Meloni: nel 2023 una rivoluzione fiscale. Più titoli di Stato detenuti dagli italiani
Il presidente del Consiglio fa il bilancio dei primi 100 giorni e anticipa le priorità del governo: riforma fiscale, tagli al cuneo, sostituzione del reddito di cittadinanza con misure concrete anti povertà, messa in sicurezza del debito
di Fabio Tamburini
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«Occorre rivoluzionare il rapporto tra fisco e contribuente e fare in modo che l’evasione si combatta prima ancora che si realizzi». Partendo da questa premessa il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, annuncia una «legge delega che toccherà tutti i settori della fiscalità» e che «metterà al centro anche i dipendenti e i pensionati, con misure ad hoc». Lo fa in una intervista al Sole 24 Ore che è occasione di bilancio dei primi 100 giorni di governo e di altre, importanti, anticipazioni su provvedimenti in arrivo.
A partire dalla volontà di «mettere al sicuro il nostro debito da nuovi shock finanziari» lavorando con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti «all’aumento del numero di italiani e residenti in Italia che detengono quote del debito».
Non solo. L’impegno, «compatibilmente con le risorse economiche a disposizione», è di «proseguire nella direzione di tagli consistenti al cuneo fiscale» e di «sostituire il reddito di cittadinanza con misure concrete di contrasto alla povertà» dato che «ha fallito tutti gli obiettivi per i quali era nato». Più in generale la priorità per il 2023 è che sia «l’anno delle grandi riforme che l’Italia aspetta da tempo ma che nessuno ha avuto il coraggio di fare».
Dichiarazione particolarmente impegnativa. In attesa di verificare se andrà davvero così, la Meloni coglie l’occasione per sottolineare che «il potere è uno strumento, non un fine», che «il potere è seducente e tenta di ammaliarti in ogni momento ma che la sfida quotidiana è rimanere con i piedi ben piantati per terra» e, con riferimento alle tante nomina pubbliche in arrivo, «di non essere persona che si fa tirare per la giacchetta» e «di non apprezzare chi prova a farlo».
Cento giorni di governo. Aveva ragione Andreotti a sostenere che il potere logora chi non ce l’ha?
Se concepisci il potere e l’incarico che sei chiamato a ricoprire esclusivamente come mezzo di affermazione personale, Andreotti aveva ragione da vendere. Se, al contrario, credi che la politica voglia dire mettersi al servizio dell’altro a prescindere dall’importanza dell’incarico che ricopri, consigliere municipale o Presidente del Consiglio non fa differenza, allora sei immune da quel logoramento. Il potere è uno strumento, non un fine. E il nostro fine è quello di restituire all’Italia la fiducia in sé stessa e liberare le sue energie migliori.








