Mes, cosa succede adesso? Le prossime mosse di governo e Ue
Allo stato attuale, la linea europea è di non cambiare il testo del nuovo trattato, nella speranza che l’Italia cambi idea. Circola però anche l’ipotesi di una nuova intesa tra i Paesi dell’Eurozona (Roma rimarrebbe fuori).Il ministro dell’Economia Giorgetti: «Il Mes si può migliorare». Le opposizioni chiedono che venga audito
di Andrea Carli
5' di lettura
I punti chiave
- La linea Ue: ora ricucire lo strappo
- La posizione europea: il testo del nuovo trattato per ora non si tocca
- L’ipotesi: un accordo a 19 tra i paesi dell’Eurozona (Italia esclusa)
- Giorgetti: «Il Mes si può migliorare»
- Salvini: sul Mes nessun “caso Italia” in Europa
- Richiesta audizione Giorgetti da tutte le opposizioni
- La partita sulla sede dell’Authority anti-riciclaggio
- Appuntamento il 15 e 16 gennaio con Eurogruppo ed Ecofin
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Dopo il no del parlamento alla ratifica della riforma del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, e dopo le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, a margine del voto del Senato alla manovra 2024, ha ammesso che, se fosse stato per lui, quel via libera sarebbe arrivato ma «non tirava aria», ci si chiede: e ora, che cosa accade?
Unico paese dei 27 a non aver proceduto alla ratifica, ora il completamento dell’Unione bancaria è a rischio - è il monito comune dai toni duri del direttore generale del Mes, Pierre Gramegna, e del presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe -, con il paracadute per le crisi bancarie previsto nella nuova versione del Mes che, senza il sì dell’Italia, non potrà più essere azionato il 1° gennaio come invece concordato da tutti i leader nel pieno della crisi del Covid. Gramegna ha chiarito che senza la ratifica di tutti i Paesi membri, «il Mes non sarà in grado di fornire il sostegno comune al Fondo di risoluzione unico dell’Unione bancaria, di cui beneficerebbero tutti i Paesi dell’area euro».
La linea Ue: ora ricucire lo strappo
Il clima che si respira a Bruxelles all’indomani dello strappo è fatto dunque di sorpresa, disappunto, ma anche voglia di andare oltre per superare l’impasse. Tra i pochi funzionari rimasti a presidiare le istituzioni Ue durante le festività di Natale e fine anno la consegna è quella del silenzio. Secondo quanto filtra dal quartier generale del Mes a Lussemburgo e rimbalza da Dublino, dove si trova Donohoe, prevale la linea che punta alla ricucitura dello strappo che di fatto c’è stato. Del resto, in ambito Ecofin, gli sforzi compiuti da Giorgetti per condurre in porto la ratifica del Mes sono stati compresi e apprezzati. Così come è stata apprezzata la prudenza dimostrata sul fronte dei conti pubblici nel mettere a punto la manovra 2024.
La posizione europea: il testo del nuovo trattato per ora non si tocca
È una Unione europea già tormentata dalle visioni contrapposte di falchi e colombe, con la ratifica del trattato tenuta per lunghi mesi in ostaggio anche a Berlino per un ricorso - poi respinto - promosso dai liberali tedeschi per i timori di «un trasferimento di poteri sovrani» incostituzionale e di condividere i rischi con i mediterranei. Allo stato attuale, una primissima posizione è: il testo del nuovo trattato del Mes non verrà cambiato. Primo perché, nel braccio di ferro con l’Italia, questa strategia sarebbe letta come una forma di debolezza da parte degli altri Paesi europei, poi perché non sarebbe un messaggio positivo nei confronti di chi quella riforma l’ha ratificata, e infine perché riaprire i negoziati e procedere in seconda battuta a venti ratifiche, sarebbe un’operazione complessa e dai tempi lunghi. La speranza è dunque che tra qualche mese il Parlamento italiano cambi idea. «Continuerò il mio dialogo al riguardo con le autorità italiane nei prossimi mesi», ha assicurato Donohoe.
L’ipotesi: un accordo a 19 tra i paesi dell’Eurozona (Italia esclusa)
Accanto a questa linea, ce ne sarebbe un’altra, sostanzialmente diversa: dopo la chiusura da parte dell’Italia, conviene ragionare su un Salva Stati con chi ci sta, ossia a 19 paesi (quelli dell’area euro, meno l’Italia). Ma questa strada implica la necessità per restituire all’Italia le risorse che ha già versato. Allo stato attuale è solo un'ipotesi.








