Medio Oriente

Medici senza frontiere: negli ospedali di Gaza sempre più difficile operare

A Gaza i team di Medici Senza Frontiere (Msf) continuano a fornire assistenza medica in 6 ospedali, 2 ospedali da campo e diverse cliniche, nonostante all’organizzazione medico-umanitaria sia stata rifiutata da Israele la registrazione che consente di operare nei Territori occupati palestinesi

Aggiornato il 9 gennaio 2026 alle ore 20:31

Un paziente palestinese viene medicato presso la clinica di Medici Senza Frontiere (MSF) nel quartiere al-Rimal della città di Gaza alla vigilia di Capodanno, il 31 dicembre 2025. Israele ha dichiarato che dal 1° gennaio 2026 è stato  vietato di operare a Gaza a 37 organizzazioni umanitarie, a meno che non si conformino alle linee guida che richiedono informazioni dettagliate sul personale palestinese (Foto di Omar AL-QATTAA / AFP)

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A Gaza i team di Medici Senza Frontiere (Msf) continuano a fornire assistenza medica in 6 ospedali, 2 ospedali da campo e diverse cliniche, nonostante all’organizzazione medico-umanitaria sia stata rifiutata da Israele la registrazione che consente di operare nei Territori occupati palestinesi.

Lo ha spiegato in una nota Claire Nicolet, coordinatrice dell’emergenza Gaza per Msf.

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’’Gestiamo il 20% dei posti letto attualmente disponibili a Gaza, siamo il secondo distributore di acqua pulita nella Striscia, ma siamo anche in attesa sull’esito della nostra registrazione. Al momento non possiamo più far entrare rifornimenti, cosa che era già molto difficile. Siamo sempre a corto di alcuni farmaci o di altri materiali, e non poter far entrare aiuti renderà ancora più difficile operare’’, ha detto.

’’In questi giorni ci è stato rifiutato l’ingresso di forniture e di personale. Ciò significa che non possiamo nemmeno ruotare il nostro personale internazionale. E questo potrebbe significare che entro 2 mesi al massimo dovremo interrompere le attività. Il personale internazionale ha un ruolo molto importante perché è altamente specializzato. Ad esempio, abbiamo un chirurgo con una specializzazione che oggi non è facile trovare a Gaza. Offriamo cure specialistiche in diversi ambiti, come le ustioni. Se si parla di ustioni a Gaza, si pensa immediatamente a Msf’’, ha affermato Nicolet.

’”Continuiamo a essere disponibili al dialogo con le autorità israeliane perché vogliamo trovare un terreno comune per poter proseguire le nostre attività, ottenendo una nuova registrazione. Sarà la popolazione a soffrire di una nostra partenza. Qui la situazione è ancora molto, molto grave’’, ha concluso la coordinatrice.

A Gaza i campi profughi sono devastati da forti piogge e venti

Forti piogge e venti intensi hanno distrutto in giornata una parte dei campi improvvisati della Striscia di Gaza, dove si rifugiano centinaia di migliaia di abitanti sfollati a causa della guerra tra Israele e Hamas. La municipalità di Gaza ha assicurato lavorare “24 ore su 24” per far fronte ai danni causati dal maltempo, in particolare per evacuare l’acqua delle precipitazioni accumulate nelle “zone basse” dei campi profughi, pur precisando di essere a corto di mezzi e attrezzature necessarie.

“I venti violenti ci hanno strappato la tenda questa mattina, siamo rimasti sotto la pioggia per ore e tutto ciò che possediamo ora è bagnato”, ha raccontato all’Afp Oum Mohammed Ouda, madre di 45 anni proveniente dal nord della Striscia di Gaza e sfollata ad al-Mawasi, all’altro capo del territorio. “Non abbiamo tende di riserva né alcun mezzo per proteggerci da questo tempo”, ha aggiunto, mentre altre persone intorno a lei denunciavano danni simili. Più di tre quarti degli edifici del territorio palestinese sono stati distrutti dalla guerra, secondo le Nazioni Unite, che stimano anche che quasi tutta la popolazione sia stata sfollata almeno una volta a causa di combattimenti e bombardamenti iniziati dopo il 7 ottobre 2023. Centinaia di migliaia di persone vivono ancora in rifugi precari e la situazione in questi luoghi era già peggiorata dopo il passaggio della tempesta Byron all’inizio di dicembre.

Idf: ieri uccisi 6 membri di Hamas in operazioni a Gaza

Sei membri di Hamas sono stati “colpiti ed eliminati” ieri in operazioni militari israeliane compiute nella Striscia di Gaza: lo hanno annunciato oggi in una nota l’Idf e l’Agenzia di sicurezza israeliana (Isa). Il comunicato spiega che due “terroristi”, Kamal Abd al-Rahman Muhammad Awad e Ahmad Thabet, sono stati uccisi “in risposta a un lancio fallito di un proiettile dall’area di Gaza City”. Un terzo membro di Hamas, Ahmad Abd al-Fattah Saeed Maghdalawi, è stato “preso di mira” ma la sua situazione attuale è ancora “oggetto di verifica”. In aggiunta, Idf e Isa fanno sapere di aver “eliminato” altri quattro membri di Hamas, che “operavano da un centro di comando e controllo”, in un’operazione nel nord della Striscia. Ieri, l’agenzia di protezione civile a Gaza aveva riferito che attacchi israeliani nel territorio palestinese avevano ucciso oggi almeno 13 persone, tra cui cinque bambini, nonostante il cessate il fuoco.

