Il Graffio del lunedì

L’Inter sempre più vicina allo scudetto

I nerazzurri vincendo a Como non solo superano la prova più pesante, e psicologicamente delicata, ma approfittando del passo falso del Napoli a Parma fanno il vuoto

di Dario Ceccarelli

Denzel Dumfries e Marcus Thuram dell'Inter esultano dopo aver segnato durante la partita di calcio di Serie A tra Como e Inter allo stadio Giuseppe Sinigaglia di Como LAPRESSE

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Mettiamola così: dire che ha già vinto lo scudetto è scaramanticamente prematuro, ma cominciare a ordinare le bottiglie di champagne, per santificare la grande festa, questo si può fare.

L’Inter, vincendo a Como (4-3), non solo supera la prova più pesante, e psicologicamente delicata, ma approfittando del passo falso del Napoli a Parma (1-1) fa il vuoto nella sua corsa verso lo scudetto.

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Ora i punti di distacco di Chivu da Conte sono nove, davvero tanti a sei giornate dalla fine di un torneo dove gli inseguitori, col passo del gambero, fanno di tutto per spianare la strada ai nerazzurri che, pur privi del suo cannoniere principe, Lautaro, travolgono la squadra di Fabregas dopo aver rischiato l’imbarcata nel primo tempo.

Ma quando si viaggia verso il Paradiso anche i santi si schierano dalla tua parte. Sotto di 2 gol (Valle e Nico Paz), al 47esimo del primo tempo l’Inter è riuscita con Thuram a dare una zampata, quella del 2-1, che probabilmente è stata decisiva. Perché un conto è andare nello spogliatoio con due sberle sul groppone, dopo essere stati dominati per 45 minuti, un altro è ritrovarsi sapendo che la rimonta è invece alla tua portata, che insomma non tutto è perduto.

L’errore fatale dei padroni di casa è quello di aver abbasso la guardia prima del necessario. Superficialità ed inesperienza. Poi nella ripresa, visto che siamo in riva al lago, in barca è andato il Como: sia con delle leggerezze difensive imperdonabili, come quella di Kempf che ha permesso ancora a Thuram di realizzare il 2-2, sia con una serie di cambi un po’ troppo disinvolti di Fabregas che hanno mandato ancora più in tilt i lariani poi colpiti da una doppietta di Dumfries (tornato in grande spolvero), al 49’ e al 72’.

Va anche detto che quando le cose girano male, poi tutto va peggio perché il Como, che ha pure colpito un palo con Paz e una traversa nel finale con Ramon, avrebbe meritato il pareggio. In un finale pirotecnico, grazie a un rigore realizzato da Lucas da Cunha all’89’, la squadra di Fabregas, ha cercato disperatamente il pareggio senza però far breccia nella porta di Sommer, non brillantissimo, ma comunque sul pezzo. Tra i migliori dell’Inter anche Barella, autore dei due assist per i gol di Thuram. Forse proprio Barella è il simbolo di un’Inter che dopo essersi persa per strada ha ritrovato la via dello scudetto.

L’Inter inoltre continua a essere la bestia nera di Fabregas: cinque ko in cinque partite, con 13 gol subìti. Ora il Como vede la Juve scappare al quarto posto con due punti di vantaggio. E dietro la Roma che, vincendo con il Pisa, ora lo bracca a una sola lunghezza. Con il Milan, terzo, in caduta libera.

Parma-Napoli 1-1. Che strana questa ricorsa all’Inter! Al posto che accelerare gli inseguitori rallentano. Si prendono delle pause. E se il Milan tracolla, il Napoli rischia parecchio al Tardini impattando una partita che stava addirittura perdendo dopo aver offerto, pronti via, un comodo vantaggio agli emiliani. Merito di una inzuccata di Elphege, lasciato indisturbato da Juan Jesus e Buongiorno, nuova coppia maldestra da cinema comico, che permette a Strefezza di depositare rete l’uno a zero. Dopo un tempo regalato al Parma, il Napoli si sveglia nella ripresa quando Conte inserisce Aliisson per Anguissa. Tanto basta ad alzare i giri del motore che porterà al pareggio di McTominay abile a concludere dopo una sponda di Hojlund. Anche dopo il pareggio però il Napoli costruisce poco e quel poco viene neutralizzato dai riflessi del portiere Suzuki. Per il Parma, non inguaiato nella zona retrocessone, un pareggio che aumenta l’ autostima. Per il Napoli invece due punti, molto pesanti, persi. L’Inter è ormai lontana, ma la lotta per la Champions è ancora tutta da giocare.

