Merz sconfitto: la sponda con Afd non passa, ma la diga anti-estrema destra scricchiola
Il Bundestag boccia la proposta di legge sull’immigrazione che la Cdu-Csu voleva far passare con l’appoggio di Alternative für Deutschland, dopo la prima storica picconata del 29 gennaio. Weidel: «Abbiamo assistito all’implosione dell’Unione e allo smantellamento di Friedrich Merz come candidato cancelliere»
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I punti chiave
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Stavolta il fronte ha tenuto, ma le crepe nella Brandmauer sono evidenti: al secondo assalto in pochi giorni, il cordone sanitario contro l’estrema destra in Germania, ha retto solo nel risultato finale. Con 349 voti contrari, il Bundestag ha respinto la legge sull’immigrazione che la Cdu-Csu (Unione) ha provato a far passare, contando sul sostegno di Alternative für Deutschland. Fosse stato per i conservatori, la picconata inferta mercoledì sarebbe diventata uno squarcio. L’operazione è fallita per una manciata di voti: 338 deputati si sono espressi a favore, cinque gli astenuti, molti hanno lasciato l’aula al momento della chiamata. Determinanti le defezioni di un drappello di parlamentari dell’Unione (12) e dei Liberali (una ventina). A favore si è espresso anche il movimento rosso-bruno, Alleanza Sahra Wagenknecht (ma 3 si sono sfilati). Di fatto, però, Afd non è più isolata in Parlamento. E dopo le elezioni del 23 febbraio, avrà numeri molto più alti dei 76 seggi attuali.
La picconata
Il 29 gennaio, il probabile futuro cancelliere Friedrich Merz aveva attraversato la linea rossa tracciata da Angela Merkel, che aveva fino a quel momento impedito all’Unione di cercare sponde nell’estrema destra. Merz aveva presentato al Bundestag una mozione non vincolante, che chiede una stretta su asilo e migrazione. Sostenuto anche dai Liberali, il testo è passato con 348 voti a favore e 345 contrari, quindi solo grazie all’appoggio di Alternative für Deutschland. Una prima volta nella storia della Repubblica federale tedesca, celebrata come una svolta epocale nei selfie dei parlamentari di estrema destra.
Il secondo assalto
Il 31 gennaio, la scena si è ripetuta, ma con esito opposto. Sotto la cupola di cristallo del Reichstag, il dibattito è iniziato al mattino e si è fatto più duro a ogni intervento. Fuori dal Parlamento, un intero Paese con il fiato sospeso e spesso arrabbiato.
Il progetto di legge dell’Unione puntava a limitare l’immigrazione irregolare da Paesi extra-Ue e i ricongiungimenti, e a velocizzare le espulsioni. Anche in caso di approvazione, sarebbe servito l’esame del Senato, con tempi strettissimi se non impossibili, visto che le elezioni sono alle porte. Le ragioni di campagna elettorale hanno fatto però premio su tutto: Merz ha provato a cavalcare l’indignazione per il recente attacco in Baviera, dove un afgano ha ucciso a coltellate due persone.
In Parlamento i toni sono tesi e Merz chiede una pausa per consultazioni: pesano le critiche che gli sono piovute addosso da tutte le parti, come pesa il sostegno derisorio che arriva da Afd. Tre ore di stop per cercare una via d’uscita, che non c’è. Né la Spd né i Verdi hanno interesse a toglierlo dalla graticola. Merz non può tornare sui suoi passi, senza perdere credibilità. Gli resta la responsabilità di aver minato la Brandmauer.






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