Crisi migratoria

Migranti, Ue: «Dopo Ceuta attivare sistemi di allerta precoce»

Ministro dell’Interno iberico: in 70mila rientrati da Ceuta in Marocco. Critiche per la decisione italiana di sospendere Schengen. Sale a 75 il bilancio dei morti nelle acque dell’enclave ai confini spagnoli

I migranti pregano mentre attendono su una spiaggia di Ceuta, in Spagna, a seguito delle traversate di massa con esiti mortali compiute da migranti a piedi e via mare dal Marocco verso il territorio spagnolo, il 3 agosto 2026. REUTERS/Violeta Santos Moura REUTERS

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Nella videocall dei ministri dell’Interno dell’Ue sulla crisi di Ceuta «è emersa una visione condivisa sulla necessità di continuare a combattere senza tregua il traffico di migranti, di potenziare i rimpatri, di rafforzare le frontiere dell’Ue, di instaurare partenariati solidi con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione». È quanto rende noto il Consiglio Ue aggiungendo: «I ministri hanno sottolineato che la comunicazione dovrebbe essere più coordinata e più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione delle informazioni e nelle interferenze dall’estero».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Sale a 75 il bilancio dei morti nella crisi migratoria a Ceuta

Intanto, sale a 75 il numero delle vittime accertate nell’ondata migratoria che la scorsa settimana ha investito Ceuta. Lo ha confermato la Delegazione del governo nella città autonoma, dopo il recupero ieri di altri tre cadaveri ieri nelle acque antistanti le coste spagnole, portando a 75 il bilancio complessivo e ancora provvisorio dei migranti morti. Le autorità locali di Ceuta avevano indicato in 88 i corpi recuperati nell’exclave iberica. Mentre, dal lato marocchino, sarebbero almeno 11 le vittime dichiarate da Rabat.

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Piantedosi: «Usare ogni leva con chi non collabora»

«Se un Paese terzo rifiuta di cooperare sulla riammissione dei propri cittadini, l’Unione deve poter applicare forti condizionalità in ogni settore, utilizzando tutte le leve a disposizione». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel suo intervento al Consiglio straordinario Giustizia Affari Interni. «Non possiamo più permetterci che la diplomazia economica viaggi su un binario separato rispetto alla cooperazione in materia di sicurezza e migrazione».

«L’Italia lo ha chiesto formalmente, sia con lettera rivolta al Commissario Brunner che in occasione dell’ultimo Consiglio Informale di Dublino, nei confronti dei Paesi come il Marocco, che pur non collaborando sul fronte dei rimpatri, gode di importanti vantaggi nei rapporti commerciali con l’Europa» ha sottolineato il ministro. «A questo proposito, accogliamo con grande favore la svolta impressa dal nuovo Regolamento sul Sistema delle Preferenze Generalizzate, approvato di recente dal Parlamento europeo e pronto a entrare in vigore dal 1° gennaio 2027 - ha aggiunto -. Accanto alla fermezza sui confini e al contrasto delle reti dei trafficanti, l’Europa deve avere il coraggio di percorrere con decisione la strada delle soluzioni innovative».

Brunner: «Nessun migrante da Ceuta è entrato nell’area Schengen». Ma «capisco l’Italia, la gente era preoccupata»

«C’è stata piena solidarietà con la Spagna attorno al tavolo. La riunione è stata anche un’occasione molto utile per chiarire la situazione sul campo. Il ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha confermato che la situazione è sotto controllo, che nessuno si è effettivamente spostato sulla terraferma spagnola e che l’area Schengen non è stata colpita». Lo ha affermato il commissario Ue agli Affari interni, Magnus Brunner, nella conferenza stampa al termine del Consiglio informale sulla crisi di Ceuta, che però ha detto anche di capire la posizione dell’Italia, perché la gente era preoccupata.

Sulla decisione dell’Italia di sospendere Schengen dopo i fatti di Ceuta “dobbiamo fare una valutazione”, ha dichiarato il commissario parlando ai giornalisti “Con il nuovo codice Schengen i paesi possono eccezionalmente e temporaneamente reintrodurre i controlli alle frontiere se devono fronteggiare un’emergenza che metta a rischio la loro sicurezza nazionale”, ha precisato Brunner.

Ue, “dopo Ceuta attivare sistemi di allerta precoce e monitoraggio social media”

Alla stampa Brunner ha ricordato che uno dei cinque punti del percorso annunciato ieri dalla presidente von der Leyen nella sua lettera al primo ministro Sánchez “riguarda l’implementazione di sistemi di allerta precoce. Dobbiamo rafforzare la nostra capacità di monitorare le tendenze della disinformazione, ad esempio sui social media, lavorando a stretto contatto con l’Europol e tutte le altre agenzie dell’Ue”. “Il quinto punto di questo piano riguarda lo smantellamento delle reti di trafficanti. Dobbiamo adottare con urgenza un regime di sanzioni globali contro i trafficanti di migranti”. Un altro punto “riguarda il rafforzamento ulteriore delle nostre frontiere esterne. Ciò significa rafforzare il supporto frontaliero, sia sul campo che nei paesi terzi. Stiamo attualmente preparando un nuovo mandato per Frontex, che sarà adottato dopo la pausa estiva. Significa anche un monitoraggio vigile, e abbiamo bisogno anche di infrastrutture fisiche nei punti critici”, ha aggiunto.

