Dopo il no del Parlamento alla ratifica

Mes, cosa succede adesso? Le prossime mosse di governo e Ue

Allo stato attuale, la linea europea è di non cambiare il testo del nuovo trattato, nella speranza che l’Italia cambi idea. Circola però anche l’ipotesi di una nuova intesa tra i Paesi dell’Eurozona (Roma rimarrebbe fuori).Il ministro dell’Economia Giorgetti: «Il Mes si può migliorare». Le opposizioni chiedono che venga audito

di Andrea Carli

La Camera boccia la ratifica del Mes: come hanno votato i partiti

5' di lettura

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Dopo il no del parlamento alla ratifica della riforma del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, e dopo le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, a margine del voto del Senato alla manovra 2024, ha ammesso che, se fosse stato per lui, quel via libera sarebbe arrivato ma «non tirava aria», ci si chiede: e ora, che cosa accade?

Unico paese dei 27 a non aver proceduto alla ratifica, ora il completamento dell’Unione bancaria è a rischio - è il monito comune dai toni duri del direttore generale del Mes, Pierre Gramegna, e del presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe -, con il paracadute per le crisi bancarie previsto nella nuova versione del Mes che, senza il sì dell’Italia, non potrà più essere azionato il 1° gennaio come invece concordato da tutti i leader nel pieno della crisi del Covid. Gramegna ha chiarito che senza la ratifica di tutti i Paesi membri, «il Mes non sarà in grado di fornire il sostegno comune al Fondo di risoluzione unico dell’Unione bancaria, di cui beneficerebbero tutti i Paesi dell’area euro».

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La linea Ue: ora ricucire lo strappo

Il clima che si respira a Bruxelles all’indomani dello strappo è fatto dunque di sorpresa, disappunto, ma anche voglia di andare oltre per superare l’impasse. Tra i pochi funzionari rimasti a presidiare le istituzioni Ue durante le festività di Natale e fine anno la consegna è quella del silenzio. Secondo quanto filtra dal quartier generale del Mes a Lussemburgo e rimbalza da Dublino, dove si trova Donohoe, prevale la linea che punta alla ricucitura dello strappo che di fatto c’è stato. Del resto, in ambito Ecofin, gli sforzi compiuti da Giorgetti per condurre in porto la ratifica del Mes sono stati compresi e apprezzati. Così come è stata apprezzata la prudenza dimostrata sul fronte dei conti pubblici nel mettere a punto la manovra 2024.

La posizione europea: il testo del nuovo trattato per ora non si tocca

È una Unione europea già tormentata dalle visioni contrapposte di falchi e colombe, con la ratifica del trattato tenuta per lunghi mesi in ostaggio anche a Berlino per un ricorso - poi respinto - promosso dai liberali tedeschi per i timori di «un trasferimento di poteri sovrani» incostituzionale e di condividere i rischi con i mediterranei. Allo stato attuale, una primissima posizione è: il testo del nuovo trattato del Mes non verrà cambiato. Primo perché, nel braccio di ferro con l’Italia, questa strategia sarebbe letta come una forma di debolezza da parte degli altri Paesi europei, poi perché non sarebbe un messaggio positivo nei confronti di chi quella riforma l’ha ratificata, e infine perché riaprire i negoziati e procedere in seconda battuta a venti ratifiche, sarebbe un’operazione complessa e dai tempi lunghi. La speranza è dunque che tra qualche mese il Parlamento italiano cambi idea. «Continuerò il mio dialogo al riguardo con le autorità italiane nei prossimi mesi», ha assicurato Donohoe.

L’ipotesi: un accordo a 19 tra i paesi dell’Eurozona (Italia esclusa)

Accanto a questa linea, ce ne sarebbe un’altra, sostanzialmente diversa: dopo la chiusura da parte dell’Italia, conviene ragionare su un Salva Stati con chi ci sta, ossia a 19 paesi (quelli dell’area euro, meno l’Italia). Ma questa strada implica la necessità per restituire all’Italia le risorse che ha già versato. Allo stato attuale è solo un'ipotesi.

