Riforma dell’assistenza primaria: medici di famiglia tra convenzione e assunzione nelle Case di comunità
Il decreto Schillaci introduce un modello duale per i medici di famiglia, con nuove regole di lavoro e remunerazione per garantire il funzionamento delle Case di comunità.
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I medici di famiglia potranno restare convenzionati con il Ssn, anche se non più pagati in base al numero degli assistiti che seguono ma secondo obiettivi, compreso quello di lavorare obbligatoriamente un certo numero di ore nelle Case di comunità.
Oppure potranno diventare “volontariamente” dipendenti del Servizio sanitario in modo da essere impiegati sul territorio in base alle esigenze, a partire proprio dalle Case di comunità che sono il “fulcro della riforma” che il ministro della Salute Orazio Schillaci ha appena presentato ai Governatori in una seduta straordinaria delle Regioni che hanno chiesto di vedere una bozza, ma non si dicono contrarie.
L'idea è arrivare già nei prossimi giorni a un decreto legge, c'è anche il titolo ( “Disposizioni urgenti per il riordino dell'assistenza primaria territoriale e della medicina generale, al fine di garantire la piena operatività delle case della comunità”) perché non c'è più tempo da perdere: tra poco più di due mesi aprono le Case di comunità finanziate con 2 miliardi dal Pnrr, ma rischiano di aprire vuote.
La riforma non è una una novità: ci provò infatti, senza successo, in coda alla pandemia il Governo di Mario Draghi con l'allora ministro della Salute Roberto Speranza, ma il tentativo finì nei cassetti proprio alla vigilia della caduta di quell'Esecutivo.
L'obiettivo è garantire l'operatività delle Case di comunità
Manca poco (la scadenza europea è il 30 giugno prossimo) all'apertura di oltre mille Case di comunità in tutta Italia, maxi ambulatori dove fare prime visite ed esami oltre a vaccinazioni, telemedicina e assistenza ai malati cronici.










