Accoglienza

Migranti, la spinta bipartisan dei governi Ue sulle migrazioni «regolari»

La retorica sulla chiusura delle frontiere si scontra con i fabbisogni economici, un argomento che fa breccia anche o soprattutto a destra

di Alberto Magnani

Un’imbarcazione diretta al centro voluto dal governo italiano in Albania

3' di lettura

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Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha riassunto la sua linea in un aut aut: il bivio di Madrid è fra l’essere un Paese «ricco e prospero» con l’apertura delle frontiere o «chiuso e povero» con il loro sbarramento. L’affondo di Sanchez rientrava nell’intervento della scorsa settimana al Congresso, il Parlamento nazionale, dove il leader socialista ha criticato la chiusura sponsorizzata dalle destre europee e ribadito la priorità dell’accoglienza per ragioni sia «umanitarie» che economiche e demografiche. Il paradosso è che la ricetta del leader spagnolo, uno dei pochi volti in ascesa del centro-sinistra Ue, finisce per sovrapporsi alle politiche varate da governi schierati al suo esatto opposto.

Il fronte trasversale a favore dei migranti «regolari»

Il comune denominatore si materializza nell’esigenza di favorire le migrazioni «regolari», intese come l’afflusso di migranti in risposta al fabbisogno interno del mercato del lavoro. Nella differenza di premesse e approccio, l’appello di Sanchez all’apertura ai migranti regolari coincide infatti con la ratio del cosiddetto decreto flussi del governo Meloni (27/09/2023): una misura mirata all’ingresso di 452mila cittadini stranieri per «motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro autonomo», suddivisi tra 136mila nel 2023, 151mila nel 2024 e 165mila nel 2025.

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Il decreto voluto dal governo italiano si impone per numeri, ma il modello è ricalcato da esecutivi seduti sulle varie sponde della politica (e dell’emiciclo parlamentare) in sede Ue. La Polonia, governata fino al 2023 dai nazionalisti di Diritto e giustizia, ha fatto registrare un exploit di permessi di lavoro a cittadini extra-comunitari, culminato nel picco di 275mila documenti rilasciati nel solo 2023 a manodopera in arrivo da Asia e America Latina: un balzo del 401% rispetto ai livelli del 2019, secondo una ricognizione del Centro studi est europeo dell’Università di Varsavia. Il governo rumeno, guidato dal 2023 dal socialdemocratico Marcel Ciolacu, ha predisposto due blocchi da 100mila visti sia per l’anno scorso che per quello in corso: un tetto rivisto al ribasso rispetto alla prima stima di 140mila permessi solo per i 12 mesi in corso.

Villa (Ispi): la contraddizione è più nella retorica che nella politica

«In Europa si cerca di stringere sulle migrazioni irregolari e al tempo si è sempre più consapevoli della quantità di lavoratori che servono, comunque, in molti settori» fa notare Matteo Villa, ricercatore del centro studi Ispi.

La contraddizione, dice Villa, non si riscontra tanto nelle politiche quanto nella retorica ufficiale: le forze ostili alle migrazioni «continuano a lavorare sull’argomento che funziona meglio, quello contro gli stranieri come pericolo, e non su quello che sono costrette ad accettare: i lavoratori stranieri “servono” alle imprese».

I governi comunitari, spiega Villa, si sono incastrati da soli in un «dilemma»: l’urgenza di incentivare gli afflussi dall’estero senza poter pubblicizzare la manovra per calcoli di immagine politica, visto che altrimenti si rischierebbe «il crollo di un pezzo di narrazione». L’esito è che il ricorso alle maglie delle migrazioni regolari è anche più ridotto di quanto si potrebbe ipotizzare.

Nel solo 2023, secondo dati governativi, il flusso di assunzioni programmate di migranti supera il milioni. Oggi, però, l’esecutivo si trova nella condizione di «non poter usare un efficace strumento di contrasto per le migrazioni irregolari, dicendolo e comunicandolo per bene ai paesi di potenziale partenza».

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato scritto con un contributo del quotidiano El Confidencial

Riproduzione riservata ©
  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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