Immigrazione

La motovedetta con i 43 migranti di ritorno dall’Albania è arrivata a Bari

Dopo il terzo no dei giudici al trattenimento nel centro di Gjader

di Redazione Roma

Articolo aggiornato il primo febbraio 2025, ore 20:07

Una fotografia aerea scattata da un drone mostra dei migranti scortati dalla polizia italiana che si recano al porto di Shengjin, nell’Albania nord-occidentale, martedì 28 gennaio 2025.

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È arrivata nel porto di Bari dei 43 migranti che erano stati trasferiti in Albania e che sono rientrati in Italia secondo quanto disposto dai giudici della Corte d’appello di Roma.

La discesa dalla motovedetta della Guardia costiera che li ha portati in Italia è stato salutato dagli applausi di alcune decine di manifestanti dell’Arci fermi in presidio oltre la recinzione che hanno gridato libertà in diverse lingue e no border.

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I richiedenti asilo sono saliti a bordo di un pullman che li sta portando ora nel Cara di Bari Palese.

Le persone, arrivate a bordo di una motovedetta della Capitaneria di porto, sono richiedenti asilo di nazionalità bengalese ed egiziana. Si tratta del terzo no dei giudici al trattenimento nel centro di Gjader. I giudici hanno sospeso il giudizio e rimesso gli atti alla corte di Giustizia Ue. «C’è grande stupore, perché a nostro avviso non c’è la necessità di aspettare il pronunciamento della Corte di giustizia europea» è la reazione attribuita a fonti di governo.

Respinte le richieste di asilo

Erano state tutte respinte, a eccezione di una, anche le richieste di asilo dei migranti rimasti nel centro albanese. Il responso è arrivato all’indomani delle audizioni in videoconferenza con la Commissione asilo per l’esame dell’iter delle domande di protezione internazionale: tutte sono state giudicate “manifestamente infondate” e solo una persona non ha ricevuto il diniego e sarà ascoltata in procedura ordinaria, poiché è stata riscontrata una vulnerabilità.

Le proteste del Tavolo per l’Asilo

I 43 migranti avranno ora 7 giorni di tempo per fare ricorso contro il rigetto della loro domanda. Per il Tavolo Asilo e Immigrazione, che è al terzo giorno della sua missione in Albania con i parlamentari del gruppo di contatto per il monitoraggio dei centri italo-albanesi, «le Commissioni operano chiaramente in continuità con la manifesta volontà dell’esecutivo di respingere i richiedenti asilo, in spregio al diritto internazionale, europeo e costituzionale». Il Tavolo denuncia infatti che «le persone non hanno potuto farsi assistere da un legale né sono state messe in grado di prepararsi per le audizioni con adeguata informazione legale».

Le tensioni con la magistratura

La nuova liberazione collettiva degli extracomunitari trasportati nella struttura, come quelle avvenute nei precedenti trasferimenti di ottobre e novembre scorsi, fa salire la tensione tra il governo e la magistratura, arrivata ai massimi livelli dopo l’iscrizione della premier Giorgia Meloni nel registro degli indagati per il caso Almasri, il generale libico accusato di crimini contro l’umanità arrestato in Italia, ma poi rilasciato e rimpatriato.

Fonti Viminale, corti Appello rinviano per prendere tempo

Sul tema dei trattenimenti nei centri per le procedure accelerate alla frontiera, siano essi in Italia o in Albania, si stia sviluppando in Italia «una giurisprudenza che appare di corto respiro destinata a essere superata dagli eventi, visto che le corti di appello scelgono di rinviare alla corte di giustizia europea sostanzialmente per prendere tempo, quando si tratta di un sistema già previsto dal nuovo Patto europeo immigrazione e asilo che entrerà al più tardi in vigore nel 2026». Lo sottolineano fonti del Viminale.

Foti: la magistratura si sostituisce al governo

Dal governo il primo commento arriva da Tommaso Foti, ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr: «Sconcerta la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Roma di sospendere il trattenimento dei migranti trasferiti in Albania, vanificando l’iniziativa del governo Meloni volta a garantire una gestione più efficace dei flussi migratori. Siamo di fronte all’ennesima riaffermazione, di una parte della magistratura, di volere stabilire quali Paesi siano o meno sicuri, sostituendosi al decisore naturale che è invece il Governo. In attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’Ue sulla questione dei Paesi sicuri, il governo Meloni proseguirà con determinazione nell’attuazione delle riforme promesse ai cittadini, nel pieno rispetto del mandato ricevuto dagli italiani».