Milan-Udinese 0-3. Povero Diavolo, sempre nei guai! La terza sconfitta nelle ultime quattro giornate, non solo gli toglie ogni velleità da scudetto, ma lo fa precipitare in un nuovo incubo che molti tifosi, grazie alla “cura” Allegri avevano rimosso: quello, non così remoto, di perdere anche quest’anno il pass per la Champions. La batosta con l’Udinese è la fotografia di un gruppo che si è afflosciato su sé stesso mettendo in evidenza tutti i suoi difetti: la fragilità della difesa e l’inconsistenza dell’attacco. Che certo avrà in Leao un responsabile, ma che diventa anche un comodo capro espiatorio per nascondere altre magagne. Vogliamo parlare di Rabiot, demolito da Zaniolo? E Pulisic che non segna dall’anno scorso? E il blocco difensivo? L’autorete di Bartesaghi, su tiro cross di Atta, è un esempio da manuale di come un difensore non si deve comportare davanti a una minaccia con la schiena mezza girata e le braccia da pinguino.

Anche il secondo gol di testa di Ekkelenpam, su appoggio ancora di Zaniolo, grida vendetta. Cosa facevano De Winter e Athekame? Come è possibile che dei difensori esperti si facciamo beffare in quel modo? La verità è che, varando l’attacco a tre punte (con Leao ancora al centro e non a sinistra, ruolo a lui più naturale), il Milan ha perso quella precaria solidità che, finora, gli aveva permesso di evitare guai maggiori.Poi c’è il resto: un mix di stanchezza fisica e mentale che, non avendo i rossoneri impegni infrasettimanali, lascia interdetti. San Siro ha fischiato, deluso, arrabbiato, come è accaduto l’anno scorso con Fonseca e Conceicao. Ma la questione aperta non è solo Leao (anche se ormai siamo al capolinea), ma è quella di un progetto nato male, con un sacco di stranieri di scarsa qualità. Ora si vagheggia un attaccante come Lewandowski, formidabile bomber avviato verso la pensione. In pochi anni il Milan ha buttato via un suo invidiabile patrimonio (Calhanoglu, Tonali, De Ketelaere, Teo Hernandez, Maldini junior ) per imbottirsi di vecchie glorie e stranieri scarsi, a parte Modric che comunque a 40 anni non può tener su da solo una squadra che punta alla Champions. Allegri ha solo nascosto le crepe, ora però, a furia di nasconderle, sta crollando tutto. Ps: E Zaniolo? Ma Buffon e Gattuso l’avevano visto bene? Per la Nazionale è un giocatore pienamente ritrovato. Perché l’hanno lasciato a casa?

Atalanta-Juventus 0-1. Proprio vero: il calcio non è una scienza esatta. Lo dimostra il colpo della Juve che a Bergamo batte l’Atalanta arrivando (al quarto posto) a soli tre punti dal tracollante Milan. Tutto bene quello che finisce bene, ma Palladino, non ha tutti i torti quando dice che l’Atalanta “ ha dominato la Juventus e che è stata punita solo da un episodio”. Nel primo tempo, infatti, i bianconeri non sono pervenuti, con Yldiz sostituito dopo un’ora di vuoto pneumatico. Mentre i i padroni di casa hanno avuto almeno tre ottime occasioni da rete per concretizzare un predominio quasi indisturbato.

Nella ripresa tutti aspettavano il colpo del ko e invece, Boga ha approfittato di una grave incertezza del portiere Carnasecchi per ribaltare il film della partita. Spalletti giustamente loda i bianconeri, ma deve soprattutto ringraziare la scarsa precisione della Dea, che a furia di sprecare (14 tiri e 13 angoli) è stata giustamente punita. La Juve comunque resta una squadra indecifrabile, apprezzabile per tenacia e per aver messo nel mirino il Milan che incontrerà tra due settimane a San Siro per una probabile resa dei conti. Intanto i bianconeri nelle ultime 4 giornate hanno recuperato sette punti ai rossoneri.

Roma-Pisa 3-0. Partita a senso unico di cui vale la pena parlare solo per la lite tra Ranieri e Gasparini, diventata imbarazzante sia per i due i protagonisti sia per la società che dovrà intervenire. È chiaro che lo sfogo in tv di Ranieri (“Io avevo scelto altri tre- quattro allenatori prima di lui, ma la società ha preferito Gasperini”), fatto da un uomo di solito incline alla mediazione, colpisce ancora di più. Parole così pesanti significano che Ranieri ne ha le tasche piene. E che se stima tra i due c’è mai stata, ora proprio non c’è più. Che Gasp fosse un carattere difficile era ampiamente risaputo. Evidentemente con le sue continue lamentele è andato oltre. Chi andrà via? Al momento sembra Ranieri. Ma la famiglia Friedkin gli deve molto. E a Roma sor Claudio gode ancora di una certa popolarità. Forse più di Gasparini.

32esima giornata

Cagliari-Cremonese 1-0

Torino Verona 2-1

Milan-Udinese 0-3

Atalanta-Juventus 0-1

Genoa-Sassuolo 2-1

Parma-Napoli 1-1

Bologna-Lecce 2-0

Como-Inter 3-4

Stasera

Fiorentina-Lazio (20.45)

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