Commissario Ue: sono sei Paesi Ue che lavorano a hub per rimpatri in Stati terzi

Sei Stati membri dell’Unione europea stanno lavorando insieme per avviare interlocuzioni con Paesi terzi sulla creazione di hub per i rimpatri. Al termine della riunione informale dei ministri dell’Interno sulla crisi migratoria di Ceuta il commissario Ue Brunner ha spiegato che «gli hub per i rimpatri sono stati menzionati da alcuni Stati membri, soprattutto da quelli che stanno preparando strutture di questo tipo o che si apprestano ad avviare negoziati con Paesi terzi».

Il commissario ha distinto queste iniziative dall’accordo tra Roma e Tirana. «Il progetto Italia-Albania è diverso: è un progetto italiano. Ma, come sapete, cinque Stati membri, ora diventati sei, stanno lavorando insieme per discutere con Paesi terzi della creazione di hub per i rimpatri». Per Brunner questo «è legittimo ed è compito degli Stati membri che intendono farlo». Allo stesso tempo, secondo il commissario, occorre lavorare anche sul concetto di Paese terzo sicuro, «in base al quale la procedura di asilo può essere svolta al di fuori dell’Unione europea».«Gli Stati membri devono inoltre utilizzare meglio strumenti come il nuovo concetto di Paese terzo sicuro, che consente di svolgere le procedure d’asilo al di fuori dell’Unione europea, in un Paese terzo sicuro e secondo regole specifiche. Anche questo è importante per scoraggiare ulteriormente la migrazione irregolare», ha sottolineato il commissario europeo.

Brunner, no legami con Ceuta, ma regolarizzazioni non sono buon segnale

“Non vediamo al momento un legame diretto tra le regolarizzazioni e i fatti di Ceuta”, ha aggiunto Brunner nella conferenza stampa al termine del Consiglio informale Interni in videoconferenza sulla crisi di Ceuta, rispondendo a una domanda sul piano di regolarizzazione dei migranti messo in campo dalla Spagna. Le regolarizzazioni, ha spiegato Brunner, “non sono un buon segnale per il resto d’Europa, proprio no. Capisco che è competenza nazionale e che sono state fatte perché si tratta principalmente di latinoamericani, che parlano la stessa lingua e hanno la stessa cultura, ma il messaggio per il resto d’Europa non è positivo. Proprio no”.

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Ministro dell’Interno spagnolo: in 70mila rientrati da Ceuta in Marocco

Dall’inizio della crisi a Ceuta «sono entrati illegalmente 72mila migranti. Di questi 70mila hanno fatto rientro in Marocco». Lo ha detto il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska in conferenza stampa dopo la videocall dei ministri dell’Ue sulla migrazione.

Nell’incontro con i ministri dell’Interno europei «è stato chiarito che Ceuta gode di uno status speciale all’interno dell’area Schengen» e che «nessuno può lasciare Ceuta senza un efficace controllo dei documenti», ha specificato Grande-Marlaska.

Grande-Marlaska ha definito «soddisfacente» il «riconoscimento» dato durante l’incontro al lavoro svolto dalla Spagna in questa «crisi umanitaria senza precedenti».

Il ministro spagnolo critica la scelta italiana

Tuttavia, il ministro spagnolo ha criticato la posizione sul tema seguita dall’Italia: «Quello che ho detto nelle mie osservazioni iniziali è che non capivo perché questi controlli interni, seppur eccezionali, fossero stati istituiti per i viaggiatori in arrivo via mare o via aerea dalla Spagna in Italia. Non lo capivo per diversi motivi. Primo, perché la Spagna non ha mai revocato i controlli. Secondo, perché non c’era alcun rischio, per i motivi spiegati, di alcun tipo di movimento secondario, dato che Ceuta ha un regime speciale e nessuno lascia Ceuta senza essere stato controllato. Terzo, perché oggi Frontex, l’agenzia, e tutti i soggetti coinvolti hanno dichiarato che l’area Schengen non è stata in alcun modo a rischio».

«Ho anche accennato al fatto - ha proseguito Grande-Marlaska - che di recente abbiamo ricevuto movimenti secondari provenienti da est e diretti in Spagna. Non entrano attraverso il Mediterraneo, ma da est, come ho già detto, e noi non abbiamo controlli interni alle nostre frontiere. Per tutte queste ragioni, ho affermato che mi è sembrato assolutamente inutile e sproporzionato che l’Italia abbia agito in tal modo», ha sottolineato Grande-Marlaska riferendosi alla decisione dell’Italia di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen e di ripristinare controlli a quanti arrivano via mare o via aereo dalla Spagna.

Marlaska: su centri in Paesi terzi Spagna ha votato contro

«Per quanto riguarda i centri in paesi terzi, devo precisare che non si tratta di una novità. La Spagna lo ha già affermato nelle riunioni del Consiglio dei Ministri dell’Interno» della Ue: «Abbiamo votato contro per le ragioni già spiegate. Quindi non è una novità, e certamente non è stato un punto centrale nella riunione odierna del Consiglio dei Ministri, che si è concentrata principalmente su ciò che doveva essere al centro dell’attenzione: la crisi di Ceuta», ha detto ancora il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska.

Danimarca: «Molto soddisfatta» di risposta spagnola a Ceuta

La Danimarca si è detta «molto soddisfatta» della risposta della Spagna alla crisi innescata dall’arrivo di migliaia di migranti dal Marocco nella città autonoma spagnola di Ceuta.

«Sono molto soddisfatto che la Spagna abbia agito rapidamente, in particolare con il dispiegamento di polizia ed esercito, e che molti migranti siano già tornati in Marocco», ha detto il ministro per l’Immigrazione e l’Integrazione, Morten Bodskov, in un comunicato diffuso al termine del vertice Ue. «Tuttavia - ha aggiunto - gli eventi dimostrano che è assolutamente fondamentale avere il controllo delle frontiere dell’Ue».

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