La sentenza

Meta e Google condannati: i social ingannano gli utenti e creano dipendenza

Un tribunale del New Mexico ha dichiarato Meta colpevole per non aver tutelato i consumatori, mentre una giuria di Los Angeles ha stabilito che Meta e Google sono responsabili per i danni alla salute mentale

 REUTERS/Nathan Frandino

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Meta dovrà pagare 375 milioni di dollari per non aver informato in modo appropriato gli utenti sui pericoli delle sue piattaforme. Un tribunale del New Mexico, negli Stati Uniti, ha condannato la società di Mark Zuckerberg a versare i danni per la violazione delle leggi dello Stato sulla protezione dei consumatori. Secondo la corte, Meta avrebbe fuorviato gli utenti delle piattaforme e non avrebbe fatto abbastanza per proteggere i minorenni dai predatori sessuali. In un secondo processo in California, la società è stata giudicata colpevole insieme a Google per la dipendenza provocata nei giovani.

Le accuse del procuratore del New Mexico

La sentenza in New Mexico è la prima in una serie di processi che coinvolgono Meta quest’anno. Si tratta di una delle maggiori sconfitte per il gruppo, che farà ricorso. La giuria di un tribunale distretturale statale di Santa Fe ha dato ragione al procuratore generale del New Mexico, Raul Torrez, che nel 2023 aveva lanciato una causa contro Meta proprio per via della scarsa sicurezza delle sue piattaforme, tra cui Facebook, Instagram e WhatsApp.

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«Il verdetto della giuria è una vittoria storica per ogni bambino e ogni famiglia che ha pagato il prezzo della scelta di Meta di mettere i profitti al di sopra della sicurezza dei bambini», ha dichiarato Torrez. Secondo il procuratore generale, i dirigenti di Meta, tra cui lo stesso Zuckerberg e il numero uno di Instagram Adam Mosseri, erano a conoscenza delle falle nella sicurezza. Tuttavia, l’azienda non avrebbe preso delle contromisure, ignorando le segnalazioni degli stessi dipendenti e mentendo al pubblico su ciò che sapeva.

L’obiettivo della procura generale del New Mexico ora è chiedere al giudice danni aggiuntivi e imporre un cambiamento nelle app di Meta. Un portavoce della big tech ha dichiarato: «continueremo a difenderci vigorosamente e restiamo fiduciosi nella nostra storia nel proteggere gli adolescenti online».

Il processo in California

Intanto a Los Angeles, in California, una giuria ha condannato Meta e Google per lo sviluppo di piattaforme che provocano danni alla salute mentale degli utenti più giovani. L’accusa rivolta alle compagnie è di progettare servizi che creano dipendenza, soprattutto tra gli adolescenti. Secondo la corte, Meta e Google sono responsabili degli effetti negativi provocati dalle proprie piattaforme. Il processo è partito dalla denuncia di una ventenne californiana, Kaley G.M., che durante il procedimento ha sostenuto che YouTube (di proprietà di Google) e Instagram (di proprietà di Meta) hanno istigato la sua depressione e pensieri suicidi durante l’infanzia. Meta ha fatto sapere di non condividere la decisione e valutare opzioni legali, e anche Google, che si dice in disaccordo col verdetto, intende presentare ricorso: «Questo caso - afferma un portavoce - non comprende correttamente la natura di YouTube, che è una piattaforma di streaming costruita responsabilmente e non un social media»

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