Giorgetti: «Il Mes si può migliorare»

Per il governo italiano lo stop del parlamento alla ratifica del nuovo Mes va letto come un’occasione per avviare una riflessione sullo strumento. Alla domanda se il testo si può modificare o si può riaprire la partita, Giorgetti ha risposto: «Questi trattati sono stati fatti in certi periodi storici, probabilmente anche la storia chiede altri tipi di risposte. Anche il Patto di stabilità, perché si è cambiato? Perché quando fu fatto col vecchio Patto c’era una situazione totalmente diversa e oggi ci sono altri tipi di necessità. Anche per le ambizioni che ha l’Europa», ha aggiunto. Sulla stessa linea, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari: «Abbiamo sempre detto che questa modifica a noi non sembrava molto utile, non sembrava molto utile a nessuno, quindi…vediamo se con questa occasione lo renderemo diverso».

Salvini: sul Mes nessun “caso Italia” in Europa

E sulla possibilità che ci sia un “caso Italia” in Europa sul Mes, il leader della Lega Matteo Salvini ha detto: «No, assolutamente. L’economia italiana è solida - ha aggiunto -, cresciamo di più dei francesi e dei tedeschi. Il Mes era uno strumento inutile, non utilizzato, superato, dannoso. Un pensionato o un operaio italiano avrebbero dovuto pagare per salvare una banca tedesca, quindi il Parlamento ha esercitato il suo diritto democratico di bocciare uno strumento inutile e dannoso e lo spread è sceso. Abbiamo fatto quello che era nostro dovere fare per difendere il lavoro e i risparmi degli italiani».

Richiesta audizione Giorgetti da tutte le opposizioni

Intanto però le opposizioni vanno in pressing. Pd, M5s, Iv e Azione hanno chiesto - con la una lettera al presidente di commissione Bilancio della Camera - l’audizione «urgente e necessaria» di Giorgetti sul patto di Stabilità e sul Mes. Giorgetti ha dato la propria disponibilità a intervenire in commissione mercoledì 27 dicembre. La sua partecipazione, viene però precisato, sarà esclusivamente concentrata sulla legge di bilancio e non sul Patto di Stabilità o sul Mes, come richiesto dalle opposizioni. Su questi temi c’è comunque l’apertura a riferire in altre sedute.

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La partita sulla sede dell’Authority anti-riciclaggio

Le occasioni per capire quali potranno essere conseguenze del muro contro muro tra Italia e Ue non mancheranno. Dopo il nulla di fatto per la candidatura dell’ex ministro dell’Economia Daniele Franco alla guida della Bei - su cui, secondo alcuni, ha inciso anche l’aver legato la partita del Mes a quella del Patto - nei prossimi mesi l’Ue deciderà quale città ospiterà l’Authority anti-riciclaggio, un contesto a cui partecipa anche Roma nutrendo una buona dose di speranza.

Appuntamento il 15 e 16 gennaio con Eurogruppo ed Ecofin

Al di là di questa partita, il prossimo confronto tra Giorgetti e i suoi colleghi europei è fissato per il 15 e 16 gennaio, quando a Bruxelles si riunirà l’Eurogruppo prima e l’Ecofin poi. Il primo febbraio toccherà alla premier Giorgia Meloni rispondere alle eventuali domande dei suoi colleghi al vertice straordinario convocato su bilancio e Ucraina. Nel frattempo si capirà anche la portata della battaglia che l’Eurocamera potrebbe decidere di ingaggiare con il Consiglio sulla riforma del Patto. «Sicuramente il Pe vorrà dire la sua», osserva una fonte europea alla luce delle critiche mosse ai testi usciti dal Consiglio, giudicati troppo improntati all’austerità, specie a sinistra. «Ma lo spazio di manovra è molto limitato», aggiunge la stessa fonte ricordando quanto sia stato difficile raggiungere l’intesa tra i ministri. Ed anche che al Pe la pattuglia degli eurodeputati pronti ad appoggiare le richieste dei Paesi frugali può contare su numeri importanti. Intanto gli occhi sono e saranno puntanti sui giorni dal 6 al 9 giugno, quando nei 27 Stati membri della Ue si terranno le elezioni europee.

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