FdI: sui migranti resistenza da un pezzo di magistratura

«Con la sospensione di parte degli immigrati trasferiti in Albania, si assiste a un atteggiamento di resistenza da parte di un pezzo della magistratura italiana nei confronti delle misure adottate per garantire la sicurezza e contrastare l’immigrazione irregolare» dichiara il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. «Ancora una volta ci troviamo di fronte a una presa di posizione che sembra andare oltre l’ambito giuridico, assumendo una connotazione politica e ostacolando l’azione del governo Meloni. Il centrodestra guidato da Fratelli d’Italia - aggiunge - non si lascerà intimidire e proseguirà il percorso intrapreso che è ben chiaro agli italiani e non può essere fermato da chi cerca di bloccare, con pretesti giudiziari, interventi necessari per il bene della Nazione».

Crippa (Lega): da giudici ennesima invasione di campo

«Dai giudici ennesima invasione di campo, decisione che danneggia l’Italia e che fa felici le sinistre e i clandestini» dichiara il vicesegretario della Lega Andrea Crippa.

Schlein: clamoroso fallimento di Meloni, soldi buttati

L’opposizione va all’attacco. «Giorgia Meloni si rassegni, i centri in Albania non funzionano e non funzioneranno, sono un clamoroso fallimento» dichiara la segretaria Pd Elly Schlein. «Aumentano a dismisura le risorse pubbliche sprecate a causa dell’ostinata volontà del governo di non rispettare le leggi e le sentenze europee. Chiederemo di avere il resoconto di tutti i costi sostenuti dallo Stato in questa missione. Secondo le nostre stime, siamo ormai a oltre un miliardo di euro che poteva essere investito per assumere infermieri e medici nei reparti svuotati della sanità pubblica».

Crosetto: «Sì a qualunque cosa giusta per difesa paese»

«Io sono convinto che chi governa debba fare qualunque cosa giusta per difendere la nazione. Questo sì, è uno dei compiti di chi ha la responsabilità di governare». L’ha detto Guido Crosetto, uno dei fondatori di Fratelli d’Italia e ministro della Difesa arrivando alla direzione nazionale del partito a Roma.

Musumeci, non opportuno Meloni in Aula su caso Almasri

«C’è una indagine in corso ed è stata spiegata la ragione per la quale in questo momento non è opportuno, per rispetto della magistratura, che il presidente (del Consiglio, ndr) vada in Aula. Del resto ha riferito già il collega Piantedosi». Così Nello Musumeci, ministro per la protezione civile e per le politiche del mare, arrivando alla direzione nazionale di FdI parlando della vicenda Almasri. Sull’ipotesi che FdI possa chiedere alla sua ‘base’ di scendere in piazza, ha poi aggiunto: «Le piazze appartengono al nostro codice genetico, perché quando non c’erano i cellulari e le emittenti libere, la piazza era per noi di destra l’unico luogo dove poter parlare agli italiani. Quindi siamo affezionati alle piazze».

Malan (Fdi): «Cassazione è stata chiara, valgono le leggi»

«Non ho letto le motivazioni di quest’ultimo dispositivo, ma la Cassazione è stata chiara... Valgono le leggi, e le leggi le fa - come dice la Costituzione - il Parlamento. Quando la Corte europea si esprimerà, vedremo». Lo dice il capogruppo di Fdi al Senato Lucio Malan, parlando, a margine della direzione nazionale di Fratelli d’Italia, della decisione del Tribunale di Roma di sospendere il trattenimento dei 43 migranti portati in Albania. «L’Italia è l’unico paese che non può rimandare a casa nessuno, l’unico paese nell’Unione europea. La Germania manda dove vuole, l’Olanda manda dove vuole, la Svezia manda dove vuole. L’Italia per una norma, o una non-norma presuntamente europea, deve tenerseli tutti, dal primo all’ultimo», l’affondo del senatore meloniano.

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