Il fenomeno

Migrazioni, l’ultima frontiera dei trafficanti: i “motoscafi fantasma” da 120 km/h

Le reti criminali si spostano ora su imbarcazioni veloci e altamente performanti, capaci di scaricare migranti sulle coste di Spagna e Italia in pochi minuti. Le forze di sicurezza: “Sono troppo veloci per fermarli”

di Silvia Martelli

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Nel 2025, i numeri complessivi della migrazione verso l’Europa hanno registrato un calo netto. Secondo i dati diffusi da Frontex, tra gennaio e settembre gli arrivi irregolari sono diminuiti del 22% nell’Unione Europea, mentre in Italia – porta d’ingresso attraverso la rotta del Mediterraneo centrale – i flussi restano stabili ma non in crescita.

L’Austria segnala un -32% nelle domande d’asilo, la Grecia continua a vedere numeri in contrazione, e anche l’Europa orientale riporta un netto ridimensionamento delle pressioni migratorie. L’eccezione più evidente è la Spagna, dove la rotta del Mediterraneo occidentale – principalmente dal Marocco – ha visto un aumento del 28% degli arrivi. Un cambiamento che, secondo analisti e autorità, ha una ragione molto specifica: l’evoluzione tecnologica delle imbarcazioni usate dai trafficanti.

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L’era dei “phantoms”: motoscafi in grado di superare i 120 km/h

Invece delle usuali barche di fortuna, i trafficanti stanno investendo in motoscafi moderni, potenti e rapidissimi, che rendono quasi impossibile l’intercettazione da parte delle autorità marittime.

Una portavoce di Frontex, Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sintetizza così il fenomeno: «Sono più veloci e più maneggevoli dei grandi pattugliatori delle autorità nazionali».

Il passaggio a mezzi più sofisticati è avvenuto in tempi rapidissimi, confermando ciò che gli esperti ripetono da anni: ogni nuova misura di contenimento produce una risposta altrettanto rapida da parte dei network criminali, che modificano le rotte o investono in tecnologie più efficaci.

Un video virale diffuso ad agosto, ripreso da alcuni bagnanti su una spiaggia vicino a Granada, ha mostrato un motoscafo scuro arrivare in pochi secondi fino alla riva, lasciare i migranti nelle acque basse e ripartire immediatamente. Nela confusione seguente alcuni turisti, indignati, hanno trattenuto alcuni migranti fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Il mezzo, però, era già scomparso all’orizzonte.

Sequestri record: flotte da un milione di euro

A confermare la portata economica di questo nuovo modello operativo è stata un’operazione congiunta tra autorità spagnole ed Europol. Nel mese di agosto, sono state arrestate 14 persone legate a una rete attiva tra Algeria e Spagna. Le forze di sicurezza hanno sequestrato 15 motoscafi, dal valore complessivo superiore al milione di euro.

Le imbarcazioni, lunghe tra i 7,5 e gli 8 metri, montavano motori da 200 a 425 cavalli e raggiungevano i 65 nodi – circa 120 km/h, più veloci della gran parte dei mezzi in dotazione alle forze costiere europee. Non sorprende, quindi, che alcuni operatori della Guardia Civil definiscano questi mezzi “phantoms”, fantasmi.

Un guardacoste spagnolo, citato dalla stampa locale, racconta così le difficoltà operative:

«Non esiste un modo legale per fermarli - ha dichiarato un guardacoste - . Sono Ferrari guidate da esperti al volante, che non badano a nulla».

La Guardia Civil ha introdotto motoscafi d’intercettazione capaci di superare i 60 nodi, ma le autorità ammettono che la differenza di velocità, unita alle tecniche elusive delle reti criminali – spesso più motoscafi in contemporanea, per confondere le pattuglie – rendono l’operazione estremamente complessa. E soprattutto rischiosa: un contatto a quelle velocità potrebbe avere conseguenze fatali.

Un business in espansione: “Meglio migranti che droga”

Le tariffe richieste per un posto su questi motoscafi variano tra i 6 mila e i 15 mila euro a persona. Una cifra astronomica per la maggior parte dei migranti, ma che sta rendendo la tratta estremamente redditizia.

Secondo l’avvocato e ricercatore marocchino Hussein Bakkar al-Sabai, specializzato in migrazione e diritti umani, «i piloti dei motoscafi preferiscono trasportare migranti piuttosto che droga, perché così guadagnano di più». L’osservazione rivela uno spostamento strategico nel mondo criminale nordafricano: la tratta di esseri umani diventa un’alternativa più remunerativa e meno rischiosa del narcotraffico, soprattutto grazie a mezzi veloci e difficili da intercettare.

Dalla Libia all’Italia: trasferimenti “rapidi e quasi invisibili”

Anche tra Libia e Italia sono stati documentati casi simili. Frontex parla di “rapid transfers”, trasferimenti rapidissimi operati con imbarcazioni leggere e veloci, difficili da individuare anche con sistemi di sorveglianza aerea.

Pur essendo mezzi considerati più sicuri rispetto ai gommoni tradizionali, la velocità non elimina i pericoli. In alcuni casi, per evitare l’ingresso nelle acque europee – con conseguente rischio di intercettazione – i trafficanti hanno costretto i migranti a gettarsi in mare vicino alla costa, anche minacciandoli con armi da fuoco. L’obiettivo è ridurre al minimo il tempo trascorso in area di sorveglianza Ue: un modello operativo più rapido, ma non privo di violenza e rischi letali.

Una sfida per l’Europa

Il passaggio ai motoscafi veloci rappresenta una nuova fase della migrazione irregolare: tecnologicamente avanzata, ben finanziata e difficilmente contrastabile con gli strumenti attuali. Per Spagna e Italia, le due destinazioni principali di questi nuovi flussi, la questione riguarda non solo la sicurezza dei confini, ma anche la capacità di adattare norme e mezzi a una realtà che cambia più velocemente della legislazione e delle strategie operative. Le autorità europee concordano su un punto: senza una risposta coordinata – tecnologica, giuridica e diplomatica – il fenomeno è destinato a crescere.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Der Standard (Austria) e El Confidencial (Spagna)

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