La premier

Meloni: «Il rapporto con gli Usa deve tornare alla normalità. Mi auguro che non ci siano contraccolpi»

Intervistata da Belpietro all’evento “Il giorno della Verità” la presidente del Consiglio torna sull’attacco di Trump

di Manuela Perrone

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«Penso che il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti debba tornare alla sua normalità, l’ho detto ieri in Consiglio dei ministri. Penso che Tajani abbia fatto bene ad annullare la sua missione a Miami, ma non c’è bisogno di andare oltre. A Villa Taverna il Governo sarà presente. Perché non cambio idea: la politica estera italiana resterà quella degli ultimi 80 anni». Parola di Giorgia Meloni. Intervistata da Maurizio Belpietro in conclusione dell’evento “Il giorno della Verità”, la presidente del Consiglio risponde innanzitutto alle domande sul suo rapporto con il presidente degli Stati Uniti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«Sinceramente colpita» dall’attacco di Trump

Trump si è indispettito per il ditino alzato? «Non so. Io sono rimasta sinceramente colpita, ho letto le varie ricostruzioni con presunti video diventati virali in cui il mio atteggiamento poteva sembrare assertivo piuttosto che le ricostruzioni racconterebbero di distogliere l’attenzione dai risultati del negoziato con l’Iran e le difficoltà in ambito Nato. Non so. Io non intendo continuare ad alimentare questo confronto».

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Cooperazione antica, «non si cancella per discussione social»

Teme contraccolpi? «Mi auguro di no. Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano bene anche nelle ultime settimane, anche a livello economico. Una settimana Crosetto era da Hegseth a Washington, l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi, a dimostrazione che i nostri prodotti sono ben recepiti dai consumatori americani. Sono due sistemi che hanno una storia di cooperazione talmente antica e solida che non si cancella o si ridiscute per una discussione sui social media. “Indipendono” da chi governa il Paese». Per Meloni, occorre «riportare i termini della politica estera alla profondità in cui devono stare» perché «delle volte noi veramente parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island, lo dico per fare riferimento ai meme che vedo girare».

Libano, «Italia e Francia possono lavorare insieme»

Sul negoziato tra Stati Uniti e Iran «io sono abbastanza ottimista, anche se non è semplicissimo», dice la premier. «Penso che il nostro non debba essere un ottimismo statico» ma attivo, con la partecipazione al dopo «sia per Hormuz sia per il Libano, dove l’Italia ha una storia. Intendo discuterne con Macron nel vertice intergovernativo di giovedì, è una delle cose su cui Italia e Francia possono lavorare insieme».

Hormuz con pedaggio «precedente» da scongiurare

Quanto allo Stretto, l’obiettivo è garantire il pieno ripristino della libertà di navigazione: un suo controllo, attraverso il pedaggio immaginato dagli iraniani, potrebbe rappresentare «un precedente» da scongiurare: «Ci ritroveremmo catapultati in un mondo nel quale ogni snodo fondamentale del commercio diventerebbe uno strumento di pressione sugli Stati e potrebbe essere utilizzato come un’arma». Per questo il Governo ha «dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte».

Obiettivo di fine legislatura: «Lasciare al Paese il nucleare»

Sulla politica interna e l’economia, senza rinunciare a una battuta nei confronti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ospite sul palco poche ore prima («Immagino la ventata di ottimismo») ed escludendo che servirà un nuovo intervento sui prezzi dei carburanti, Meloni conferma la volontà di arrivare alla fine della legislatura e afferma: «Prima vorrei lasciare al Paese il nucleare». Su quanto della flessibilità concessa dall’Ue per l’energia potrà finire sul dossier, «dipenderà dalla velocità in cui riusciremo a operare. Confido che prima della pausa estiva si arrivi all’approvazione della legge delega, il Governo sta già lavorando ai decreti attuativi». Ma la speranza è comunque che «ogni singolo euro dei 14 miliardi concessi dalla flessibilità arrivi nelle tasche delle famiglie e nella disponibilità delle imprese energivore».

Lady Tax? «Noi tassiamo le banche, Renzi le salvava»

Sollecitata su Matteo Renzi che la aveva soprannominata “Lady Tax”, la premier ribatte: «Renzi è sempre efficace nelle battute, ma è difficile sostenere che questo è il Governo delle tasse. Quale tassa avremmo aumentato? Non sono in grado di dirlo. Potrei rifare l’elenco di tutto quello che abbiamo tagliato. È un po’ difficile sostenere che abbiamo aumentato le tasse. A meno che a Renzi, e non posso escluderlo, non dispiaccia che abbiamo aumentato le tasse a banche assicurazioni e società energetiche. Quando governava lui usavamo i soldi dei cittadini per salvare le banche, invece questo Governo ha chiesto a loro un contributo, e lo hanno dato, per aiutare le famiglie in difficoltà».

La volata al generale «lanciata da Renzi»

Con il leader di Italia Viva Meloni se la prende anche quando le viene chiesto di Roberto Vannacci: «La mia idea che la sinistra ne parla molto perché, non potendo parlare della loro coalizione, cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra. Renzi era tanto impegnato a lanciare la volata a Vannacci da non accorgersi che non lo avevano neanche convocato alla riunione dei leader del centrosinistra...». Ma la premier non si mostra preoccupata. «Penso che quando arriveranno le elezioni, fra un anno, quando sarà, lì varrà solamente: “Al Governo ci vuoi il centrodestra o ci vuoi il centrosinistra, ci vuoi il campo largo o ci vuoi la coalizione che hai conosciuto in questi anni?”. Allora non serviranno più a niente i sondaggi un po’ discutibili, le chiacchiere di Renzi, le alchimie, le riflessioni. Io aspetto quel momento perché è quello il momento che decide». Alle critiche delle opposizioni risponde: «Può anche darsi che noi siamo scarsi, ma allora loro erano scarsissimi, perché molte cose vanno molto meglio di quando al Governo c’erano i nostri predecessori. Ma questo fa parte del dibattito politico».

Legge elettorale chiave per non tornare all’instabilità

Meloni difende la riforma della legge elettorale, perché tornare indietro «sarebbe devastante». Oggi «a commento delle dimissioni di Keir Starmer, e io in tre anni vedrò ora il terzo primo ministro britannico, Nigel Farage diceva: “Siamo diventati l’Italia di qualche anno fa, cioè abbiamo un primo ministro che cambia ogni anno”. Purtroppo è la verità. Io mi arrabbio sempre quando gli altri parlano di noi come esempio negativo, ma è la verità. Oggi però noi siamo visti come un’ancora di stabilità in un’Europa instabile. Ieri eravamo l’Italia instabile in un’Europa tendenzialmente stabile. Ora, io spero che l’Europa diventi più stabile, ma sicuramente non voglio che l’Italia torni a essere instabile».

La provocazione: «L’opposizione punta al pareggio?»

Intorno a questo scopo, secondo Meloni, dovrebbero convergere tutti. «Che cosa fa la legge elettorale?», spiega: «Non dà un vantaggio a nessuno, è una legge proporzionale, chi prende più voti governa. Ma dà a chi prende più voti la facoltà di avere una maggioranza per governare cinque anni. Questa roba qui dovrebbe essere una cosa su cui siamo tutti d’accordo. Se hanno già stravinto le elezioni - punge - perché non sono contenti che gli si garantisca la maggioranza per governare cinque anni? O forse non siamo così convinti di vincere e il problema semmai è che puntiamo al pareggio che ci consente di governare anche se perdiamo le elezioni».

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