Medio Oriente

Merz: Usa umiliati dall’Iran: negoziati sul nucleare bloccati

Il cancelliere tedesco contro Trump e Israele: «Sono entrati in guerra senza una strategia e non hanno strategia nelle trattative, l’Europa vuole una soluzione diplomatica»

di Luca Veronese

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz REUTERS

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Gli iraniani «stanno umiliando» gli Stati Uniti. Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Berlino criticando duramente la guerra decisa da Usa e Israele contro il regime di Teheran. «Non vedo quale sia l’exit strategy, i Guardiani della rivoluzione hanno umiliato un’intera nazione. Come europei - ha aggiunto - vogliamo impegnarci per una soluzione diplomatica».

Le trattative a distanza tra Washington e Teheran continuano ma non si vedono vie d’uscita. Mentre anche la nuova proposta, consegnata dall’Iran agli Usa, sembra destinata solo ad alimentare ulteriori tensioni.

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«Il presidente Donald Trump dice di avere vinto ma non ha raggiunto nemmeno uno dei suoi obiettivi. Ecco perché ci chiede di negoziare, stiamo valutando», ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, da San Pietroburgo dove ha incontrato il leader russo Vladimir Putin.

Dalla Casa Bianca era arrivata nella notte di domenica una sorta di apertura, vincolata tuttavia alla rinuncia da parte di Teheran al programma nucleare. «Se vogliono trattare, possono chiamarci. Esiste il telefono. Abbiamo linee sicure», aveva detto Trump dopo avere annullato la missione a Islamabad dell’inviato Steve Witkoff e di Jared Kushner, il genero del tycoon ormai promosso a mediatore nei conflitti internazionali. «Gli iraniani sanno cosa deve esserci nell’accordo.

È molto semplice: non possono avere un’arma nucleare: altrimenti non c’è motivo di incontrarsi», aveva aggiunto il presidente Usa.

La nuova proposta iraniana

Oggi poi Teheran ha consegnato agli Stati Uniti una nuova proposta «a tappe» tramite i mediatori del Pakistan: il regime - secondo l’agenzia Axios - si è detto pronto a riaprire Hormuz, in cambio della fine del blocco dei porti iraniani tutt’ora controllati dalle forze militari americane, e quando riceverà garanzie sulla fine degli attacchi di Usa e Israele.

Solo in una fase successiva, in condizioni di stabilità e senza la minaccia dei raid, i leader iraniani accetteranno di discutere i termini del suo programma nucleare. Gli elementi della proposta sono stati descritti in modo simile anche dalla tv libanese Al-Mayadeen, vicina a Hezbollah. E, con toni più duri, dall’agenzia iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran.

Trump «ha discusso l’ultima proposta» di Teheran» con i suoi consiglieri, «ma non direi che gli Stati Uniti la stanno considerando», ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha respinto il piano iraniano pur dicendosi convinto che «l’economia iraniana è in ginocchio» e che per questo Teheran «vuole davvero» arrivare a un accordo: «Troppe condizioni, vogliono mantenere il controllo su Hormuz, questa non è un’apertura. Si tratta - ha detto ancora Rubio - di acque internazionali. Non può essere l’Iran a decidere chi può accedervi, sotto la minaccia delle bombe».

Non si vedono progressi tra Stati Uniti e Iran. Non sono previsti altri colloqui diretti. Il nodo cruciale è ancora il programma nucleare iraniano. Araghchi ha ringraziato la Russia di Putin «per il sostegno» ed è tornato ad accusare gli Usa di avere fatto fallire la prima tornata di colloqui a Islamabad «con richieste eccessive».

Ma è l’attacco di Merz a spiegare la situazione in Iran. «È evidente - ha detto il cancelliere tedesco - che gli Stati Uniti sono entrati in questa guerra senza alcuna strategia. Gli iraniani sono chiaramente più forti di quanto ci si aspettasse e gli americani non hanno una strategia convincente neanche nei negoziati».

In due mesi di guerra, i bombardamenti avviati da Usa e Israele il 28 febbraio scorso non sono riusciti a piegare il regime degli ayatollah. I raid hanno decapitato i vertici politici e militari di Teheran, hanno distrutto gran parte della capacità militare e compromesso le infrastrutture, hanno ucciso migliaia di civili, e hanno costretto milioni di iraniani a fuggire.

Ma non sono riusciti a ottenere la resa del regime: la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso, ma è stato sostituito dal figlio Mojtaba Khamenei, ferito gravemente e ancora più determinato a combattere.

Il conflitto si è allargato ai Paesi del Golfo. Mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ne ha approfittato per avviare una campagna militare contro il Libano che sembra riproporre la devastazione del territorio e il massacro della popolazione avvenuto a Gaza.

Ma soprattutto, la reazione iraniana ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz con ricadute pesantissime sulle forniture di energia e sull’economia globale: lo stallo nei negoziati, secondo Goldman Sachs, potrebbe portare il prezzo del petrolio a sfiorare i 120 dollari al barile entro l’anno.

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