Verso le urne

Meloni: Delmastro leggero, cittadini valuteranno se c’è stata una manina. Schlein: la premier doveva chiedere le dimissioni

«Noi sappiamo che il governo viene impallinato dalla sua maggioranza di solito, non dall’opposizione. E questa maggioranza è solida», dice la presidente del Consiglio a La7

di Redazione Roma

La foto combo ha a sinistra la premier Giorgio Meloni Giorgia Meloni ospite di Speciale Tg La7 condotto da Enrico Mentana e a destra la leader del Partito Democratico Elly Schlein all’evento conclusivo della campagna referendaria nazionale del Partito Democratico per il No al referendum e in difesa della Costituzione Ansa e La Presse

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Ultime schermaglie prima del voto sul referendum sulla giustizia. «Delmastro è stato leggero, ma da qui a dire che è connivente... Se c’è stata una manina che dice “tiriamo fuori la cosa peggiore sul governo negli ultimi giorni di campagna sul referendum”, gli italiani valuteranno. Però non c’entra niente con il referendum sulla giustizia». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nell’edizione speciale del Tg La7 “Sì o no” dedicato al referendum sulla giustizia.

Schlein: Delmastro ha mentito, Meloni avrebbe dovuto pretendere le dimissioni

Ben diversa la lettura che offre dell’episodio la segretaria del Pd Elly Schlein intervenuta poco dopo. «Giorgia Meloni avrebbe dovuto pretendere le dimissioni di Delmastro e invece, rivolgendosi a me, ha detto: “io l’ho appreso dai giornali e questo dovrebbe farci riflettere su un certo modo di fare giornalismo”. Io credo che questo debba far riflettere piuttosto sul suo modo di scegliere i sottosegretari alla giustizia. Delmastro ha mentito su questa vicenda. Dalle foto che sono emerse pare che abbia continuato a frequentare quel locale anche dopo la condanna in appello di questo signore condannato per essere prestanome del clan senese. Lui ha fondato una società con la figlia diciottenne di un uomo che era già stato indagato per mafia e che poi è stato condannato per mafia. È possibile che un sottosegretario alla giustizia fondi delle società senza sapere con chi le sta fondando?».

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La premier: sul referendum sinistra buttato in caciara, da noi qualche fallo reazione

«Sicuramente non è stata una bella campagna elettorale anche perché c’è stato questo tentativo di buttarla in caciara, come si dice a Roma, di individuare il nemico” ed è questo “che mi ha convinto a buttarmi su questo tema, consapevole che ci sarebbe stata l’accusa di politicizzazione” perché volevo spiegare nel merito, i toni sono stati negativi soprattutto da parte della sinistra, “c’è stato qualche fallo di reazione anche nella nostra metà campo e quindi complessivamente non è stata una bella campagna elettorale”. Così ancora la premier Giorgia Meloni.

«Opposizione voleva non-riforma, giusto stop emendamenti»

La riforma della giustizia «è una legge costituzionale che ha fatto quattro passaggi parlamentari», quelli dell’opposizione erano «emendamenti che avevano l’obiettivo di stravolgere la riforma tale da renderla una non riforma, quindi credo che sia stato giusto aver bocciato gli emendamenti dell’opposizione» ha detto la presidente del Consiglio rispondendo alla domanda relativa al fatto che la riforma non ha subito alcuna modifica rispetto al testo licenziato dal Cdm.

«Nessun contraccolpo per governo, maggioranza solida»

«Francamente - ha detto - non vedo contraccolpi di natura politica indipendentemente da come dovesse andare il referendum, soprattutto per il governo perché noi sappiamo che il governo viene impallinato dalla sua maggioranza di solito, non dall’opposizione. E questa maggioranza è solida».

La leader dem: votare no per difendere la Costituzione antifascista

Dalla piazza organizzata a Milano per chiudere la campagna referendaria sulla giustizia Schlein ha deto: «Qui c’è in gioco la Costituzione, l’equilibrio dei poteri che i nostri costituenti hanno scritto. Andiamo tutti a votare per difendere la nostra Costituzione antifascista». E poi: «Non è una questione di destra, di sinistra o di centro. La Costituzione è di tutti. Io sono certa che anche tra gli elettori di Giorgia Meloni e della destra ci siano tante persone che hanno a cuore la nostra Costituzione e che voteranno no per difenderla. Tanto più che Meloni ha già detto che non se ne andrà - ha aggiunto -. Noi speriamo che vinca il no, per fermare una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini ma indebolisce l’indipendenza dei giudici che tutela tutti i cittadini, soprattutto quelli che da soli non hanno i soldi e il potere per cavarsela comunque». Quindi, ha proseguito la leader del Pd, «invitiamo davvero tutti a informarsi, a votare no, e a convincere altri a votare no perché non c’è il quorum: ogni voto può fare la differenza».

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 La riforma «non accelera i processi, non assume il personale che manca, non stabilizza i 12.000 precari della giustizia, quindi non migliora l’efficienza della giustizia per i cittadini. Questo lo dice e lo ammette anche il ministro Nordio. Ma bisogna votare no anche all’arroganza di un governo che ha scritto questa riforma, per la prima volta nella storia repubblicana, non accettando di modificare nemmeno una virgola in quattro passaggi parlamentari». «Votate quindi no anche all’arroganza di un governo che è garantista con gli amici, giustizialista con tutti gli altri - ha concluso -. Un governo che, come dice la capo di gabinetto del ministro Nordio, Bartolozzi, evidentemente vuole togliere di mezzo la magistratura. Questo governo pensa di poter decidere chi fa il giudice e chi no a seconda che gradisca o meno le decisioni che prendono».

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