto che stiamo parlando di una squadra molto giovane, è quasi incomprensibile, un mistero buffo di questo strano campionato dove chi è in fuga - a parte l’Inter - fa di tutto per farsi riacciuffare. Che sia da attribuire, questo calo, alla sfida di domani in Coppa Italia con l’Inter? Può darsi, ma suona davvero strano visto che il Sassuolo non è il Psg o il Real Madrid. Come i giocatori del Napoli, quelli del Como sono scesi in campo con la testa apparecchiata altrove, facendosi sorprendere in contropiede come dilettanti: prima da un irridente pallonetto di Volpato e poi dal raddoppio di Nzola, libero di scorrazzare nelle vaste praterie della difesa lariana. Il 2-1 di Nico Paz, con un virtuosismo di testa, ha solo addolcito l’amaro in bocca di un pomeriggio da dimenticare. «Chiediamo scusa ai tifosi», ha detto Fabregas, una volta tanto anche lui umile e allineato

Roma -Atalanta 1-1

Che dire? Intanto che la Roma, con questo pareggio, saluta la Champions. O comunque, visto che il torneo è un po’ mattoide, che le chances di entrare tra le prime quattro sono ridotte al lumicino. Per il resto, va ribadito che la partita (Krovstovic al 12’, Hermoso al 45’ del primo tempo) è solo contorno, mentre il centro della scena è ancora tutto occupato dal duello a distanza tra Ranieri e Gasperini con l’imbarazzante silenzio della proprietà americana. Anche se Gasperini («Non metteteci sullo stesso piano») cerca di tirarsi fuori, in realtà la tensione continua a crescere con evidenti rimbalzi negativi anche sulla squadra. È una polemica velenosa, con qualche pezzo rimasto evidentemente nascosto, che non avrebbe mai dovuto emergere all’esterno. Ranieri, da tutti stimato come un tecnico serio e rispettoso, è inspiegabilmente esploso in un momento dove sarebbe stato invece necessario compattare le file. Lo stesso Gasperini, con i suoi lacrimosi richiami affettivi all’Atalanta, non ha migliorato la situazione. Gasp preferiva Bergamo? Poteva restarci. Insomma, una brutta storia dove escono male tutti e che i Friedkin dovrebbero risolvere al più presto. Forse con l’addio a Gasperini.

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