Media: «Ex inviato Onu Mladenov possibile rappresentante del Board of peace a Gaza»

Il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, ex inviato dell’Onu per il Medio Oriente, dovrebbe assumere a Gaza il ruolo di rappresentante sul campo del Board of peace, organismo di transizione per il territorio palestinese, teoricamente presieduto, secondo il suo piano, dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo riportano diversi media.

Mladenov oggi ha incontrato a Ramallah, in Cisgiordania, il vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh e ieri - informano i media israeliani - ha avuto colloqui con il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente Isaac Herzog. Mladenov è stato inviato delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente dall’inizio del 2015 alla fine del 2020. In una dichiarazione su X, Sheikh ha affermato che durante il suo incontro con Mladenov “si è svolta una discussione approfondita su tutti gli sviluppi politici e sul campo nei territori palestinesi”.

Ha aggiunto che “l’attenzione è stata rivolta alla situazione nella Striscia di Gaza, alle modalità di transizione alla seconda fase (del cessate il fuoco), ai meccanismi per l’attuazione del piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alla risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.

Secondo il piano in 20 punti di Trump, Gaza sarà governata da un comitato palestinese temporaneo di transizione, tecnocratico e apolitico, sotto la supervisione del Board of peace. Nell’ambito della seconda fase del fragile cessate il fuoco, entrata in vigore a ottobre, Israele dovrebbe ritirarsi gradualmente dalle sue posizioni a Gaza, mentre Hamas dovrebbe deporre le armi. È previsto anche l’invio di una forza internazionale di stabilizzazione. Tuttavia, i colloqui per l’avvio della seconda fase si sono bloccati dopo che Israele ha accusato Hamas di aver ritardato il ritorno dell’ultimo ostaggio nelle sue mani.

Ieri Netanyahu ha incontrato Mladenov a Gerusalemme e “ha ribadito che Hamas deve essere disarmato e la Striscia di Gaza deve essere smilitarizzata”, ha affermato l’ufficio del primo ministro in una nota. Axios ha riferito che Trump dovrebbe annunciare il Consiglio per la Pace la prossima settimana e che includerebbe circa 15 leader mondiali. “Tra i Paesi che dovrebbero entrare a far parte del consiglio ci sono Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Arabia Saudita, Qatar, Egitto e Turchia”, ha riferito Axios.

Eletto nuovo leader di Hamas a Gaza e membri ufficio politico

Hamas ha eletto un nuovo leader nella Striscia di Gaza e ha riempito i posti vacanti del suo ufficio politico. Lo hanno riferito al quotidiano emiratino The National due funzionari della gruppo palestinese e fonti al Cairo vicine all’organizzazione, precisando che le elezioni si sono svolte la scorsa settimana e che tutto il processo si sarebbe svolto tramite linee telefoniche protette e incontri di persona tra i leader di Hamas in Egitto, Turchia e Qatar. Per motivi di sicurezza, hanno aggiunto le fonti, i nomi degli eletti non saranno resi noti prima dell’inizio della seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza.

Abu Mazen: 2026 anno della democrazia palestinese

Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, ha dichiarato che il 2026 sarà “l’anno della democrazia palestinese”, a cominciare dalle elezioni municipali in Cisgiordania previste nell’aprile prossimo. Il mese successivo dovrebbe svolgersi l’ottava Conferenza generale di al Fatah in cui verrà fissata “una data appropriata” per le elezioni presidenziali, che Abu Mazen si è impegnato a far svolgere entro un anno dalla fine delle ostilità nella Striscia di Gaza.

Idf: attacchi contro Hezbollah in diverse aree del Libano

L’esercito israeliano ha annunciato di aver effettuato attacchi contro Hezbollah in “diverse aree” del Libano, il giorno dopo l’annuncio di Beirut sul disarmo del movimento integralista islamico filo-iraniano nel sud del Paese, giudicato “insufficiente” dallo stato ebraico. I raid hanno “preso di mira depositi e un sito di produzione di armi, usati per la rimessa in efficienza e il rafforzamento militare dell’organizzazione terroristica Hezbollah”, ha affermato l’esercito, senza precisarne l’ubicazione.

“Diversi siti di lancio e lanciarazzi, così come strutture militari”, sono stati anch’essi colpiti, ha precisato il comunicato, aggiungendo che questi siti erano “utilizzati da Hezbollah per condurre attacchi” contro il territorio israeliano. Attività di questo tipo “rappresentano una violazione degli accordi tra Israele e il Libano”, ha denunciato l’esercito.

Da parte sua, l’Agenzia nazionale di informazione libanese (Ani) ha riferito di bombardamenti nel sud del Paese in zone lontane dal confine, oltre che nella valle della Bekaa (a est), dove Hezbollah è fortemente radicato. Non sono state segnalate vittime. Il Libano è sottoposto a forti pressioni da parte degli Stati Uniti per disarmare Hezbollah, uscito indebolito nel novembre 2024 da un sanguinoso conflitto con Israele.

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