Germania verso le elezioni

Merz sconfitto: la sponda con Afd non passa, ma la diga anti-estrema destra scricchiola

Il Bundestag boccia la proposta di legge sull’immigrazione che la Cdu-Csu voleva far passare con l’appoggio di Alternative für Deutschland, dopo la prima storica picconata del 29 gennaio. Weidel: «Abbiamo assistito all’implosione dell’Unione e allo smantellamento di Friedrich Merz come candidato cancelliere»

di Gianluca Di Donfrancesco

Aggiornato il 31 gennaio 2025, ore 19:57

Manifestanti protestano davanti alla sede della Cdu a Berlino(EPA)

3' di lettura

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Stavolta il fronte ha tenuto, ma le crepe nella Brandmauer sono evidenti: al secondo assalto in pochi giorni, il cordone sanitario contro l’estrema destra in Germania, ha retto solo nel risultato finale. Con 349 voti contrari, il Bundestag ha respinto la legge sull’immigrazione che la Cdu-Csu (Unione) ha provato a far passare, contando sul sostegno di Alternative für Deutschland. Fosse stato per i conservatori, la picconata inferta mercoledì sarebbe diventata uno squarcio. L’operazione è fallita per una manciata di voti: 338 deputati si sono espressi a favore, cinque gli astenuti, molti hanno lasciato l’aula al momento della chiamata. Determinanti le defezioni di un drappello di parlamentari dell’Unione (12) e dei Liberali (una ventina). A favore si è espresso anche il movimento rosso-bruno, Alleanza Sahra Wagenknecht (ma 3 si sono sfilati). Di fatto, però, Afd non è più isolata in Parlamento. E dopo le elezioni del 23 febbraio, avrà numeri molto più alti dei 76 seggi attuali.

La picconata

Il 29 gennaio, il probabile futuro cancelliere Friedrich Merz aveva attraversato la linea rossa tracciata da Angela Merkel, che aveva fino a quel momento impedito all’Unione di cercare sponde nell’estrema destra. Merz aveva presentato al Bundestag una mozione non vincolante, che chiede una stretta su asilo e migrazione. Sostenuto anche dai Liberali, il testo è passato con 348 voti a favore e 345 contrari, quindi solo grazie all’appoggio di Alternative für Deutschland. Una prima volta nella storia della Repubblica federale tedesca, celebrata come una svolta epocale nei selfie dei parlamentari di estrema destra.

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Il secondo assalto

Il 31 gennaio, la scena si è ripetuta, ma con esito opposto. Sotto la cupola di cristallo del Reichstag, il dibattito è iniziato al mattino e si è fatto più duro a ogni intervento. Fuori dal Parlamento, un intero Paese con il fiato sospeso e spesso arrabbiato.

Il progetto di legge dell’Unione puntava a limitare l’immigrazione irregolare da Paesi extra-Ue e i ricongiungimenti, e a velocizzare le espulsioni. Anche in caso di approvazione, sarebbe servito l’esame del Senato, con tempi strettissimi se non impossibili, visto che le elezioni sono alle porte. Le ragioni di campagna elettorale hanno fatto però premio su tutto: Merz ha provato a cavalcare l’indignazione per il recente attacco in Baviera, dove un afgano ha ucciso a coltellate due persone.

In Parlamento i toni sono tesi e Merz chiede una pausa per consultazioni: pesano le critiche che gli sono piovute addosso da tutte le parti, come pesa il sostegno derisorio che arriva da Afd. Tre ore di stop per cercare una via d’uscita, che non c’è. Né la Spd né i Verdi hanno interesse a toglierlo dalla graticola. Merz non può tornare sui suoi passi, senza perdere credibilità. Gli resta la responsabilità di aver minato la Brandmauer.

L’azzardo

Sotto la sua guida, la Cdu è iperattiva sull’immigrazione, il tema presidiato meglio di tutti da Afd. L’obiettivo è cancellare l’eredità di Merkel, la sua politica della porta aperta, e strappare voti all’estrema destra, mostrando di essere in grado di governare con rigore il fenomeno. È una scommessa rischiosa. Fin dalla sua nascita, Afd ha lottato per imporre nel dibattito pubblico le proprie parole oltranziste, prima ancora che i propri temi, per renderle “normali”, provando a scardinare il muro del politicamente corretto, anche a colpi di slogan hitleriani. Uno sforzo tenace che Merz rischia di agevolare. Alternative für Deutschland è al 20% nei sondaggi, la Cdu-Csu al 30%.

Il cancelliere in pectore vede ora crepe anche sul fronte interno. Sebbene rinnegata fino alla noia, l’apertura a Afd c’è e spaventa i moderati del suo stesso partito. Non c’è solo Merkel a criticare Merz. Si sono esposti anche l’ex ministro dell’Economia, Peter Altmaier, l’ex governatore del Saarland, Tobias Hans, il sindaco di Berlino, Kai Wegner. «Con me, potete essere certi che non ci sarà mai alcuna cooperazione, collaborazione o addirittura una coalizione con gli estremisti di Afd», ha detto Wegner. In Parlamento, dal 13 novembre giace una mozione che chiede di far dichiarare Afd incostituzionale, con l’accusa di derive neonaziste: tra i primi firmatari c’è un deputato della Cdu, Marco Wanderwitz.

L’attacco più caustico è venuto però proprio dalla leader di Afd, Alice Weidel: «Abbiamo assistito all’implosione dell’Unione e allo smantellamento di Friedrich Merz come candidato cancelliere. È saltato come una tigre ed è atterrato come uno scendiletto. Una vera svolta in questo Paese è possibile solo con l’Afd».

Le proteste

A Berlino, Monaco, Dresda, Lipsia, Mainz, Friburgo, Kiel, Stoccarda, Mannheim, Norimberga e in tante altre città, raduni e manifestazioni spuntano ogni giorno contro l’asse Unione-Afd. «Wir sind die Brandmauer» è lo slogan più ripetuto: «Il muro tagliafuoco siamo noi».

La Brandmauer ha finora escluso Afd dall’ingresso al Governo, anche nei Laender: perfino in Turingia, dove a settembre ha trionfato con il 33%, è stata tenuta fuori da una difficile coalizione tra Cdu, Spd e l’Alleanza Sahra Wagenknecht.

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