Lo scontro

Meloni oggi al consiglio europeo: fa da mediatrice tra Bruxelles e Orban ma ha alle costole l’anti-Ue SalvIni

Il “no” a nuovi fondi all’Ucraina del premier ungherese Viktor Orban rischia di trasformarsi in un macigno per la presidente del Consiglio costretta a difendersi anche dalle sortite interne del leader della Lega

di Barbara Fiammeri

Ue, Meloni: spendere al meglio tutte le risorse che abbiamo

2' di lettura

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Per Giorgia Meloni quello che si apre oggi a Bruxelles è un vertice cruciale. Il “no” a nuovi fondi all’Ucraina di Viktor Orban, che di Meloni è alleato e che vorrebbe entrare con il suo Fidesz nel gruppo dell’Ecr dove siedono i Fratelli d’Italia della premier, rischia di trasformarsi in un macigno per la presidente del Consiglio costretta a difendersi anche dalle sortite interne di Matteo Salvini. Il leader della Lega è tornato a cavalcare la protesta anti Ue a partire da quella dei trattori che oggi si preparano all’assedio della capitale belga.

Pressing di Meloni su Orban per il sì sul bilancio Ue

La campagna per le europee è dell’8-9 giugno è cominciata e si annuncia senza esclusione di colpi. Meloni in queste ore vedrà il suo omologo ungherese per tentare una mediazione che faccia ritirare il veto sulla revisione del bilancio. Senza il sì di Orban si andrà infatti verso il cosiddetto piano B, ovvero una soluzione che consenta di garantire i fondi all’Ucraina ma solo quelli. La proposta di revisione portata dalla Commissione consentirebbe invece di aumentare di 10 miliardi anche le risorse per contrastare l’immigrazione irregolare , rafforzando la cosiddetta dimensione esterna che è alla base anche del piano Mattei. Se dunque Orban dovesse mantenere la linea dura, Meloni rischia di tornare a Roma senza alcun risultato spendibile.

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Gli attacchi a tutto campo di Salvini

Probabile che sia quello che spera Matteo Salvini. Il vicepremier dopo aver attaccato Ilaria Salis, altro tema sensibile che la premier affronterà nel faccia a faccia con Orban, ha sferrato una vera e propria sciabolata contro Ursula von der Leyen definendo “disastrosa” l’attività della Commissione e anticipando di essere “contrario” a un secondo mandato dell’attuale presidente. Salvini lo dice sapendo bene che invece Meloni ha offerto la disponibilità a confermare von der Leyen che con la premier italiana a costruito da un anno a questa parte un solido rapporto, come dimostrano le numerose iniziative fatte assieme, ultima la presentazione al Senato lunedì del Piano Mattei.

Meloni guardinga

La leader di Fdi al momento è guardinga. I sondaggi continuano a premiarla e a differenza della Lega nella nuova legislatura europea entrerà da vincitrice. Il partito di Salvini è invece destinato ad uscire fortemente ridimensionato dal voto di giugno essendo lontanissimo da quel 34% preso nel 2019. Quel che è certo è che Meloni intende far valere il peso dei voti che Fratelli d’Italia porterà in dote alla futura maggioranza. Una partita dalla quale Salvini al momento è tagliato fuori. E forse proprio per questo sta cercando uno spazio per mettere in difficoltà la premier. Il leader del carroccio continua a perorare la causa di una maggioranza che comprenda anche identità e democrazia, il gruppo parlamentare che la Lega condivide con Marin Le Pen e gli estremisti tedeschi di Afd. Prospettiva ritenuta impossibile nel Ppe e il primo a ribadirlo, ogni volta che gli viene chiesto, è l’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che è anche il leader di Forza Italia l’unico partito italiano che fa parte del Ppe.Comunque vada è inevitabile che il 9 giugno sera, a scrutinio completato ci saranno parecchie scorie da smaltire nel governo.

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