Lavoro

Specializzazioni mediche: le più redditizie e la fuga dei giovani medici

Un terzo dei posti rischia di restare vuoto. Boom di richieste per chirurgia plastica, dermatologia o ginecologia dove è più facile fare attività privata. La carriera medica è sempre più orientata verso specializzazioni redditizie, mentre alcune specialità soffrono per la mancanza di giovani medici. La situazione richiede misure urgenti per incentivare la scelta di queste specializzazioni e migliorare le condizioni di lavoro

di Marzio Bartoloni

Illustrazione di Giorgio De Marinis / Il Sole 24 Ore

3' di lettura

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Diventare chirurgo o salvare vite in pronto soccorso non è più il sogno nel cassetto di chi ambisce a indossare il camice bianco. Così come fare l'anestesista, il radioterapista, l'anomapatologo, il microbiologo o il virologo o anche il farmacologo o lavorare nelle cure primarie.

Molto più attraente sembra la carriera di chirurgo plastico, ginecologo, dermatologo o cardiologo dove l'overbooking di richieste dei giovani camici sembra legata anche alla possibilità di fare più facilmente l'attività privata e dunque guadagnare di più.

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IL TREND

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Così almeno raccontano i numeri che fotografano il percorso di chi, dopo la laurea in Medicina , decide di intraprendere la strada obbligata della specializzazione.

Proprio oggi infatti migliaia di giovani medici freschi di laurea partecipano in tutta Italia alla prova di selezione nazionale - un quiz di 140 domande da complteare in tre ore e mezza - per entrare in una delle 51 scuole di specializzazione (per 1429 sedi) che li farà diventare camici bianchi a tutti gli effetti. In palio ci sono circa 15mila borse di specializzazione (il numero esatto si saprà solo a settembre), ma come è già accaduto l'anno scorso almeno un terzo dei posti - circa 5mila - rischiano di restare deserti con un spreco di risorse (finanziare le borse costa centinaia di milioni) e soprattutto con lo spettro di non riuscire a trovare più in ospedale alcune tipologie di medico.

La carenza di camici bianchi di cui si parla tanto non è infatti generalizzata, ma riguarda alcune specialità da cui da alcuni anni sembrano fuggire i giovani medici che per specializzarsi decidono di non iscriversi più a certi corsi come mostra il dato dei posti scoperti: “Il livello di copertura totale è passato dal 89,2% dell'anno accademico 2016/17 al 64,7% del 2022/23, a indicare un trend decrescente preoccupante.

LA FUGA

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Tra le scuole con le maggiori criticità, spiccano in particolare quelle dell'area chirurgica e dei servizi clinici”, avverte nel suo recente rapporto sulla formazione medica l'Anvur, l'Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca.

E così a esempio su 718 posti disponibili l'anno scorso per Chirurgia generale ne sono stati coperti solo 278 (il 38,7%), oppure delle 898 borse per la scuola di emergenza urgenza (quella che forma i medici per i pronto soccorso) ne sono state utilizzate dagli specializzandi solo 225 (il 25,1%). Male anche una branca importante come anestesia e rianimazione con solo 753 posti coperti a fronte di 1567 borse di specializzazione (48,1%).

Le peggiori performance - anche se qui i posti sono di meno - riguardano specialità come medicina delle cure primarie (solo il 10,1% posti coperti), radioterapia (10,7%) oppure farmacologia e tossicologia (8,2%).

Al contrario fanno il pieno specialità come chirurgia plastica (135 posti su 136), oftalmologia (253 du 258), dermatologia (156 su 157) e ginecologia ostetrica (510 su 567).

Un trend questo che rischia di ripetersi anche quest'anno quando da settembre cominceranno a scorrere le graduatorie per entrare nelle varie scuole dopo il concorso di oggi che dovrà tenere conto delle preferenze dei giovani medici: «E praticamente certo che si ripeterà questo fenomeno con un numero simile di contratti che andranno persi. Per due motivi: innanzitutto le specialità non sono attrattive perché gli specializzandi non sono inquadrati come professionisti ma come studenti», avverte Giammaria Liuzzi responsabile di Anaao giovani che ricorda anche come uno specializzando riceva dalla borsa circa 1.700 euro mensili e per questo «serve una svolta come l'introduzione di un vero contratto di formazione».

«E poi come è evidente molti giovani preferiscono scegliere quelle specialità che aprono la porta all'attività libero professionale ambulatoriale oppure al privato con maggiori guadagni rispetto al lavoro nel Ssn che soffre di un sottofinanziamento cronico».

A chiedere un cambio di passo è anche la stessa Anvur : «Queste cifre indicano una situazione di emergenza nel sistema di reclutamento delle scuole di specializzazione. Il calo costante dei tassi di copertura potrebbe, infatti, compromettere la capacità del sistema sanitario di rispondere adeguatamente alle esigenze del Ssn. È evidente la necessità di adottare misure urgenti per migliorare le condizioni di lavoro, aumentare i finanziamenti e incentivare la scelta di queste specializzazioni tra i giovani medici».

Ascolterà questo nuovo disperato grido di allarme il Governo e il ministero della Salute da mesi impegnato a studiare una riforma delle specializzazione mediche?

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