Il G7

Meloni sul G7 di Évian: rapporti stabili con Trump e strategie per Ucraina e mediazione Ue

La conferenza stampa della premier al termine del summit. Missione a Hormuz, voto in Parlamento solo la cornice sarà più definita. Per Kiev serve un mediatore «di una media potenza»

Dalla nostra inviata a Évian-les-Bains Manuela Perrone

G7, la battuta di Donald Trump a Girogia Meloni: "Sono stato abbandonato"

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«Si sono appena chiusi i lavori di un vertice molto importante dei cui risultati sono soddisfatta». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa al termine del G7 di Évian-les-Bains, sottolineando che «abbiamo lavorato bene insieme con una convergenza che non era scontata: credo debba essere una ottima notizia per tutti. Macron ha fatto un ottimo lavoro».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Con Trump «rapporto immutato»

«Con Donald Trump - ha detto la premier - ho trovato il rapporto immutato, non c’è stato bisogno di parlare di quanto successo nelle ultime settimane. Entrambi abbiamo caratteri forti, entrambi difendiamo il nostro interesse nazionale e quindi non c’è bisogno di chiarirsi su questo». Meloni ha tenuto a precisare che il disgelo dopo il grande freddo calato nelle ultime settimane dopo gli attacchi del presidente Usa a lei e al Papa non è avvenuto soltanto a colpi di battute e scherzi, ma sulla base di un confronto «serio» sui temi al centro del vertice: «Siamo ripartiti direttamente parlando di ciò che va fatto nei prossimi mesi».

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Tre messaggi trasversali

Secondo Meloni, dal summit escono tre messaggi trasversali: l’unità del gruppo; la capacità di dialogare non solo tra i Sette, ma anche con i partner invitati (Egitto, India, Emirati Arabi Uniti, Kenya) e il focus sulle principali sfide geopolitiche «che riguardano la vita dei cittadini, la vita quotidiana di milioni di persone».

Ucraina, dimostrata «unità e fermezza dell’Occidente»

Sull’Ucraina, per la presidente del Consiglio, il risultato politico è chiaro: la condivisione del principio «dell’unità e della fermezza dell’Occidente, gli strumenti più efficaci per creare condizioni negoziali reali», ostacolate sin qui dalla chiusura di Vladimir Putin a fronte della disponibilità a trattare più volte manifestata da Volodymyr Zelensky. Per questo fa la differenza l’aver concordato, insieme agli Stati Uniti, la necessità di continuare a garantire sostegno a Kiev e di mantenere alta la pressione su Mosca.

Mediatore Ue? «Meglio un esponente di una media potenza»

Mentre il presidente del Consiglio europeo, António Costa, annunciava proprio da Évian l’avvio di contatti dell’Unione europea con Mosca, la premier ha confermato che al Consiglio di domani e dopodomani rilancerà la proposta di un mediatore unico Ue. Sul profilo ha lasciato trapelare la sua preferenza: «Se si vuole arrivare a un risultato su questo tema, credo che sarebbe molto difficile proporre una persona che proviene da uno dei grandi Paesi europei. Una scelta di questo tipo renderebbe, dal mio punto di vista, più difficile raggiungere un accordo. Mi rivolgerei quindi verso le medie potenze dell’Unione europea». Parole che sembrano aprire la strada a una “candidatura” italiana del presidente finlandese Alexander Stubb.

Per missione a Hormuz voto in Parlamento solo quando la cornice sarà definita

Rinnovando il plauso a Trump per il primo accordo Usa-Iran, la premier ha ribadito la disponibilità italiana a contribuire a una missione internazionale esclusivamente difensiva per garantire la libertà e la sicurezza di navigazione nello Stretto di Hormuz e ricordato che bisogna aspettare di capire quale sarà l’evoluzione dell’intesa in questi 60 giorni. L’autorizzazione del Parlamento sarà chiesta soltanto quando l’operazione «sarà qualcosa di più realistico: «La chiederemo in tempo perché possa esserci un dibattito adeguato, ma è un po’ presto per dire se nei prossimi giorni, perché la cornice non è definita».

La pace «fragile» e Il monito a Israele

Meloni ha più volte ribadito nei giorni del G7 come ritenga altrettanto indispensabile la pace a Gaza e in Libano. «Ci aspettiamo che ora Israele operi come attore positivo nel percorso di pace e che l’inevitabile dibattito interno dettato anche dalla campagna elettorale non metta a repentaglio il percorso faticoso che gli Stati Uniti hanno avviato», ha sottolineato. Chiarendo poi come le ultime dichiarazioni del ministro Ben-Gvir sul fatto che non si sentono vincolati dall’accordo di Trump meritano attenzione. Al tempo stesso, «bisogna verificare quanto l’Iran sia sincero nel voler chiudere questa pagina. C’è una fragilità, che però può portare a una situazione più stabile di quella prima della guerra: dipende da come lavoreremo in questi mesi».

Vannacci? «Mi pare abbia chiuso lui, è funzionale alla sinistra»

Sollecitata dai cronisti su un’eventuale alleanza del centrodestra con il generale Roberto Vannacci, la premier ha rigettato la palla nel campo del suo movimento: «Mi pare abbia chiuso, ha dichiarato la sua indisponibilità a lavorare con il centrodestra e ha votato cinque volte contro la fiducia al Governo. Vedo invece una certa funzionalità per la sinistra». Poi, alla domanda se tema di perdere le prossime elezioni politiche, ha precisato: «Io non mi sto ponendo il problema. Per vincere le elezioni bisogna governare bene: il resto sono alchimie. In politica l’aritmetica non funziona».

La difesa del reato di femminicidio

Quanto alle affermazioni di Vannacci sul femminicidio, Meloni ha rivendicato di aver introdotto il relativo reato nel nostro ordinamento e ha evidenziato il punto, smontando la tesi del generale: «Il tema non è se gli uomini o le donne hanno un valore diverso quando vengono uccisi, ma è come accade. Come per qualsiasi aggravante, è la motivazione che conta. Nel caso del femminicidio la motivazione è non accettare la libertà di una donna. E non si può chiedere a una donna come me di non considerarlo gravissimo». La stessa ragione - ha punto la premier - «che ha mosso tante nostre battaglie anche su altri fronti, cose sulle quali dovremmo essere in teoria anche d’accordo con Vannacci, come alcune degenerazioni legate al fondamentalismo islamico nelle nostre società, il non voler accettare la libertà delle donne. Quindi perché il tema della libertà di una donna in alcuni casi funziona in altri casi no? ».

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