Specializzazioni mediche: le più redditizie e la fuga dei giovani medici
Un terzo dei posti rischia di restare vuoto. Boom di richieste per chirurgia plastica, dermatologia o ginecologia dove è più facile fare attività privata. La carriera medica è sempre più orientata verso specializzazioni redditizie, mentre alcune specialità soffrono per la mancanza di giovani medici. La situazione richiede misure urgenti per incentivare la scelta di queste specializzazioni e migliorare le condizioni di lavoro
3' di lettura
3' di lettura
Diventare chirurgo o salvare vite in pronto soccorso non è più il sogno nel cassetto di chi ambisce a indossare il camice bianco. Così come fare l'anestesista, il radioterapista, l'anomapatologo, il microbiologo o il virologo o anche il farmacologo o lavorare nelle cure primarie.
Molto più attraente sembra la carriera di chirurgo plastico, ginecologo, dermatologo o cardiologo dove l'overbooking di richieste dei giovani camici sembra legata anche alla possibilità di fare più facilmente l'attività privata e dunque guadagnare di più.
Così almeno raccontano i numeri che fotografano il percorso di chi, dopo la laurea in Medicina , decide di intraprendere la strada obbligata della specializzazione.
Proprio oggi infatti migliaia di giovani medici freschi di laurea partecipano in tutta Italia alla prova di selezione nazionale - un quiz di 140 domande da complteare in tre ore e mezza - per entrare in una delle 51 scuole di specializzazione (per 1429 sedi) che li farà diventare camici bianchi a tutti gli effetti. In palio ci sono circa 15mila borse di specializzazione (il numero esatto si saprà solo a settembre), ma come è già accaduto l'anno scorso almeno un terzo dei posti - circa 5mila - rischiano di restare deserti con un spreco di risorse (finanziare le borse costa centinaia di milioni) e soprattutto con lo spettro di non riuscire a trovare più in ospedale alcune tipologie di medico.
La carenza di camici bianchi di cui si parla tanto non è infatti generalizzata, ma riguarda alcune specialità da cui da alcuni anni sembrano fuggire i giovani medici che per specializzarsi decidono di non iscriversi più a certi corsi come mostra il dato dei posti scoperti: “Il livello di copertura totale è passato dal 89,2% dell'anno accademico 2016/17 al 64,7% del 2022/23, a indicare un trend decrescente preoccupante.






-U50514137210lQv-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=650x341)


